Le nuove indagini sul delitto di via Poma avrebbero portato al presunto nome del killer di Simonetta Cesaroni. A raccontarlo ,in un’esclusiva, è Repubblica. L’articolo rende noto che i Carabinieri che, alla riapertura delle indagini, hanno indagato di nuovo sul caso della ventenne uccisa nell’ufficio in cui lavorava in un palazzo di Prati nell’agosto del 1990, in un’informativa avrebbero individuato la persona che potrebbe essersi accanita a coltellate sul corpo della giovane Simonetta Cesaron, il figlio del portiere dello stabile di via Poma. Il custode fu il primo indiziato per l’uccisione della ragazza e fu tenuto anche in carcere  da innocente per qualche giorno, con questa accusa. L’uomo, alla vigilia di un’ udienza nel processo a carico del fidanzato dell’epoca di Simonetta Cesaroni, in cui era atteso per rilasciare la sua testimonianza, si suicidò affogandosi in un fiume. Gli inquirenti avrebbero quindi ipotizzato che i sospetti intorno alla condotta di Vanacore nelle prime ore dopo la scoperta del cadavere di Simonetta, sarebbero legati ad atti ed omissioni posti in essere per proteggere il probabile assassino.

Un’ipotesi che tuttavia non convince affatto la procura di Roma. Secondo quanto riporta il quotidiano infatti Gianfederica Dito ha ritenuto che gli elementi raccolti non reggessero e fossero solo una serie di ipotesi e suggestioni non basati su indizi concreti. Niente indagine quindi, e ancora una volta l’assassino di Simonetta Cesaroni e il colpevole dell’atroce delitto di via Poma rimane ancora senza nome e senza volto.

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