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RICORDANDO TRISHA BROWN: MONICA VANNUCCHI E I SUOI CORPI IN BILICO

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Presentato pochi giorni fa nella cornice dell’Opificio Romaeuropa il libro “Corpi in bilico – Danza contemporanea per gli attori” di Monica Vannucchi. Vicedirettrice e docente di danza contemporanea all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio d’Amico, l’autrice diventa co-protagonista della sua stessa presentazione.

Al centro dell’obiettivo si palesa infatti, sfocata ma non troppo, la figura di Trisha Brown. Dal suo corpo in movimento, mostrato al pubblico tramite alcune preziosissime registrazioni video, a quello raccontato dalle parole di chi, nel tempo, ha avuto modo di ammirarla con i suoi stessi fortunatissimi occhi.

Sul palco, oltre a Lorenzo Salveti, storico Direttore dell’Accademia Silvio d’Amico, tre donne: Monique Veaute, Presidente della Fondazione Romaeuropa; Donatella Bertozzi, storica critica della rubrica Danza sul Messaggero; e ovviamente Monica Vannucchi. Importanti, ciascuna a modo proprio, per poter raccontare al meglio uno dei personaggi chiave della danza contemporanea.

Tra le fondatrici della post-modern dance, Trisha Brown, va ben al di là della semplice definizione di ballerina e coreografa. Quel che fa al concetto stesso di danza è a suo modo rivoluzionario. La prende, la osserva, la studia, e le ridà nuova forma, restituendola al mondo sotto una luce totalmente differente e innovativa rispetto al passato. Spiega l’ autrice del libro, Monica Vannucchi: «La post-modern dance fece scalpore perché negò con veemenza l’estetica della danza praticata fino ad allora, sostenendo che è il movimento in se stesso a essere interessante, indipendentemente dall’esecutore o dalla qualità dell’esecuzione. Ne derivò che per  accostarsi alla danza non era più obbligatorio possedere un corpo particolare, dotato tecnicamente e istruito alla disciplina attraverso anni di lavoro. La danza quindi si spostava nella strada, e l’uomo della strada poteva legittimamente mettersi a danzare».

E dunque, chi meglio dell’autrice di questo libro poteva presenziare all’incontro “Ciascuno è attore della propria danza – Ricordando Trisha Brown” all’interno di un Festival, quello di Romaeuropa, che, negli anni, ha cercato e anche ospitato più volte questa icona unica della danza contemporanea? O viceversa, quale cornice migliore di questa poteva ospitare la presentazione prima di un libro come “Corpi in bilico”? Senz’altro nessuna.

Un vicendevole rimando di citazioni o, per meglio dire, di Cit(t)azioni. Quelle stesse che ha messo in scena più volte e sotto diverse forme con i suoi allievi la docente e coreografa Monica Vannucchi, che nel suo libro descrive in maniera tanto dettagliata quanto appassionata, lasciando trasparire un’energia unica, pari soltanto a quella dei corpi in movimento protagonisti delle azioni che di volta in volta hanno preso vita nei luoghi più accademicamente impensati.

Dalle trasandate periferie romane alle mura ben più austere del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, fino ai più sperduti vicoli spoletani all’interno del Festival dei Due Mondi.

Cit(t)azioni, che assieme a Il sogno di mia madre, e Noi, gli eroi, completano l’opera “Corpi in bilico”, memoria scritta di chi ha portato in scena e plasmato nel tempo numerosi altri corpi. Quelli neutri e neutrali di chi dovendo imparare a rapportarsi con un pubblico “altro”, deve innanzitutto fare i conti con se stesso, e dipingere sui propri bianchi abiti movimenti nuovi e colorati, in grado di lasciare un segno indelebile negli occhi di chi, attento, osserva. Proprio come nei decenni appena trascorsi fece un’icona del calibro di Trisha Brown.

E per chi si fosse incuriosito abbastanza, tanto da voler scoprire e ammirare con i propri occhi questo meraviglioso mondo, qui sotto i link degli spettacoli attualmente in scena all’interno del Festival Romaeuropa: https://romaeuropa.net/festival-2017/ .

 

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