Home Donne in prima pagina SPERANZA SCAPPUCCI : “LA MIA SONNAMBULA CON I COLORI DELLA NOTTE”

SPERANZA SCAPPUCCI : “LA MIA SONNAMBULA CON I COLORI DELLA NOTTE”

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“Sono felice di tornare di nuovo sul podio del Teatro dell’ Opera di Roma. A Roma sono cresciuta, qui ho studiato, e qui a otto anni ho visto la mia prima opera, che era proprio quella che metteremo in scena domenica: La Sonnanbula di Bellini. Quindi potete capire quale emozione particolare sia questa occasione per me, dirigere proprio questa opera qui, nel teatro della mia città.”

A parlare è Speranza Scappucci, quarantenne romana, direttrice d’orchestra conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, che da domenica 20 febbraio salirà per la seconda volta sul podio del teatro lirico della sua città. (Della prima vi avevamo parlato qua).

Dieci anni di conservatorio a Santa Cecilia, altri anni di studi alla Juliard Schooldi New York (si, quella di “Saranno Famosi”), e poi collaborazioni più che prestigiose con mostri sacri del calibro di Riccardo Muti e Zubin Mehta raccontano solo in parte una carriera tanto brillante da meritarle il Margherita Hack Award2015″ per l’ eccellenza femminile, proprio per la capacità di affermarsi in campo internazionale.

Nel giro di pochi anni la direttrice dalla rossa chioma si è trovata a dirigere sui podi più prestigiosi del mondo, debuttando con un allestimento di “Così fan tutte” negli Stati Uniti. Da allora non si è più fermata: dal Metropolitan di New York, al Mariinskij di San Pietroburgo, passando per l’ Opera di Vienna. A Roma, la sua prima direzione risale all’ anno scorso, per un allestimento di “Così fan tutte” di Mozart. Ed ora torna nella sua città per la seconda volta.

E’ lei stessa a raccontare cosa deve aspettarsi il pubblico romano da questa nuova messinscena dell’ opera di Bellini, una storia di iniziazione dalle atmosfere oniriche, che vede protagonista nei panni di Aminta, la soprano Jessica Pratt.

“La Sonnambula per me è una delle opere più difficili che abbia scritto Bellini. Molti pensano siano più difficili altri titoli di questo compositore, la Norma per esempio, o I Puritani. Musicalmente invece credo che La Sonnambula sia in assoluto la più difficile, per vari motivi. Come tutto Bellini, richiede delle voci che tecnicamente devono essere al top e siamo fortunatissimi ad avere con noi Jessica Pratt nel ruolo di Amina, la protagonista, perché è veramente una stella, canta in una maniera veramente pura. Per me è una gioia fare musica con lei, ci siamo conosciute più di dieci anni fa a Vienna, lei aveva vinto una borsa di studio e io ero pianista all’ Opera di Vienna. Ora, ripensandoci, chi avrebbe mai detto che dieci anni dopo ci saremmo ritrovate così, la vita è imprevedibile!”

Ma come è andato il lavoro preparatorio con i cantanti e l’ orchestra?

“La parte vocale è importante, ma per me la parte orchestrale è altrettanto importante. Non è vero che gli accompagnamenti sono solo ‘accompagnamenti’, perché delineano precise emozioni. Una delle cose su cui ho lavorato molto con i cantanti al pianoforte sono i recitativi che in sonnambula possono risultare molto pesanti se non fatti in un modo quasi ‘mozartiano’: ogni accordo ha un colore, ogni accordo è legato ad una parola. Ho fatto questo lavoro con un’orchestra magnifica che ha dei solisti che ci invidiano in tutto il mondo.Un’ altra cosa su cui ho puntato molto sono le atmosfere, perché secondo me La Nottambula è un’opera notturna. Un’opera che, dal punto di vista musicale, definirei quasi rivoluzionaria, in cui Bellini cerca di creare precise atmosfere, per esempio con l’uso del coro che io ritengo il quinto personaggio dell’ Opera, al pari del coro di una tragedia greca. Spesso viene fatto molto veloce questo coro e invece io ho cercato di creare questo colore di paura, come lo usa spesso Verdi.”

Insomma, quello che si prepara al Teatro dell’ opera di Roma è un ennesimo grande spettacolo lirico.

“Il problema della Sonnambula, ma a ben vedere di tutto il Bel Canto, è che siamo tutti ‘nudi’, esposti” spiega ancora Speranza Scappucci “cantanti, orchestra, coro, direttore, ma anche in questo rischio sta il suo essere capolavoro assoluto. E’un’opera che io sento molto e mi sento molto vicina a tutti i personaggi. Ho trovato nel regista della messinscena, Giorgio Barberio Corsetti, una persona estremamente flessibile e questa è una grandissima qualità, perché la collaborazione tra regista e direttore d’orchestra dovrebbe sempre essere questo. Ognuno con la sua idea, musicale e registica e poi collaborare insieme per far sì che lo spettacolo funzioni e che la parte visiva e la parte musicale, insieme, abbiano successo.”

 

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