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Una donna al Quirinale, le donne che presero i voti nella storia

Quirinale donna presidente della Repubblica

A pochi giorni dalla prima votazione per il prossimo Presidente della Repubblica, continua il dibattito su una donna al Quirinale. Da più parti si chiede che i Grandi Elettori prendano in considerazione, sul serio e non solo a parole, la possibilità di eleggere una donna a nuovo Capo dello Stato.

Una donna che, ovviamente, abbia le competenze e l’autorevolezza necessarie per ricoprire un ruolo istituzione che, oltre ad essere il più alto incarico della Repubblica, diventa sempre più delicato in tempi di crisi politica e sociale come quelli che stiamo vivendo.

Una donna al Quirinale, in 76 anni nemmeno una volta

Di una donna al Quirinale, si è parlato spesso anche in passato, in termini e con accenti diversi, ma ancora nessuna è riuscita nell’impresa di conquistare la più alta carica. Eppure, dal 1946 ad oggi, sembra impossibile pensare che non ci sia stata nemmeno una donna, competente, preparata e all’altezza di essere presa seriamente in considerazione per quel ruolo. Parliamo sempre di un bacino del 50% della popolazione, in cui non si è trovato mai, in 76 anni e 12 elezioni presidenziali, uno straccio di nome ritenuto effettivamente candidabile. Un vero mistero.

Fatto sta che, nelle precedenti votazioni, in effetti ci sono state delle donne che hanno raccolto manciate di voti per il Quirinale. Voti simbolici, di protesta, o addirittura di scherno. Voti che, comunque, non hanno mai portato a una seria possibilità di elezione, anche se in effetti anche in questo si è assistito a un’evoluzione fino ad arrivare alla campagna di oggi per una donna al Quirinale.

Vediamo quindi, quali sono state nel corso della storia delle elezioni del Presidente della Repubblica, le donne in grado di attrarre dei voti, per un motivo o per l’altro.

Ottavia Penna, la qualunquista

La prima donna della storia della Repubblica a raccogliere voti per il Quirinale fu Ottavia Penna. Aristocratica siciliana, si candidò nel 1946 con il Partito dell’Uomo Qualunque ed entrò in parlamento con la bellezza di 11675 voti. Fu tra le 21 ‘madri costituenti’ che contribuirono a scrivere la costituzione italiana. Fu il capo del suo partito, Guglielmo Giannini a candidare lei, nobile e monarchica, al ruolo di Presidente della Repubblica. Raccolse l’incredibile cifra di 32 voti.

La vedova di stato, la giornalista, la ex partigiana

Dopo Ottavia Penna bisognerà aspettare più di trent’ anni, perché una donna riesca a raccogliere voti, anzi un voto, uno solo, per il Quirinale. Era il primo scrutinio delle elezioni presidenziali del 1978. Lei si chiamava  Ines Boffardi, era una deputata Dc e quando il voto venne eletto la reazione fu tale da spingere il Presidente della Camera Sandro Pertini a chiarire per i più distratti: «C’è poco da ridere, onorevoli colleghi: anche una donna può diventare presidente, sapete?»

Sempre quell’anno raccolse tre voti il nome di Eleonora Moro, vedova dello statista Aldo Moro. Mentre quattro voti furono espressi per Camilla Cederna, autrice di un’inchiesta incendiaria sul precedente presidente Giovanni Leone.

Quell’anno l’eletto al Colle fu proprio Sandro Pertini.

La prima ministra, la prima Presidente della Camera e la radicale

Nel 1985 altri tre voti andarono alla giornalista Camilla Cederna, gli stessi che si concentrarono sul nome autorevole di Tina Anselmi, ex partigiana e prima donna a capo di un ministero in Italia.

Sette anni dopo, mentre la prima Repubblica veniva sepolta dagli avvisi di garanzia e dal ciclone Tangentopoli, a Tina Anselmi andarono 19 voti. Soprattutto, quella fu l’elezione del Presidente della Repubblica che vide più voti convergere sul nome di una donna al Quirinale.

Furono 256 e tutti indicarono Nilde Iotti, prima donna presidente della Camera e colei che più si è avvicinata a ricoprire l’incarico di Capo dello Stato. Ma a salire al Colle, anche quella volta, fu un uomo, Oscar Luigi Scalfaro.

Nel 1999 la campagna #EmmaforPresident a sostegno della candidatura di Emma Bonino portò alla leader radicale 15 voti. Uno in più ne conquistò Rosa Russo Iervolino.

Una donna al Quirinale, solo parole

Sette anni dopo, durante le elezioni che portarono al primo mandato di Giorgio Napolitano, incassò 24 voti Franca Rame.

Nelle votazioni che portarono al secondo mandato di Napolitano, ci fu una campagna grillina a sostegno di Milena Gabbanelli, qualche voto raccattarono di nuovo Emma Bonino, Anna Finocchiaro e la ex ministra degli Interni Anna Maria Cancellieri.

Nella tornata che portò al Colle Mattarella, ancora la Bonino prese una manciata di voti, 37 andarono a Luciana Castellina.

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