valentina scarnecchia

Il lockdown è stato un tempo sospeso in cui molti hanno scoperto qualcosa di nuovo su se stessi. Valentina Scarnecchia ha scoperto una nuova passione: è nato così il primo, divertente libro della food blogger

Ci sono una Lucia, un Renzo, un Rodrigo e un’epidemia, vi ricorda qualcosa? Impossibile che la memoria non voli a “I Promessi Sposi” capolavoro di Alessandro Manzoni su cui tutti noi abbiamo sudato negli anni della scuola. A ‘rubare’ nomi dei protagonisti e ‘causa di forza maggiore’ che li tiene separati è Valentina Scarnecchia, food blogger e volto noto televisivo, che si è ispirata un po’ al contesto del romanzo manzoniano per il suo primo libro “Io e te a un metro di distanza” (ed. Fanucci), una divertente storia di amori e pandemia, scritta tutta d’un fiato durante il lockdown.

E’ il racconto delle vicende sentimentali di una trentenne dei giorni nostri, con una vita già complicata, che lo diventa ancor di più con la quarantena. La storia è scritta in modo scorrevole e fresco, e si legge nello stesso modo in cui è stata scritta: tutta d’un fiato. Molta parte della vicenda è ispirata a situazioni realmente vissute dall’autrice, così come i personaggi intorno alla protagonista, ma sarà facile per molti e moltissime ritrovarsi in queste pagine di (dis)avventure sentimentali contemporanee.

Nata a Milano, Valentina Scarnecchia abita e lavora a Genova dove è arrivata quando sua mamma Parvin Tadjk ha sposato Beppe Grillo. La food blogger è cresciuta con loro e in passato ha raccontato del legame speciale che la lega al suo ‘secondo padre’, da cui ha assorbito sicuramente la verve comica che si trova copiosa nelle sue pagine. Dal padre Roberto Scarnecchia, ex calciatore ed oggi chef,  Valentina ha ereditato invece quella passione per il cibo e la cucina che l’ha fatta diventare un personaggio apprezzato e conosciuto dal pubblico. Messi solo momentaneamente da parte padelle e grembiule (tornerà in autunno in tv a raccontare le eccellenze italiane),  la Scarnecchia ora è entusiasta del suo primo libro, una lettura che sembra fatta apposta per riconciliarci con la leggerezza dell’estate dopo i mesi difficili del lockdown. E rivendica anche l’idea che ognuno di noi, in fondo, può avere più talenti.

“Scrivendo questo libro ho scoperto una nuova parte di me, un’altra cosa che mi appassiona, e penso che è possibile dedicarsi a più cose nella vita. Avevo pensato di collegare le mie grandi passioni inserendo nel libro qualche ricetta, ma poi ho deciso di tenerle separate. La cucina rimane la mia attività principale e in autunno tornerò in tv a parlare di cibo, ma sono felicissima di aver scoperto anche un’altra parte di me durante il lockdown”.

 Tu personalmente, come hai vissuto questo periodo difficile?

In realtà io la quarantena l’ho vissuta bene. Nel mio lavoro ci sono spesso momenti di stop, quindi sono abbastanza abituata a stare a casa per periodi più o meno lunghi. Come tutte le persone che amano muoversi ho sofferto un po’ il non poter spostarmi, ma ho scelto di viaggiare con la fantasia, e mi sono messa a scrivere.

Raccontaci come è nata l’idea del libro

In realtà questa è una storia che avevo in mente da tanto tempo, ma non avevo ancora trovato lo spazio nella mia vita, per mettermi a tavolino e tirarla fuori. Quando è arrivato il lockdown e siamo rimasti tutti costretti a casa, io che sono iperattiva non ho voluto fermarmi e così, ho scelto di dedicare quel tempo alla scrittura.

Come ti sei trovata in questa nuova veste?

A dire il vero mi sono trovata subito perfettamente a mio agio.  Mi alzavo la mattina, mettevo su la musica e iniziavo a scrivere. Ho scritto a penna, su un quaderno, per 8 ore-8 ore e mezza, come se avessi avuto un orario di lavoro.

In 43 giorni  il libro era finito. Io non scrivevo praticamente dai tempi della mia tesi di laurea e la prima parte della stesura è stata così scorrevole da stupire anche me.  La parte più complessa del lavoro è stata quella della revisione, durante la quale ho anche imparato molto. Ora sono soddisfattissima di quello che è venuto fuori.

Renzo, Lucia, Rodrigo, come mai l’ispirazione manzoniana?

In realtà è un’ispirazione che si ferma ai nomi dei protagonisti e all’ambientazione di Milano durante una pandemia. La mia non è una parodia de I Promessi Sposi. La situazione che stavamo vivendo mi ha ricordato quella che avevo letto nelle pagine di Manzoni. E speriamo che Manzoni mi perdoni!

Quanto c’è della tua vita in questo libro?

Diciamo che, per iniziare, mi sono ispirata al materiale che possono avermi fornito 30 anni di relazioni e socializzazione. Sono partita da fatti che mi sono accaduti e anche alcuni personaggi sono ispirati a persone che esistono, nella stessa Lucia, c’è molto di me. Però poi, da questo spunto iniziale la storia, come spesso accade, ha preso una strada tutta sua.

Come è stato accolto da famiglia, amici e follower il tuo esordio letterario?

Benissimo! I follower che mi seguono quando parlo di cibo e cucina, sono tutti entusiasti di questa nuova avventura. Anche amici e parenti, ovviamente. Qualcuno si è riconosciuto in qualche personaggio del libro, ma finora tutto bene, nessuno mi ha tolto il saluto.

Non hai paura delle critiche per esserti tuffata in questa avventura tutta nuova?

Diciamo che, dopo le critiche che ho avuto anni fa al mio esordio in televisione a Cuochi e Fiamme mi sento ormai molto ben corazzata contro i pregiudizi. Non aspiro ad aver scritto il libro dell’anno, “Io e te a un metro di distanza” era una storia che avevo in mente da un po’, che è stato bello scrivere e che spero strappi qualche risata a chi lo leggerà. Poi questa cosa che se uno fa una cosa deve fare per sempre solo quella io la trovo limitante, ed è molto italiana. All’estero è pieno di persone che si cimentano in più campi e riescono bene, penso che bisognerebbe riscoprire il multitasking inteso anche come multi talento.

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