quentin tarantino festa del cinema di Roma
Quentin Tarantino alla Festa del Cinema di Roma Foto: tua City Mag

Oggi è il giorno di Quentin Tarantino alla Festa del Cinema di Roma. Dopo Jessica Chanstain e Johnny Depp, un’altra star internazionale arriva sul red carpet dell’Auditorium. Il regista americano, cult per almeno un paio di generazioni di cinefili, ritirerà oggi il premio alla carriera dalle mani di Dario Argento e si concederà a un lungo incontro con il pubblico in programma alle 19. Intanto, in mattinata, ha incontrato la stampa e ha raccontato molto del suo lavoro e della sua visione del cinema.

E c’è da dirlo, ogni sua parola, ogni sua riflessione trasuda una passione per il grande schermo che ha pochi eguali, anche tra i suoi colleghi.

Gioviale, sorridente, disponibile, concede lunghe risposte, abbondanti sorrisi e anche qualche battuta.

Ecco come si è raccontato Quentin Tarantino alla Festa del Cinema di Roma.

L’ultima opera del regista di Pulp Fiction non è un film ma un libro, un romanzo che è anche una sorta di spin off del suo ultimo film C’era una volta Hollywood un’esperienza nuova, di cui è molto orgoglioso. Un volume che i tanti fan di questo autore cult troveranno interessante anche perchè, a detta del regista : “’non è tratto dal film, lo ‘espande’”.

Cosa ha detto Quentin Tarantino alla Festa del Cinema di Roma

Le curiosità, avendo davanti un uomo che con la sua creatività irriverente ha saputo innovare il cinema della sua generazione, sono veramente tante, e lui risponde. Quasi a tutto. Per esempio alla domanda reiterata di un seguito di qualcuno dei suoi film, Kill Bill III forse? Risponde solo ‘mah chissà’. Per il resto, ecco come si è raccontato e ha raccontato il suo cinema.

Un cinema che si ama o si odia, e non tutti lo hanno capito, soprattutto all’inizio.

Ma anche oggi, con la mannaia pendente sulle opere,  rappresentata dall’esasperazione del concetto di politically correct, soprattutto a Hollywood, avrebbe fatto un film come Pulp Fiction?

Che ne pensa delle critiche che le sono state spesso rivolte?

“Bisogna credere in quello che si fa e andare avanti, sempre. Anche quando è uscito Pulp Fiction, a fronte di giudizi positivi sono piovute le critiche. Vedevo giornali, che per due pagine non facevano che dire male del film. Questo non è importante, quello che è importante è che quel film fosse significativo, anche per chi lo criticava. Se spendi tutto quel tempo a parlarne, bene o male, vuol dire che significa qualcosa. E questa è l’unica cosa importante. Le critiche ci saranno sempre. Bisogna imparare a non essere troppo sensibili su questo. Ci sarà sempre qualcuno a cui il tuo film non piacerà, e bisogna esserne consapevoli. Penso che Pulp Fiction in qualche modo abbia reso più aperto il cinema degli anni ’90.

Come vede il cinema, dopo l’uragano della pandemia? Sopravviverà secondo lei?

Beh spero di sì e credo di sì. Io ho una sala cinematografica e quando abbiamo riaperto abbiamo avuto il pieno, la gente ha ancora voglia di andare al cinema e secondo me ce l’avrà sempre. Almeno spero, visto che ne sto comprando anche un’altra di sala cinematografica. Diciamo che, forse è il punto di vista di una realtà che propone una programmazione particolare, rivolta a un pubblico di nicchia, forse è vero che i grandi blockbuster stanno vivendo un momento più difficile.

Come funziona il processo creativo dietro ai suoi film? Da cosa trae ispirazione?

La cosa più importante all’inizio è mettere la storia su carta. La scrittura della storia e dei personaggi. Sono i personaggi stessi, una volta delineati, a guidarmi. Quando arrivo a girare, è quasi tutto già deciso. Certo, c’è il lavoro con gli attori, ma tutto è già ben strutturato.

Sono cambiate le sue priorità da quando è diventato padre (18 mesi fa ndr)?

In realtà ho scelto di diventare padre adesso, alla fine della mia carriera e le priorità sono cambiate tutte, proprio perché non lavoro più così tanto come prima. La mia vita è cambiata.

Con quale suo personaggio andrebbe più d’accordo?

Non ha dubbi, e cita i due protagonisti di C’era una volta a Hollywood, dicendo che sicuramente andrebbe d’accordo con Cliff, mentre non sopporta Rick che è troppo lamentoso. Ha avuto tutto e non lo ha apprezzato.

C’è anche tempo per una domanda che gli fa togliere un sasso dalla scarpa: il peggiore film mai fatto?

Birth of a nation, di Griffitt, accusato di essere un riferimento culturale per la ricostituzione del Ku Klux. Klan.

Tua City Mag vi racconta la Festa del Cinema di Roma in collaborazione con:

Sanitaria Ortopedia Monti di Creta,

Stil Novo Club Roma,

ASD Hvallo Martignano

Monica Micò Consulente d’Immagine e Personal Shopper

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