Nella splendida cornice del Parco Archeologico del Colosseo si va, ogni giovedì, alle origini del femminile. Noi di Tuacitymag siamo andate a scoprire qualcosa in più della storia dell’imprenditoria femminile dall’antica Roma a oggi

Abbiamo scoperto molte cose sull’imprenditoria femminile attraverso i millenni, grazie al pomeriggio dedicato ad Artigiane liberte e imprenditrici, uno degli incontri settimanali della rassegna I giovedì del ParCO proposta dal Parco Archeologico del Colosseo. Nella suggestiva cornice della Curia Iulia, l’archeologa Paola Quaranta, e la storica Barbara Curli, ci hanno accompagnato in un’interessante e a tratti sorprendente viaggio alla scoperta del ruolo delle donne imprenditrici in epoca romana e moderna, attingendo alle testimonianze che ci arrivano dalla cultura classica e sfatando falsi miti e pregiudizi . Il pregiudizio di genere in ambito lavorativo infatti, non è una questione odierna, ma ha radici ben più profonde. Il tema dell’imprenditoria femminile era oggetto di dibattito già durante l’antichità, come ha spiegato l’archeologa:

“Anche se il pregiudizio di genere in ambito lavorativo c’è ancora oggi, nell’antichità la questione era più complessa perché ad esso si sommava quello relativo ai mestieri. Ciò è particolarmente evidente nelle epigrafi di epoca romana ed esaminando il De Officiis di Cicerone, in cui si distingueva tra mestieri degni e indegni. In quest’ultima categoria rientravano l’usuraio, i salariati, i piccoli commercianti, ma anche gli artigiani e tutti quei mestieri come i venditori di pesce, i macellai, ecc… che servivano a soddisfare i piaceri. Tra i mestieri socialmente rispettabili c’erano invece l’architetto, il medico e il commerciante che investiva il suo denaro nell’acquisto di beni in paesi distanti e che quindi metteva a rischio qualcosa di proprio”.

Il lavoro era una necessità quotidiana e non era una prerogativa soltanto maschile. Il ruolo delle donne nella vita domestica, politica e sociale dell’antica Roma era spesso centrale per lo sviluppo delle trame interne ed esterne della città:

“Le occupazioni maggiormente attestate – ha precisato Paola Quaranta riguardano principalmente, ma non solo, i lavori propri del mondo femminile, come quello di nutrice e sarta. Ritornando alla distinzione operata da Cicerone tra lavori degni e indegni, tra i primi rientrava l’architettura ma, come ho potuto constatare studiando le epigrafi del tempo, tra gli architetti della città di Roma non compare nessuna donna. Tra i lavori indegni c’erano invece quelli legati all’artigianato, attività a cui si dedicavano molte donne liberte (liberate dalla schiavitù) che per le vie dei Fori fino al quartiere Testaccio, altro punto nevralgico del commercio romano, vendevano prodotti della propria terra. Contrariamente alle credenze popolari, quindi, le donne rivestivano un ruolo centrale nelle trame sociali dell’antica Roma, anche se questo spesso non veniva loro riconosciuto”.

Facendo un salto temporale di diversi secoli, ma mantenendo sempre il focus sulla questione donne e lavoro, la professoressa Curli ha invece analizzato diversi casi di imprenditoria femminile dall’ ‘800 fino ai giorni nostri:

“Più di altre tipologie quella dell’imprenditrice è una figura che solleva più questioni, come quella legata alla legittimazione ad avere accesso al credito oppure a fare impresa. È quindi sì una figura legata alla modernità ma in modo ambiguo, anomalo e complicato. Sfugge agli stereotipi a cui è spesso stata associata a causa del suo forte carattere emancipatorio e percorre percorsi meno ovvi, che mescolano modernità ed emancipazione. Si va quindi da donne come Mary K Ash, definita self-made woman perché, attraverso la sua azienda di cosmetici, ha costruito quella che oggi definiamo la moderna comunicazione aziendale, alle sorelle Caselli, imprenditrici-artigiane, oppure Giulia Maramotti, legata ad un mestiere tradizionale come quello della sarta, che crea una scuola di cucito e porta avanti e alto il nome del marchio di famiglia Max Mara, o ancora Nicole-Barbe Clicquot-Ponsardin che subentra al marito François nella conduzione dell’azienda vinicola inventando lo champagne millesimato per arrivare ai giorni nostri con Marisa Bellisario, amministratore delegato della Olivetti e prima donna a guidare un’impresa italiana, che ha fatto dei suoi look e dei suoi tailleur Armani una  precisa strategia aziendale che prevedeva la costruzione di un’immagine di una donna potente. Nel 1935 la rivista Fortune realizzò un’inchiesta sull’imprenditoria femminile chiedendosi perché non ci fossero grandi donne imprenditrici. La questione era legata principalmente al fatto che la figura dell’imprenditore fosse maschile e costruita per rimanere tale. Le poche donne imprenditrici erano delle eccezioni, ma non era e non è ancora oggi così. Oggi, parlando di imprenditoria femminile, si fa riferimento ad un nuovo modello quello delle imprese di famiglia, in cui sono sempre di più le figure femminili a ricoprire il ruolo di manager”.

Se volete scoprire altre cose interessanti partecipando agli incontri de I Giovedì del Parco, trovate tutte le info qui.

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