Home Cinema Tommaso, il film di Ferrara che racconta gli americani a Roma

Tommaso, il film di Ferrara che racconta gli americani a Roma

1437
0
tommaso film

Presentato a Cannes, (ma non lo vedremo nella rassegna Cannes a Roma), Tommaso il film di Abel Ferrara con Willem Dafoe racconta di un artista americano che vive all’Esquilino, proprio come il regista e il protagonista

Iniza oggi Cannes a Roma, la rassegna che ogni anno porta nella capitale i film del Festival di Cannes. Fra questi, paradossalmente, non c’è il più ‘romano’ dei titoli visti in Francia, ovvero, Tommaso il film del regista Abel Ferrara, interpretato dall’amico, attore e vicino di casa Willem Dafoe.

Tommaso, è ambientato a Roma e più precisamente nel quartiere Esquilino, dove da un paio di anni, attore e regista vivono con le loro rispettive famiglie. Il primo, ha scelto la Capitale per amore di Giada Colagrande, regista a cui è sentimentalmente legato, romana di adozione. Il secondo, per “scelta” obbligata, dovuta alla disintossicazione da alcol e droghe proprio in una clinica romana.

La storia di questi particolari vicini di casa, fra finzione e realtà, già qui si confonde. Willem Dafoe, Abel Ferrara e Tommaso, cittadini di Roma e del mondo.

Il film, infatti, è girato in parte nel quartiere Esquilino, mentre gli interni sono girati a casa Ferrara, citando quella vita “vera”, quel cinema “puro” tanto caro a Pasolini. Il quartiere con il suo mercato, le sue bellezze (la Basilica di Santa Maria Maggiore, la storica gelateria di Fassi, il mercato etnico), e le sue debolezze (il degrado di Piazza Vittorio). Durante le riprese di Tommaso, Ferrara ha chiesto ai “personaggi” del quartiere di limitarsi a fare quello che fanno nella quotidianità: essere sé stessi. Chissà poi se parlava più con le comparse o con sé stesso.

Già perchè Tommaso il film è una storia autoriflessiva e autoironica, dove il protagonista è alle prese con le sfide di tutti i giorni. Tommaso, racconta la storia di un artista italo-americano che vive a Roma con la moglie e la figlia. Marito, neo-padre, ex-alcolista, ex-tossico dipendente, Abel Ferrara condisce il suo personaggio/alter-ego e lo affida ad uno dei suoi attori più fidati: Willem Dafoe.

Vite familiari normali, quelle di Dafoe e Abel, fatte di cose semplici: la spesa nel quartiere Esquilino, le cene con gli amici, il grande problema della “sporcizia nella Capitale”. Amano il vicinato, ma come tutti i romani, inclusi quelli di adozione, si lamentano di sporcizia e degrado. Schiavi delle virtù e anche dei vizi. La critica ha definito questo lavoro di Ferrara un home movie girato con piccoli dispositivi digitali. Tommaso è buttato all’interno del caos romano. Fra verità e finzione, romani e turisti si ritrovano ad essere spettatori ed interpreti con il “divo” Dafoe (soprattutto nella scena girata nella metro Re di Roma).

Willem/Abel/Tommaso, attore, regista e alter ego. Perché un newyorkese sceglie di spostarsi da Mulberry Street a Colle Oppio?

Perché Roma è Roma, i romani hanno un cuore grande e le persone sono gentili. Rispetto a New York, governata da energia, affari e ambizione, Roma vince con la sua storia, l’arte e la cultura. Questo, fa dimenticare, in parte (se non del tutto), quel degrado delle periferie e del centro. A non dimenticare questi dettagli, ci sono il divo, l’attore, il padre, ma anche il regista, l’ex-alcolista, l’uomo semplice che ha scelto Roma, anzi Colle Oppio.

Per un newyorkese doc come Dafoe, Roma, la nostra caotica Roma è persino rassicurante e tranquilla. Il suo cuore non riesce a scegliere fra la “città che non dorme mai” e il “grande museo a cielo aperto”, a differenza del newyorkese del Bronx, che dopo aver abbandonato alcol e droghe ha scelto, di vivere a Piazza Vittorio. Dietro la macchina da presa l’uomo, con le sue frustrazioni e debolezze, ma anche col suo genio creativo e col suo amore. Di Roma, Abel Ferrara ci ha parlato quando ha affrontato, sempre con l’amico Dafoe, il ricordo di Pier Paolo Pasolini, ma non solo. Camera a mano e smartphone, Ferrara ci ha portati a Piazza Vittorio attraverso un documentario presentato al Festival di Venezia. Qui, per la prima volta, raccontava il quartiere aperto a chiunque lo frequenta: badanti straniere, sudanesi accampati sotto i portici, i commercianti asiatici e i pochi italiani rimasti, fino agli artisti “vicini di casa” che, come lui se ne sono innamorati, da Dafoe a Matteo Garrone.

Nonostante tutto, Ferrara continua a sentirsi immigrato, come suo nonno al suo arrivo in America.

Willem/Abel/Tommaso, perché da Mulberry Street, dal Bronx, da Cannes… a Colle Oppio?

Per esempio, perché siamo tutti un po’ immigrati. Cittadini di Roma e del mondo. Perché ogni mondo è paese. Perché tutte le strade portano a Roma, perché Roma è Roma ed è perfetta nella sua imperfezione.

Rispondi