Home Libri ROSELLA POSTORINO RACCONTA “LE ASSAGGIATRICI”

ROSELLA POSTORINO RACCONTA “LE ASSAGGIATRICI”

2001
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Il corpo delle donne al servizio del male assoluto. Questo uno dei temi forti affrontati da Rosella Postorino nel suo ultimo romanzo, “Le assaggiatrici”, edito da Feltrinelli. La scrittrice, che lavora come editor di Einaudi Stile Libero, usa la prima persona singolare per raccontare la storia realmente accaduta di Margot Wölk, una delle assaggiatrici di Hitler chiamate a mangiare il cibo destinato al dittatore per assicurarsi che non fosse avvelenato. Una storia plurale di figure femminili che si muovono nella cosiddetta “zona grigia”, diventando piccoli ingranaggi di una tragedia più grande e incarnando il labile confine tra vittima e carnefice.

Alla vigilia della Giornata della Memoria, l’autrice ha parlato di genesi e svolgimento della propria opera in un’affollata presentazione romana assieme agli scrittori Melania Mazzucco e Paolo Di Paolo, che hanno animato la conversazione con spunti di riflessione e letture. “L’idea è nata nel settembre 2014, leggendo un trafiletto in cui questa donna ormai novantaseienne, Margot Wölk, confessava per la prima volta di essere stata un’assaggiatrice di Hitler – ha detto Rosella Postorino – Fatta questa scoperta, visto che ignoravo l’esistenza di simili figure, ho provato a mettermi in contatto con questa donna e quando finalmente le mie ricerche hanno avuto esito positivo grazie all’interessamento di un’amica tedesca, ho scoperto che la signora era morta da qualche giorno. All’inizio ho pensato fosse un segno per chiuderla lì, poi però ho capito che questa storia mi ossessionava troppo per non parlarne”.

Così la scrittrice ha fatto un sopralluogo in Polonia, all’epoca Prussia orientale, per tornare su luoghi e persone della vita di Margot, scelta come assaggiatrice perché ospite dei suoceri nei pressi di un quartier generale di Hitler durante l’offensiva sovietica. La protagonista del libro, però,si chiama Rosa Sauer perché, non avendo mai potuto parlare con Margot, l’autrice decide di mettersi in gioco in prima persona (il suo nome all’anagrafe è Rosa ndr)

“Mi sono chiesta – ha aggiunto la scrittrice – come avrei agito io al posto suo. Lei non era una fanatica del nazismo ma una donna, come tante altre, privata dalla guerra del marito e del cibo, che mangiava con regolarità assieme ad altre in un misto di terrore e piacere. Loro preservavano la vita del Führer, sempre inaccessibile e che, come una divinità, intanto decideva vita e morte di tutti. Di fatto le assaggiatrici di Hitler erano complici del male che non avevano scelto, in un meccanismo di sopravvivenza come quello che è la nutrizione. Il corpo senza cibo muore, quello stesso corpo al servizio di un totalitarismo che, come tutti i regimi dittatoriali, contiene violenza, razzismo, xenofobia, misoginia e, più in generale, disprezzo per la vita altrui. Ho dato alla protagonista il mio nome e ho lavorato al romanzo con una grande carica emotiva, perché in tematiche così forti, unite alla colpa ultima di essere sopravvissuti all’orrore, ho ravvisato una condizione universale dell’essere umano fatto di limiti e contraddizioni”.
Una materia così incandescente intrisa di resa e rivolta, per esempio nella “scandalosa ribellione” di contatti erotici della protagonista con un nazista, è descritta da Rosella Postorino con una lingua compatta e pulita: “Il fienile era la nostra tana. Ogni crimine ne ha una”. Il romanzo, alla seconda ristampa già nella prima settimana di uscita, sarebbe di sicuro un papabile finalista al premio Strega, se Feltrinelli decidesse di ritornare nella competizione letteraria, ma intanto è stato venduto negli Usa. Chissà che in linea con i tempi non ne possa nascere una serie, magari prodotta da Netflix. E con quest’auspicio, basato su caratteri e dinamiche senza tempo, vi auguro buona lettura.

Valentina Maresca

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