Stasera in tv, il film “Tutti i soldi del mondo” di Ridley Scott che narra il rapimento di Paul Getti III. Qui vi raccontiamo la vera storia

Torna in tv il film “Tutti i soldi del mondo” di Ridley Scott, uno dei più grandi registi di Hollywood (autore di titoli come Blade Runner, Alien, il Gladiatore), che racconta uno dei casi di cronaca che più sconvolse l’ Italia (e non solo) negli anni ’70: il rapimento di Paul Getty III, una storia vera. Protagonista, nel ruolo centrale per il film, quello di Gail Harris, la madre di Paul, è Michelle Williams, nel cast anche Mark Walberg.

Il rapimento di Paul Getty: la storia vera

Era il 10 luglio 1973 quando il giovane Paul Getty III, 19 anni,  nipote del magnate del petrolio e allora considerato l’ uomo più ricco del mondo, Paul Getty,  venne rapito a Roma, in piazza Farnese. Il ragazzo viveva nella capitale con la madre, Gail Harris e qui, come tanti suoi coetanei dell’ epoca, aveva abbracciato uno stile di vita da hippy bohémien, frequentando con la stessa assiduità locali notturni  e mercatini dell’ usato, consumando le sue giornate tra i vicoli che si dipanano tra piazza Navona e Campo de’ Fiori, vendendo oggetti di artigianato fatti con le sue mani e arrotondando di quando in quando  come comparsa nelle produzioni cinematografiche di Cinecittà.

Insomma, un ragazzo come tanti, che tutto sembrava meno che uno degli eredi del più sterminato patrimonio privato dell’ epoca. Chi lo rapì in piazza Farnese era ovviamente bene informato e l’obbiettivo finale del  sequestro era proprio il tesoro della sua famiglia. Ma i malviventi avevano fatto male i loro conti e si scontrarono presto con un vero osso duro, il nonno del ragazzo.

Si diffuse presto l’ idea che il sequestro fosse una messa in scena orchestrata dallo scapestrato giovanotto, per ‘scucire’ soldi al nonno e poi goderseli con gli amici. Solo Gail Harris, la coraggiosa madre di Paul, capì da subito che il figlio era davvero nelle mani di una banda criminale e si dichiarò, tramite i mezzi di informazione, disposta a trattare, combattendo con le unghie e con i denti per essere ascoltata, mentre tentava di convincere anche i famigliari che il figlio era in pericolo. Di parere diverso era infatti la vera controparte delle richieste di riscatto: il vecchio Paul Getty.

L’uomo più ricco del mondo

L’uomo più ricco del mondo, circondato dalla fama di vecchio avaro, dichiarò che dell’ eventuale riscatto del ragazzo avrebbe dovuto incaricarsi il padre, Paul Getty II, che da tempo aveva abbandonato lavoro, moglie e figlio per dedicarsi a una nuova compagna e a una vita girovaga. Inoltre, Paul Getty fece sapere che, avendo lui in quel momento 14 nipoti, pagare un riscatto per Paul III avrebbe aperto una strada ai malintenzionati che avrebbero potuto fare la stessa cosa anche con gli altri. Insomma, vero o falso, il sequestro del nipote non era cosa di cui l’ anziano petroliere aveva intenzione di occuparsi.

Fino al giorno in cui la ferocia e la poca pazienza dei rapitori divennero chiare a tutti. Arrivò alla redazione de “Il Messaggero”, il quotidiano romano che più di tutti stava dando spazio alla vicenda, un macabro ‘souvenir’ in una bustina sigillata: l’ orecchio del giovane Getty, accompagnato da una lettera che non lasciava dubbi sulla determinazione dei sequestratori.

Vi si leggeva, tra l’ altro, “Da oggi in avanti tutto quello che vi diciamo sarà fatto, cioè questo è il primo orecchio di Paul, fate gli accertamenti se è suo e se entro dieci giorni la famiglia pensa ancora che è una burla fatta da lui, gli arriva anche l’altro, in poche parole gli arriva tutto a pezzettini”…L’ orribile prova della serietà del rapimento fece una grandissima impressione sull’ opinione pubblica italiana e internazionale e marchiò l’ intera stagione dei sequestri.

Il ragazzo, una volta libero, raccontò quell’ esperienza in modo lucido e diretto:

 “Ero pietrificato. La cosa peggiore fu il rumore, come di un foglio di carta che si strappa. Non ci fu dolore, né tanto sangue. Tutti dicevano: ‘Sei coraggioso’”.

Seguirono foto, recapitate all’ altro quotidiano romano, “Il Tempo”, che ritraevano il giovane in prigionia, con l’ orecchio mozzato ma vivo. A quel punto anche il coriaceo nonno dovette cedere e accettò di provvedere al riscatto, pagandolo in parte direttamente, in parte a titolo di prestito (di cui prevedeva la restituzione con gli interessi), al padre del giovane.

Rapimento di Paul Getty : l’epilogo

Paul venne infine fu libero. Dopo cinque mesi in mano ai rapitori, e fu ritrovato in una stazione di servizio a Lauria, in Basilicata. Il ragazzo lasciò l’ Italia e continuò la sua vita, (segnata da quell’ esperienza) da artista girovago e anticonformista. Nel 1981 un’ overdose lo lasciò paralizzato, morì a Londra a soli 54 anni, nel 2011.

Per il suo rapimento vennero arrestate nove persone. Solo due furono condannate, le altre sette, tra cui alcuni boss della ‘ndrangheta, furono rilasciate per mancanza di prove.

Il film girato in parte anche a Roma, è il racconto di quei giorni convulsi. Giorni che tennero con il fiato sospeso un ragazzo, una madre e il mondo intero.

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