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SELVAGGIA LUCARELLI: AUTOIRONIA PER SOPRAVVIVERE AI CASI UMANI

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Selvaggia Lucarelli presenta a Roma il suo nuovo libro “Casi Umani”, edito da Rizzoli e si racconta senza filtri
“La verità è che il vero caso umano, in quel momento, ero io!”

Se c’è una cosa che non difetta a Selvaggia Lucarelli è senz’altro l’ironia. Ma con il nuovo libro, “Casi Umani”, edito da Rizzoli, l’autrice dimostra di avere ben stretta in mano un’arma anche più potente, per la scrittura e per la vita di tutti i giorni:l’ autoironia.

Eh si, perché raccontare le proprie ‘sfighe’ in pubblico, ammettendo implicitamente fragilità e debolezze umane, non è cosa da poco.

“Ho fatto passare un pò di tempo ovviamente, altrimenti questo libro sarebbe stato scritto con rabbia. Ora invece, posso guardare a quel periodo, comunque doloroso, di solitudine,ridendoci su”.

Si ride parecchio in effetti, con questa variopinta galleria di ‘casi umani’. Quelli che l’ autrice si è trovata a frequentare in un momento di ‘singletudine’, e che hanno lasciato la loro impronta tragicomica nel libro.

C’è il tirchione che vuole risparmiare anche sul funerale del padre, c’è l’uomo bellissimissimo che però non fa più niente con le donne se non guardare, c’è l’Influencer che pretende di scroccare una cena in un ristorante pluristellato perché posta le foto dei piatti sul suo profilo instagram, c’è il maniaco dell’ ordine e della pulizia, c’è quello incontrato su tinder e il collega di lavoro, quello apatico, quello egocentrico e chi sparisce di punto in bianco senza un perché.

Un mondo di figure un pò inquietanti ma verosimilissime, che vengono virate al comico con abilità dalla penna affilata di Selvaggia Lucarelli. Che ammette con un sorriso:

“Io questo libro l’ho scritto per una ragione fondamentale: per vendetta. L’ho scritto solo per vendicarmi, non c’è altro. Tant’è che in occasione dell’uscita dei precedenti libri, quelli che si sono riconosciuti in ciò che raccontavo, mi hanno sempre mandato un messaggio, chiamato, o per ringraziarmi o per lamentarsi. Questa volta invece,l’uscita del libro è stata accompagnata da un silenzio tombale. Eppure è impossibile che i protagonisti non si siano riconosciuti. Strano no?”

Vendetta riuscita, pare. Come nel caso del precedente volume firmato da Selvaggia Lucarelli, “Dieci Piccoli Infami”, il ritratto dei protagonisti è spietato. In questo caso, la lente del sarcasmo è concentrata su un certo universo maschile, ma anche sulle insicurezze ancora diffuse in quello femminile.

“Questi quattro anni di desolazione sentimentale si sono divisi così: nei primi tre anni è successo quello che racconto nel libro. ” racconta l’ autrice, “Ho cercato, ho incontrato, ho investito tempo ed energia.Vedevo i limiti di chi mi stava davanti ma trovavo quella unica cosa positiva, che spesso era veramente il nulla (“Eh, però ha delle belle mani. Eh, però…”) Mi aggrappavo a piccole cose insignificanti per trattenermi dal mollarlo, e così via.L’ultimo anno, che ha preceduto l’incontro con il mio attuale fidanzato, invece, non ne potevo più.A quel punto io avevo il terrore di investire anche un’ora della mia vita a cena, con una persona come quelle che ho descritto, per cui ho reagito con l’isolamento totale. Dopo che ho elaborato tutto questo però, mi sono detta:’Non posso non scrivere un libro per raccontare questi ‘casi umani’.'”

Il libro passa in rassegna nove ‘casi umani’, diversissimi per provenienza, caratteristiche, modalità di azione ed espressione. La domanda quindi nasce facile, cos’è che lega tutti questi tipi diversi, cos’è che li rende definibili come ‘casi umani’? La definizione della Lucarelli è la seguente:

“Il Caso Umano è quello sul quale ti continui a interrogare, a farti domande sui motivi dei suoi comportamenti, ma con tutti gli sforzi non riuscirai mai a rispondere alla domanda:’perché?'”

Una definizione che probabilmente incontra l’assenso di chi, in questa ‘via crucis’, c’è passata o ci passa, per brevi o lunghi periodi. Non è un caso che la platea di pubblico della presentazione del libro a Roma, presso la Red- Feltrinelli, fosse in stragrande maggioranza composta da donne. Che probabilmente condividono l’idea del potere liberatorio di una risata, in certi frangenti.

“Credo che tutto sommato, saper ridere di quello che ci accade sia una formula vincente. “, spiega Selvaggia Lucarelli “Se non minimizza, almeno sdrammatizza, e quindi ridimensiona quello che ci è accaduto. Per chi scrive poi, è sempre un buon punto di partenza raccontarsi senza prendersi troppo sul serio. E credo che sia anche ciò che fa sì che io abbia una nutrita platea di donne che mi seguono. Penso che piaccia  proprio questa cosa: che non mi vendo mai meglio di quello che sono. I miei limiti ci sono sempre tutti nei miei racconti. Questo fatto di non assolvere mai nemmeno me stessa, credo che sia una delle cose che fa funzionare di più i miei libri e il mio rapporto con il pubblico femminile che mi segue. La cosa migliore che possiamo fare, rispetto alle nostre ‘disgrazie’ sentimentali è farci ironia, e fare anche di più autoironia. Perché fare ironia e sarcasmo è una cosa facile, ridere di se stessi è ben più complicato.”

 

 

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