Home Arte SIMONA ANDRIOLETTI: UNICO TALENTO FEMMINILE DEL TALENT PRIZE

SIMONA ANDRIOLETTI: UNICO TALENTO FEMMINILE DEL TALENT PRIZE

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Festeggia il suo decimo compleanno il premio Talent Prize che, nella sua prima edizione vedeva trionfare la romana Ra Di Martino. Oggi, a dieci anni di distanza fra tanti finalisti, salta all’occhio un’unica presenza femminile: Simona Andrioletti.

Andrioletti, presenta al Prize Belvedere, opera ispirata alla scultura custodita all’interno dei Musei Vaticani: il Torso del Belvedere. Si tratta di una scultura mutila, a cui mancano diverse parti del corpo, di Apollonio. L’artista ha voluto ricostruire in Belvedere non tutti gli arti in modo filologico, ma concentrandosi sul braccio destro e la gamba sinistra della statua. “Ho chiamato quest’opera Belvedere perché questi due arti sono un frammento dell’originale, quindi, volevo che anche il titolo fosse in qualche modo un frammento del nome con cui normalmente chiamiamo il Torso del Belvedere.“ Spiega l’artista.

Ma, “belvedere” è anche in senso ironico riconducibile al modello Antonio Melieni, campione di body building, che si è prestato per la ricostruzione del busto di Apollonio. “Ho presentato questo progetto – ci racconta l’artista  – ad un’azienda di Monaco che ci ha creduto, sponsorizzandomelo. Un team di ingegneri ha prima di tutto scansionato il corpo del body builder, operazione non facile, se teniamo conto del fatto che un corpo è sempre in movimento. Inoltre, parecchio lavoro è stato fatto in post produzione, fino a riuscire a stampare questi arti.”

Sempre in merito all’opera ci spiega che “il lavoro non sono questi due arti, ma questi due arti sono solo il pretesto per immaginare l’originale, quindi il lavoro è lo spazio vuoto fra questi due arti, che ci permette di ripensare all’originale, innescando un processo immaginifico nello sguardo dello spettatore che, in questo modo, può immaginarsi le posizioni della scultura originaria.”

Sei di Bergamo, vivi a Monaco, e ora sei tornata a Roma. Quanto è importante cambiare nel tuo lavoro?

Mi sono trasferita perché, secondo me, è molto importante nella ricerca e nel lavoro di un’artista, spostarsi in diverse realtà, conoscere e cercare di lavorare in più città possibili. Diventa anche tutto molto più interessante, dal mio punto di vista. Personalmente, ho la tendenza ad annoiarmi parecchio nei posti in cui vivo, quindi circa ogni due o tre anni ho bisogno di spostarmi.

Sei l’unica donna finalista del premio in questa edizione. Cosa ne pensi?

Credo che abbiano selezionato in base alla qualità dei lavori, quindi poco importa se l’artista è donna oppure uomo. Anche l’anno scorso sono stata finalista di questo premio e c’erano più presenze femminili.

Cosa ti aspetti da questo premio?

Direi che è una vetrina. Oggi ex giovani artisti che hanno partecipato a questo premio, hanno una carriera avviata nel mondo dell’arte. Chissà.

In esposizione, al MACRO fino al 31 dicembre sarà possibile ammirare le opere del vincitore Davide Monaldi oltre che di Davide Allieri, Marco Stoppato Jacopo Rinaldi, Luca Resta, Alberto Sinigaglia, Simone Cametti e Patrik Thomas e naturalmente Simona Andrioletti. Uno spazio è poi riservato ai vincitori delle passate edizioni inclusa la vincitrice Ra di Martino con la sua opera “Untitled (Marilyn)”.

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