Home Cultura e Spettacolo UN LIBRO PER L’ESTATE: TI VEDO PER LA PRIMA VOLTA DI DIEGO...

UN LIBRO PER L’ESTATE: TI VEDO PER LA PRIMA VOLTA DI DIEGO GALDINO

1605
0

Mentre Il primo caffè del mattino (Sperling & Kupfer 2012), libro d’esordio di Diego Galdino, si appresta a diventare un film, l’autore romano, torna in libreria con il suo ultimo romanzo Ti vedo per la prima volta (Sperling & Kupfer, 2017), una nuova dolcissima storia d’amore con tutta la magia di Roma.

Galdino si divide fra la sua attività di scrittore e quella di barista. Ed è proprio nel bar di famiglia, in zona Boccea, che lo abbiamo incontrato. In un via vai di amici (alcuni protagonisti proprio de Il primo caffè del mattino), fra un caffè e l’altro, Diego ci racconta un po’ di sé e del suo ultimo romanzo.

Ti vedo per la prima volta è il tuo quarto romanzo, quando trovi il tempo per scrivere?

Da sempre mi sveglio la mattina alle 4. Scrivo un’oretta e mezza, poi mi travesto da barista (la mia attività principale) e vengo qui al bar a fare il caffè ad Antonio l’idraulico (uno dei personaggi de Il primo caffè del mattino ndr) che di solito è il primo a bussare alla serranda. Da quando ho cominciato a scrivere, le cose sono andate ben oltre le mie aspettative. Diciamo che ho sublimato il sogno, e ora devo rendere conto, fortunatamente, a migliaia di lettori sparsi in tutto il mondo. È sempre molto difficile trovare il tempo per scrivere, ma cerco di far conciliare le cose. Sono un po’ come Clark Kant e Superman. Quando sono al bar sono Clark Kant, poi quando scrivo mi trasformo in un super eroe e divento Superman.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere Ti vedo per la prima volta?

Due mesi. Ho un grande pregio. Quando penso ad una storia inizio a pensarla la mattina, poi appunto vengo a lavorare, ma quando arrivo la sera ho tutta la storia completa nella testa. Alla fine si tratta di emozioni, sentimenti che vengono gettati li istintivamente.

Con Ti vedo per la prima volta sei tornato ad ambientare una storia d’amore a Roma. Che rapporta hai la tua città?

Sono estremamente innamorato della mia città. Per assurdo sono uno che sta in un posto dalla mattina alla sera, quindi difficilmente riesco ad andare in giro a godermi la città. Però, ho avuto la fortuna negli anni di ritagliarmi delle occasioni per farlo. Roma è una città che non finisce mai. Potresti viverci un’intera vita e poi scoprire, l’ultimo giorno che ti viene concesso in questa vita, un posto che non avevi mai visto. Un posto bellissimo. Perché Roma è Roma.

Qual è il posto di Roma a cui sei più legato?

Il giardino degli aranci. Senza alcun dubbio. Tanti sono convinti che il panorama più bello di Roma è quello che si vede dal Gianicolo, o dallo Zodiaco, ma per me non esiste un panorama più bello di Roma se non quello che si vede dal Giardino degli Aranci. Credo che l’Aventino sia uno dei posti più belli della nostra città. La bocca della verità, il roseto comunale, le abazie mediaveli dietro al roseto, fino ad arrivare al Giardino degli Aranci e al Priorato di Malta con la serratura dove si vede la Cupola di San Pietro. Li, secondo me, è un po’ racchiusa tutta la bellezza di Roma nella sua interezza.

Qual è il personaggio che hai scritto che ti è piaciuto di più scrivere e raccontare.

Massimo, il protagonista de Il primo caffè del mattino, perché ovviamente è un po’ un personaggio autobiografico. Anche se lui è più bello, più giovane. Questo è poco ma sicuro. Mi è piaciuto raccontare la sua quotidianità.

Però, il personaggio a cui sono più affezionato è sicuramente, Josephine – Peach per gli amici, la protagonista di Ti vedo per la prima volta. È un personaggio che ho sentito molto vicino ed è ispirato ad una ragazza affetta da narcolessia, che proprio a causa di questa malattia diversi anni fa si è tolta la vita.

La narcolessia è una malattia sicuramente poco conosciuta o conosciuta male. Io, nel mio libro, ho voluto darle una veste un po’ ironica, però si tratta di una malattia molto invalidante che crea degli scompensi fisici gravissimi e quindi non permette alle persone di fare una vita normale.

Ad esempio?

Una cosa banale, ad esempio, chi è narcolettico non può fare una nuotata in mare o una passeggiata in bicicletta. O meglio, tutto si può fare, ma può essere molto pericoloso.

La narcolessia ha vari tipi di effetti sul fisico: ci può essere il sonno improvviso e irresistibile; ci può esser la cataplessia che è uno svenimento cosciente con un rilascio di tutti i muscoli del corpo. In quest’ultimo caso, si è coscienti di quello che succede, ma non ci si può muovere.

Che messaggio vuoi lanciare ai lettori con questo libro?

Un messaggio di speranza. Non bisogna più perdere nessuno. Questa ragazza, l’abbiamo persa un po’ tutti. Spero che questo romanzo possa aiutare chi è narcolettico a trovare la forza e il coraggio di affrontare questa malattia, facendosi aiutare. Per quelli invece non affetti da questa malattia, spero sia utile a far capire che la vita – può sembrare una banalità, ma è vero – è una cosa meravigliosa e va vissuta al pieno delle proprie possibilità, proprio perché ci sono tante persone, che questa possibilità non ce l’hanno.

Ti vedo per la prima volta vuole essere un romanzo di lotta, un romanzo di coraggio, un romanzo di aiuto, ma soprattutto un romanzo d’amore, perché se non ti aiuta l’amore chi ti aiuta?

Perché fra tanti libri, quest’estate un lettore dovrebbe scegliere Ti vedo per la prima volta?

Ti vedo per la prima volta è uno di quei romanzi che, credo ti faccia stare bene.

Faccio sempre l’esempio di quando sei a casa, la sera, e devi fare qualcosa di noioso, come sistemare dei documenti. Per farti compagnia accendi la televisione. Automaticamente, mentre si cerca un canale neutro che possa fare solo compagnia, sbatti in un film tipo Pretty Woman, Dirty Dancing oppure C’è Posta per te. A quel punto i documenti non li sistemi più. Cominci a vedere il film e continui, anche se lo hai già visto due miliardi di volte. È come se restasti incastrato. Arrivi alla fine senza neanche rendertene conto. Ecco, si dovrebbe leggere questo mio ultimo romanzo perché è come uno di quei film: ti fa stare bene, non ti fa pensare alle cose brutte. Oppure, se ce ne sono – di cose brutte (e nel romanzo qualcuna c’è) – te le fa vivere in un modo che a pensarci bene, potrebbe essere anche terapeutico per il cuore. Questo libro ti fa stare bene con te stesso e con gli altri. Finito di leggere un romanzo del genere, guardi con un altro occhio la persona che hai vicino, la persona che ami, un famigliare.

Rispondi