aborto

In Rwuanda 50 donne condannate per aborto, 6 delle quali con pena all’ergastolo, sono state graziate, il giorno in cui in Italia si ricordava l’adozione della legge 194

Il Ruanda ha graziato 50 donne che erano state incarcerate per aborto.

Le attiviste per i diritti umani hanno accolto con favore la liberazione delle donne, sei delle quali erano state condannate all’ergastolo – la più alta pena disponibile per i tribunali – due per 25 anni e le altre per pene da 12 a 20 anni.

Secondo quanto riportato da The Guardian, la dott.ssa Agnes Odhiambo di Human Rights Watch in Kenya, ha affermato che queste donne non avrebbero mai dovuto essere incarcerate.

“Le donne e le ragazze non dovrebbero mai finire in prigione per aver esercitato i loro diritti riproduttivi. Il governo del Ruanda dovrebbe rimuovere le misure punitive per le donne che subiscono aborti “.

Il Rwanda ha rivisto il proprio codice penale nel 2018, consentendo l’aborto solo per casi di minori, stupri, matrimoni forzati, incesti e casi in cui la gravidanza rappresenta un rischio per la salute.

Anche quando è consentita l’interruzione di gravidanza, questa deve comunque essere eseguita da un medico e ciò rappresenta un ulteriore problema in un paese in cui i medici sono scarsi: 1 ogni 10055 presone. Questa condizione rendere quasi impossibile l’accesso a aborti sicuri per molte donne e ragazze, in particolare quelle che sono povere, analfabete e provenienti dalle zone rurali. Le infermiere e le ostetriche che si occupano da sole dell’80% dei parti, sarebbero in grado quanto i medici di fornire cure per l’aborto sicuro, ma ciò è proibito. Inoltre, sottolineano gli attivisti, il rischio di arresto per  le donne significa che queste non cercano assistenza medica dopo un aborto non sicuro.“

Il rapporto del Guttmacher Institute del 2013 stima che circa 60.000 aborti si verificano ogni anno in Ruanda e che il 22% delle gravidanze non intenzionali si conclude con l’aborto.

Le ultime cifre disponibili mostrano che nel 2014 c’erano 227 donne incarcerate per aborto. Non è chiaro quante stiano ancora in prigione.

Uno scenario non troppo lontano nella nostra storia recente, che ci ricordi come i diritti riproduttivi delle donne siano tra quelli più difficili da ottenere, e poi da far valere, per le donne di tutto il mondo. La notizia della grazia per queste 50 donne in Rwanda, è arrivata, tramite Amnesty International, lo scorso 22 maggio, giorno in cui in Italia si celebrava l’ottenimento di una legge sull’aborto, datata 22 maggio 1978, e che a tutt’oggi risulta tra le leggi più contestate, soggette ad interpretazione, e di complessa reale applicazione dell’ordinamento italiano.

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