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Sampietrini, l’ eterno dilemma romano

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I sampietrini sono croce e delizia per romani e turisti, mentre arriva il nuovo Piano Sampietrini ecco un pò di storia e curiosità sul ‘sercio’ romano

A Roma si torna a parlare di “piano sampietrini”. Via dalle strade a scorrimento veloce, posizioniamoli solo nelle zone pedonali. Lo stabilisce la giunta Raggi, dopo una serie di attente riflessioni sulle priorità di Roma Capitale.

I sampietrini saranno rimossi da 68 strade a scorrimento veloce, fra cui Via Nazionale, Viale Aventino, e via IV Novembre, per essere spostati in centro, per la gioia dei turisti, che non vedono l’ora di passeggiare sui famosi “selci” della città eterna.

Una polemica stagionale, quella che riguarda il sampietrino. Simbolo della città, il “selcio” o in romano il “sercio“, altro non è se non un blocco di leucitide, un particolare tipo di roccia estratto storicamente da alcune cave dei Colli Albani.  

Se, come diceva Karl Mark, di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno, di sampietrini saranno lastricate le vie del centro.

Ma come sono arrivati a Roma gli infernali e bellissimi serci, croce e delizia dei romani?

I primissimi selci, classici cubetti a forma di piramide tronca, posizionati uno accanto all’altro, arrivarono a Roma nel ‘500, quindi relativamente tardi rispetto alla storia di Roma.

Servivano per far scivolare meglio le carrozze, soprattutto quelle che si recavano in Vaticano da Papa Sisto V; prendono infatti il nome sampietrini proprio perché per primi furono messi a Piazza San Pietro.

Fu sempre un Papa, Clemente XII Corsini che, oltre duecento anni dopo, ordinò di posizionarli in strade e rioni adiacenti le mura vaticane, fino ad arrivare a Via del Corso. Ma è con l’Unità d’Italia che il Sanpietrino diventa maggiormente richiesto per la pavimentazione della città, di cui, di fatto diventerà simbolo insieme ai monumenti storici come il Colosseo e il Pantheon.

Ad esempio, dopo la Breccia di Porta Pia, nel 1870, a Piazza Navona fu rinnovata la pavimentazione, usando proprio dei sampietrini, sui quali ancora oggi milioni di romani e turisti passeggiano.

Se nel 1927, metà strade di Roma erano lastricate di Sampietrini, oggi la situazione è di poco cambiata. Li troviamo ovunque, da Rione Trastevere a Piazza di Spagna, da Rione Monti alla Stazione Termini.

Per non parlare poi della leggende che aleggiano intorno a del “Cuore di Nerone”, o “Cuore di Bernini” o “Cuore di Michelangelo”, insomma a quel sampietrino “nascosto” col bassorilievo a forma di cuore rovesciato che si trova fa gli oltre 200 nel sagrato di San Pietro.

I romani li amano e li odiano, come del resto accade per la città intera. Croce per le donne con i tacchi alti, così come per auto e motorini, a cui diciamoci la verità, fungono da ‘vibratori’. In quanto a fastidi, i sampietrini se la giocano con le buche di Roma, anch’esse croce senza fine per pedoni, moto e automobilisti. Ma cosa sarebbe la Città Eterna senza i suoi serci?

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