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Villa Gregoriana: un tesoro tra storia e natura

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appuntamento in giardino

Una gola profonda scavata da un fiume sacro e irrequieto. Un bosco selvaggio, cascate, grotte, templi e ruderi romani. E’ villa Gregoriana, un gioiello storico-naturalistico alle porte di Roma.

“Sono stato a Tivoli, colà dove balza l’Aniene, e anima e conoscenza si arricchiscono” scrive così, Goethe, nel suo “Viaggio in Italia” , descrivendo villa Gregoriana a Tivoli.

Un altro grande autore, Hans Christian Andersen, nel suo “Bazar dello scrittore”, racconta di essersi affidato ad una guida per visitare il posto, e di essersi calato con le corde nella gola dell’Aniene. Poi l’imprevisto: la torcia che si spegne, una gran paura, la risalita cantando per farsi forza, e il lieto fine davanti a un bicchiere di vino all’osteria Sibilla, accanto al tempio, oggi ristorante tuttora in attività.

Sono solo due delle innumerevoli, illustri, testimonianze di come, il fascino (tuttora) selvaggio di Villa Gregoriana, attira viaggiatori e amanti del bello da secoli.

Ben prima dunque, della definitiva sistemazione che, nel 1832, volle darle Papa Gregorio XVI, che volle incanalare le ricche acque dell’Aniene perchè realizzassero lo spettacolare salto di 120 metri che oggi è la Cascata Grande, seconda in Italia solo alle Marmore e realizzata dallo stesso ingegnere.

Se la cascata grande è oggi il punto più spettacolare del parco, bene FAI dal 2005, il suo fascino selvaggio ed evocativo di miti, leggende e storie, è di molto precedente.

Entrando nel parco infatti, ci troviamo nel luogo fondativo dell’antica Tibur, ovvero l’odierna Tivoli.

Sebbene, tra le meravigliose ville tiburtine (con villa Adriana e villa d’Este), Villa Gregoriana sia meno visitata, (anche perchè riaperta al pubblico solo nel 2005), qui risiede il cuore magico della città e dell’intera valle dell’Aniene. Qui è, ancora oggi, il fiume il grande protagonista, insieme alla gola in cui scorre, il fitto bosco che lo circonda, le suggestive grotte, i templi e le vestigia di sontuose ville patrizie di epoca romana.

Prendetevi il tempo che serve per addentrarvi in questo mondo di mezzo tra il mito, la storia, la natura.

Il mito, innanzitutto. Che racconta la fondazione di Tibur, e la centralità del suo fiume, sempre minaccioso e ruggente, che solo i riti sacri sapevano calmare.

Narra la leggenda di tre argolidi, tre fratelli: Tiburto, Catillo e Cora, che nella primavera sacra, ovvero nel mese di aprile, di tanto tempo fa, come d’uso, lasciarono la loro città per andare a colonizzare altri territori.

Arrivarono in zona etrusca, nell’alto Lazio, fecero razzie e rapirono, come d’uso, una fanciulla, Salea.Poi si avventurarono al sud, arrivando nei pressi di un fiume noto per la sua portata e la sua irruenza, il Parenzio.

Il re etrusco, padre della ragazza, Anio, non stette a guardare. Armò l’esercito e partì all’inseguimento dei tre fratelli che si rifugiarono proprio sulla rupe che domina oggi Villa Gregoriana, mentre Anio, non ascoltò chi lo metteva in guardia dalla pericolosità delle acque impetuose del fiume di notte, e nel tentativo di guadarlo, vi morì annegato.

Il maggiore dei tre fratelli, l’eroe eponimo, Tiburto, decise allora di cambiare il nome del fiume che, da Anio, divenne Aniene. Da quel momento, il fiume è diventato ancora più impetuoso: ruggisce e si gonfia di rabbia periodicamente, proprio per colpire la città fondata dai rapitori di sua figlia.

La follia del fiume Aniene, in epoca romana, era regolamentata sia dall’ingegneria, che aveva costruito canali di alleggerimento lungo il corso d’acqua, sia da riti esoterici. Per calmare Anio si invocava la ninfa Alburnea, delle acque biancastre. Un fuoco sacro veniva sempre tenuto acceso dalle vestali, che nel momento in cui il fiume si ingrossava, gettavano le torce nell’acqua per calmarne la rabbia.

Storie, queste, che trovano riscontro nei resti dei templi che dominano Villa Gregoriana, uno dei quali, quello appunto di Vesta, quasi totalmente conservato. Si tratta di due imponenti costruzioni del I-II secolo, una rivolta alla citta, un’ altra, rivolta al fiume. I due templi sorgono esattamente nel punto in cui il fiume, fino alla sistemazione voluta da Papa Gregorio a metà del 1800, faceva il suo salto più grande. I templi si trovavano sopra un dirupo, un baratro, in cui le acque dell’ Aniene ruzzolavano in un costante, fragoroso, boato, che ha contribuito, per secoli, a regalare alla gola il non rassicurante nome di Valle dell’Inferno.

Dall’epoca medievale in poi, con l’abbandono delle strutture romane, prime tra tutte i canali di alleggerimento, ogni volta che il fiume cresceva, la città subiva la sua rabbia. Questa gola era vista come il punto più impervio e pericoloso, ma anche il più attraente e affascinante, di tutta Tivoli.

Dai mirabilia urbis medievali fino a tutto il periodo del grand tour, questo posto diventa una tappa d’obbligo per i viaggiatori di tutto il mondo. Non solo per le meraviglie naturalistiche rappresentate dal fiume, dalla gola, dai sentieri, tra boschi e cascate, ma anche per quelle storico-archeologiche: dai succitati templi, agli imponenti resti della villa del console Mario Volpisco, ai ruderi che incontrerete sparsi nella natura lussureggiante.

Mezz’ora da Roma, in auto o treno, Villa Gregoriana è un mondo a parte, nel centro di Tivoli

Orari di apertura:

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