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VINICIO MARCHIONI: “IL MIO ZIO VANJA NELL’ITALIA DELLA CRISI”

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In coppia a teatro non li avevamo ancora mai visti. L’occasione, da stasera e fino al 25 febbraio, sarà all’ Ambra Jovinelli, per la rivisitazione di un grande classico: lo zio Vanja di Anton Checov che diventa Uno Zio Vanja per la regia di Vinicio Marchioni, anche interprete insieme a Francesco Montanari dello spettacolo. Sul palco con loro ci saranno Milena Mancini, Lorenzo Gioielli, Nina Torresi, Andrea Caimmi, Alessandra Costanzo e Nina Raja. Le musiche sono di Pino Marino.

E così due dei più popolari attori romani si impegneranno in un testo carico di significati, per riflettere insieme al pubblico su pensiero e azione, ambizioni e disillusioni. “Volevo solo dire alla gente in tutta onestà: guardate, guardate come vivete male, in che maniera noiosa” affermò Checov a proposito della sua opera, andata in scena per la prima volta il 26 ottobre 1899 al Teatro d’Arte di Mosca.

Protagonista dei quattro atti originali è Ivan Petrovic Voiniskij, zio Vanja appunto, che per anni ha amministrato con scrupolo e abnegazione la tenuta della nipote Sonja versandone i redditi al cognato, il professor Serebrjakov, vedovo di sua sorella e padre di Sonja. Unica amicizia nella grigia esistenza di Vanja e di Sonja è quella del medico Astrov, amato senza speranza da Sonja. Per il resto sono tutti devoti al professore, che credono un genio. Serebrjakov si stabilisce con i due, insieme alla seconda moglie, Elena. Le illusioni sono presto distrutte: alla rivelazione che l’illustre professore è solo un mediocre sfacciatamente ingrato, zio Vanja sembra ribellarsi: in un momento d’ira arriva a sparargli, senza colpirlo. Nemmeno questo gesto estrema modifica il destino di Vanja e di Sonja, che riprendono la loro vita rassegnata e dimessa, sempre inviando le rendite della tenuta al professore tornato in città con la moglie.

“Cosa resta delle nostre ambizioni con il passare della vita? E se fossimo in Italia oggi, anziché nella Russia di fine 800?” si chiede Vinicio Marchioni nelle note di regia “La nostra analisi del capolavoro čechoviano parte da queste due domande, che aprono squarci di riflessioni profondissime, attraverso quello sguardo insieme compassionevole, cinico e ironico proprio di Anton Čechov, finalizzato a mettere in scena gli uomini per quello che sono, non per come dovrebbero essere.”

“E’ la mia prima regia di un grande classico”, spiega Marchioni, “Questo spettacolo è il frutto di tre anni di studio su quest’autore. Questo adattamento nasce da un’idea: ma se invece di ereditare una piantagione in Russia, i protagonisti avessero ereditato un teatro in Italia oggi, che sarebbe successo? L’idea è quella di portare nell’ Italia di oggi l’opera e i personaggi di Anton Checov, riaffondando le mani nella nostra tradizione capace di usare al meglio i toni commedia anche nelle situazioni più tragiche, cercando quindi di mettere insieme le due cose.”

“Sono molto felice di fare Astrov in questo spettacolo”, commenta Francesco Montanari, “Si può dire che con Vinicio abbiamo fatto ‘il militare artistico’ insieme, sul set di Romanzo Criminale dove avevamo questo rapporto viscerale di fratellanza, e ci eravamo ripromessi di costruire qualcos altro insieme. Quando Vinicio mi ha parlato di questo progetto e mi ha affidato questo ruolo sono stato lusingato. Con lui avrei fatto qualsiasi cosa, figuriamoci un testo meraviglioso come Zio Vaija.”

 

UNO ZIO VANJA

TEATRO AMBRA JOVINELLI
Via Guglielmo Pepe, 43 /47 Roma 00185
Spettacoli orari repliche dal martedì ore 21.00 – sabato doppia replica ore 16.30 e ore 21.00 – domenica ore 17.00

Info 06 83082620 – 06 83082884
Biglietti (compresa prevendita): da € 33,00 a € 17,00

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