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Storia d’estate a Roma: gabbiani, chiacchiere e influencer

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Ferragosto, ci godiamo la festa con una divertente storia d’estate a Roma

Oggi ci godiamo il ferragosto con una storia d’estate a Roma.

Vi siete mai chiesti cosa avranno mai di così importante da dirsi i gabbiani di prima mattina?

Ve lo dico io. I gabbiani giudicano i mejo ristoranti della città. E la mattina fra di loro fanno le recensioni come fossero su TripAdvisor.

Ovunque ci sono gruppi di blogger volatili pronti a recensire i mejo cassonetti della città. Da Ostia al Tor Bella Monaca, dal Campidoglio all’Aurelia, da Monteverde all’Eur.

Provate a buttare l’immondizia di prima mattina e vedete che succede. Oltre allo slalom fra i sacchetti della spazzatura, a presidiare il cassonetto in queste calde mattinate estive c’è lui: il gabbiano.

La leggenda narra che a metà degli anni ’70, arrivò nella nostra zona una gabbianella zoppa trovata dal fondatore del wwf, Fulco Pratesi, nell’isola di Giannutri. Non potendo librarsi in volo, la gabbianella col suo canto, richiamò l’attenzione di un gabbiano di passaggio. La freccia di cupido e un paio di copulazioni fecero il resto. Fatto sta che, proprio in quegli anni la discarica di Malagrotta inizio a diventare famosa per i gabbiani della zona, come “ristorante di prima qualità”, dal cibo inesauribile. Con la chiusura della discarica da parte della giunta di Ignazio Marino, i gabbiani persero il loro punto di riferimento, cercando senza sosta altre primizie, quali immondizia e scarti di ogni genere.

Ed eccoci allora alle mattine nella Capitale.

Una mattina qualunque, in una qualunque zona di Roma.

Una signora, che per comodità chiameremo Tizia, scende per andare a lavorare, portando con sé una busta di immondizia da gettare. Dopo lo smarrimento iniziale, dovuto all’ordine e all’ordine e alla disciplina con la quale trova riposti non solo nei cassonetti, ma addirittura per strada gli altri sacchetti, decide di poggiare il suo, tentando di limitare i danni. Ed è allora che lo vede. Il gabbiano.

Sembra ignorarla, ma i sudori freddi di lei avvertono di sottofondo la musichetta de “Lo squalo”. Il suo sguardo inconfondibile, come il suo pensiero:

“Vediamo ieri sera che te sei magnata?”

I gabbiani ci giudicano. C’è poco da fare. Stanno li e selezionano i nostri rifiuti a caccia del pezzo giusto. Una lisca di pesce, scarti di verdura, bucce di frutta.

Il loro è un pettegolezzo a zona. Ognuno difende il suo ristorante a spada tratta.

“A Garbatella ce sta uno che mangia solo uova.”

“A Prati so raffinati, ‘na famiglia tutte le sere mangia prosciutto e melone.”

“Alla Zona mia del Tiburtino, inzuppano la pesca col vino.”

E poi c’è lui. Il gabbiano del centro. Maestoso nella sua pasciutaggine, sfrontato e cacciatore. Per niente invidioso dei suo colleghi, il gabbiano del centro ama condividere i suoi lauti pasti con gli amici. Sornione e chiacchierone, svolazza soprattutto nelle zone di Castel Sant’Angelo e Piazza Navona, ma non disdegna i fori imperiali né l’Aventino.  

Nasconde nel suo profondo un fascino da influencer. Passa, infatti, da pose naturali sui monumenti storici a inopportuni atti da vero e proprio disturbatore, ai danni di Premier intenti a farsi selfie. Ma la sua attività preferita è ancora una volta quella di blogger della monnezza.

La sua è una dieta mediterranea vera e propria. Dipende dal menù, ma per lui, il re del centro, è previsto almeno un pasto al giorno a base di topastro o di piccione.

La caccia può essere più o meno libera. Dipende dalle giornate. I gabbiani meno fortunati non disdegnano volatiti e roditori arrotati fra i sanpietrini. Meno instagrammabili e notiziabili, ma pur sempre succulenti.

Stamattina, per esempio, alle sei del mattino ne ho sentito uno che diceva:

“A Piazza Navona ce sei mai stato? Li i sorci escono dai tombini a gruppi. Ieri sera me ne so magnato uno grosso come un puma.”

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