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Sanremo 2019: le pagelle di TuaCityMag

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sanremo 2019

Come se la stanno cavando i cantanti in gara in questo Festival Sanremo 2019? Ecco le pagelle di TuaCityMag

Achille Lauro: Rolls Royce

Doors, Amy, Marylin, Hendrix, Elvis… Le tombe in tumulto sono tante. E Morgan? Ci mette la famigerata Pietra Sopra. Voto: 3

Anna Tatangelo: Le nostre anime di notte

Sanremo si rinnova, la Tatangelo no. Il pezzo dimostra i suoi stessi anni. Almeno 20 in più. Voto: 4,5

Arisa: Mi sento bene

Beata te, verrebbe da dire. E noi, lo diciamo. Un po’ meno forse le nostre orecchie. Frastornate non tanto dalle melodie quanto dalla schizofrenia del pezzo. Hadley fa il suo, ma non certo miracoli. Voto: 5,5

Boomdabash: Per un milione

Reggae e divertimento suonano alieni sul palco più classico del mondo. In effetti fa strano anche a noi sentirlo a febbraio su Raiuno e non in agosto su una spiaggia.  Voto: 6, per l’allegria.

Daniele Silvestri: Argento vivo

Daniele si supera ancora una volta. Dopo due premi della critica, arriverà anche il terzo? Il duetto con Manuel Agnelli, poi, esalta un pezzo già perfetto. Quando si dice un’accoppiata vincente. Voto: 10

Einar: Parole nuove

Parole nuove, ritmi vecchi. Ma il suo è un esordio. Forse si aspettava come tutti un Sanremo un po’ più classico. Voto: 6,5, di incoraggiamento.

Enrico Nigiotti: Nonno Hollywood

Se ci fosse un premio per il pezzo più furbo, lui di certo lo stravincerebbe. Poteva stupirci solo se in duetto, al posto di Jannacci, portava con sé il redivivo nonno. Voto: 5,5

Ex-otago: Solo una canzone

Come abbiano fatto ad aprire (ma poi sarà vero?) un concerto dei Radiohead, solo Bisio lo sa. O forse hanno portato solo la canzone sbagliata? Non lo sapremo mai. Scialba e impalpabile, a voler essere gentili. Voto: 4

Federica Carta e Shade: Senza farlo apposta

Molto sanremesi anche loro. Curioso che ad esserlo siano proprio i più giovani. O ad Amici hanno solo vecchie videocassette del Festival? Piacevole quanto basta. Poi però, il venerdì, arriva Cristina. D’Avena. Ed è subito Magia. Voto: 6, alla coppia; 10,5 al trio. Nonostante gli occhiali di Shade.

Francesco Renga: Aspetto che torni

Noi no. Stavamo bene anche senza, ma tant’è.. Scelta di grande stile quella di invitare nella serata dei duetti l’étoile Eleonora Abbagnato. Classe sul palco come non si vedeva da tempo, ma non basta ad abbellire la canzone. Una Stella vola, l’altra no. Voto: 5

Ghemon: Rose viola

Come il degno compare di Lupin, sciabola un pezzo e lo divide a metà. Tra il classico e l’alternativo, il ritmo e la musicalità riuniscono quel che altrimenti suonerebbe dissonante. Voto: 7

Il Volo: Musica che resta

A voi questo pezzo. A noi…non ci resta che piangere. Citazioni che non meriterebbero una simil associazione, ma si incastrano perfette. Come le loro voci, che però, a differenza del nome, non decollano. Semmai precipitano. Voto: 3

Irama: La ragazza con il cuore di latta

Giovanissimo anche lui. Ma a dispetto dell’età tira fuori dal cilindro un testo intenso e inaspettatamente profondo. Come gli stessi sentimenti e suggestioni che evoca. Forti come un pugno nello stomaco. Per essere il primo, un ottimo tentativo. Quello con Noemi, nonostante la bravura dell’Artista, invece un po’ meno. Invitarla e cantarle sopra, diciamolo, non è proprio molto carino. Voto: 7 da solo; 5 in coppia.

Loredana Bertè: Cosa ti aspetti da me

A domanda, risposta: tantissimo. E tantissimo ci ha dato e continua a dare su quel palco. Una belva. Una tigre pronta a difendere con le unghie e con i denti una carriera lunga ed intensa. Dice che per lei sarà l’ultima volta a Sanremo. Speriamo in un podio che le faccia cambiare idea. Voto: 8,5

Mahmood: Soldi

Ritmi arabeggianti, voce incantatrice. Resta in testa come solo pochi pezzi sanno fare ad appena il secondo/terzo ascolto. Testo migliorabile, ma l’artista merita. Un talento innato nello stare sul palco. Tanto che dal duetto con Guè Pequeno è l’unico ad uscirne vincitore. Voto: 7

Motta: Dov’è l’Italia

Il titolo spacca. La musicalità del brano e la sua voce un po’ meno. Molto meglio in versione duetto. La voce graffiante di Nada porta quella giusta intensità e spessore che in effetti mancavano. Voto: 6 da solo; 8 alla coppia.

Negrita: I ragazzi stanno bene

Un pezzo che al primo ascolto passa (quasi) inosservato. Ad un secondo più attento, colpisce. Al terzo resta impresso. Come certe frasi che rimarranno per sempre nella memoria: “Cos’è la libertà? È non avere più paura”. E la compagnia di Ruggeri e Roy Paci gli fa ancora meglio. I ragazzi stanno davvero – tutti – bene. Voto: 7,5

Nek: Mi farò trovare pronto

Chi non se lo ricorda bello e giovanissimo, pronto a far danzare le ragazze solo con un battito di ciglia? Occhi a parte, belli come sempre, il pezzo non convince. Forse neanche lui. Voto: 5

Nino d’Angelo e Livio Cori: Un’altra luce

Un duo particolare per un Festival particolare. Dialetto e bel canto la fanno da padrone. Ma se convincono i più grandi, non si può dire lo stesso del pubblico più giovane. Voto: 6,5

Paola Turci: L’ultimo ostacolo

Di pezzi, sì, ne ha sicuramente interpretati di migliori. Ma Paola Turci è Paola Turci. Ha un’intensità e un magnetismo tale che potrebbe portare su quel palco la qualunque, e chiunque. Da donna e artista di un certo spessore sceglie però un duetto insolito con Beppe Fiorello. E il tentativo la premia. Voto: 8

Patty Pravo con Briga: Un po’ come la vita

Sarà stata pure la Divina, ma quel che resta più impresso di lei in questo Sanremo è stato sicuramente il look. La voce un po’ meno. Molto meglio se la cava il suo compare. Il trio con Giovanni Caccamo ne risolleva un po’ le sorti. Voto: 6. Alla memoria.

Simone Cristicchi: Abbi cura di me

Intenso come sempre, anzi forse anche di più. Una poesia sull’amore e sul prendersi cura dell’altro. Lontana mille miglia dalle melense ovvietà sanremesi. Scalda il cuore e fa scendere un’inedita lacrimuccia. Voto: 8

The Zen Circus: L’amore è una dittatura

“Dov’è l’Italia” dovrebbe essere il titolo di questa di canzone. Un testo graffiante e scorretto, ma giusto. Perfetto per un Sanremo sotto strettissima osservazione, come non succedeva – ahinoi – da decenni. L’unione con Brunori Sas completa un quadro già (drammaticamente) perfetto. Voto: 7,5 al pezzo. 10 al testo.

Ultimo: I tuoi particolari

Torna e fa il bis. Forse. Lo scorso anno vincitore tra le nuove proposte, quest’anno chissà. Un pezzo interessante, soprattutto per un giovanissimo che i suoi brani se li scrive da solo e non in compagnia di altre sette-ottocento mani come molti suoi colleghi. E bravo Niccolò, ci vien da dire. Voto: 7

2 COMMENTS

  1. Ragazze, 10 a voi!
    Per quel che ne ho visto sono perfettamente d’accordo con i vostri giudizi!
    Carla

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