Rosita e Ottavio Missoni
Rosita e Ottavio Missoni Fonte: Wikipedia/ Pubblico dominio

Quella di Missoni è, innanzitutto, una storia d’amore. L’amore sbocciato nel 1948 a Londra tra l’atleta 27enne Ottavio Missoni e la giovanissima, appena 16enne, Rosita Jemini. Lei si trovava in Inghilterra per approfondire lo studio della lingua inglese, lui per portare a casa medaglie, gareggiando con gli azzurri alle Olimpiadi.

Ottavio Missoni era infatti un corridore che già si era fatto notare sulle piste di atletica. Era nato nel 1921 a Ragusa, in Dalmazia, ed era cresciuto a Zara. Rimase sempre profondamente legato alla sua terra, come tanti altri italiani conterranei. In gioventù aveva iniziato a correre e a mietere i primi successi. Per mantenersi aveva anche sfruttato il suo fascino lavorando come attore di fotoromanzi a Milano. Quando si incontrano, Rosita è ancora una studentessa, figlia di commercianti di tessuti.

Quando si conoscono la differenza di età è notevole eppure, nel giro di pochi anni, si sposano e iniziano la loro vita insieme. Una vita che, sin da subito, unisce privato e lavoro.

Rosita e Ottavio Missoni si sposano nell’aprile del 1953 a Golasecca, un paesino sul Ticino dove Rosita è nata e cresciuta. Lo stesso anno aprono il loro primo laboratorio, a Gallarate. Un capannone in affitto con quattro operaie che davano loro una mano. Rosita si occupava di disegnare gli abiti,  Tai di portare in giro i campionari e scegliere i tessuti.

Passa poco tempo però, e i Missoni trovano casa. A Sumirago nella campagna di Varese costruiranno il loro mondo privato e creativo, in una villa immersa nel verde che diventerà loro rifugio e quartier generale.

Tra il 1954 e il 1958 nascono i loro tre figli: Vittorio, Luca e Angela.

Delle creazioni di Missoni si inizia a parlare negli anni ’60.

1966 data la prima sfilata al Teatro Gerolamo di Milano, un grande successo. Seguito, l’anno dopo, da un memorabile scandalo a palazzo Pitti, dove, per un problema tecnico, Rosita fece sfilare le sue modelle senza reggiseno, non tenendo conto dell’illuminazione che sottolineava il nude look, e anticipava un po’ troppo i tempi.

Ormai però non c’è scandalo che tenga. Di Missoni si parla molto tra gli addetti ai lavori, e anche la stampa specializzata si accorge delle creazioni pratiche e colorate dei due coniugi, che anticipano tutti i trend del decennio che sta arrivando.

Dopo le copertine in Italia (la prima fu di Arianna), arrivano anche gli stranieri. Diana Vreeland, l’onnipotente direttrice di Vogue, trascina Ottavio Missoni a New York e gli spalanca le porte del suo primo negozio oltreoceano, quello di Bloomingdale’s.

Quella sacerdotessa della moda si era innamorata di quella straordinaria e unica lavorazione dei tessuti, di quell’esplosione di colori, quel mix di consistenze battezzato put together, con cui i Missoni hanno rivoluzionato il concetto stesso di maglieria e che, ancora oggi, ci fa riconoscere alla prima occhiata e senza ombra di dubbio che ‘quella maglia è di Missoni’.

Gli anni ’70 sono il decennio in cui il brand esplode. I Missoni decidono di lasciare le sfilate di Firenze per presentare i loro capi solo a Milano che, grazie a loro, e a un altro manipolo di grandi nomi del made in Italy che faranno la stessa scelta, diventerà di lì a poco, la capitale mondiale del pret-a-porter.

Nel 1979 Milano riconoscerà a Missoni la medaglia d’oro al valor civile, mentre nel 1983 lo stilista disegnerà i costumi per la Lucia di Lammermor della Scala. Nel 1986, insieme agli altri alfieri del made in Italy, Missoni viene ricevuto al Quirinale dove viene insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica.

A differenza del destino della maggior parte delle firme degli anni d’oro della moda italiana, quella di Missoni riesce a rimanere una storia di famiglia. Man mano che gli anni passano, Ottavio e Rosita danno spazio ai loro tre figli che prendono in mano le redini dell’azienda, aiutati anche dai nipoti ormai grandi.

Una famiglia unita, la cui serenità viene squarciata dalla tragedia dell’improvvisa morte di Vittorio, scomparso nell’incidente aereo di Los Roques del 2013. Da quel giorno, il dolore appesantisce la vita di Ottavio che, ormai novantenne, di lì a poco muore.

La storia di Missoni però non se ne va con lui, il creatore di uno stile che rimane inconfondibile, le cui ‘composizioni su tessuto’ sono state più volte paragonate a opere di arte contemporanea.

Come in tutte le famiglie, la storia continua con nuove generazioni e nuove idee, sempre guidate dal faro dell’amore per il bello e per l’eccellenza.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi