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PINK FLOYD: A ROMA IL MITO IN MOSTRA

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Pink Floyd Their Mortal Remains Foto:©.Barbara Quattrocchi/TuaCityMag
Mostra Pink Floyd Their Mortal Remains Ph:©Barbara Quattrocchi/TuaCityMag

Sbarca al Macro di Roma,da domani, The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains, l’attesa retrospettiva sui cinquant’anni di storia dei Pink Floyd.

 TuaCityMag ha incontrato all’apertura Roger Waters e Nick Mason, fondatori dei Pink Floyd, nonché la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che esordisce:

“È un onore poter ospitare questa mostra, siamo orgogliosi di essere il primo Paese al di fuori dell’Inghilterra a farlo. Stiamo ospitando dei miti.Quando i Pink Floyd hanno cominciato a suonare non ero nata; ma quando ho ascoltato la loro musica per la prima volta ho sentito un ‘bang’.”

Per la prima volta questa colossale esposizione dedicata uno tra i più importanti fenomeni musicali dagli anni sessanta in poi, varca i confini del Regno Unito dove è stata visitata da più di 400000 persone per approdare al MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di via Nizza, a poche centinaia di metri di distanza dallo storico palco del Piper dove, ricorda Nick Mason, i Pink Floyd debuttarono nell’aprile del 1968, in uno dei loro primi concerti in Italia.

Un legame stretto quello che intercorre tra il nostro Paese e Roger Waters anche nella vita privata, in particolare con Aprilia, dove il padre perse la vita nella Seconda Guerra Mondiale a pochi mesi dalla sua nascita, ed Anzio.

The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains, è un suggestivo tuffo nei suoni e nelle atmosfere psichedeliche dei Pink Floyd, una sorta di full immersion tra locandine, strumenti musicali, vinili e gonfiabili: più di 350 oggetti mai visti prima che ripercorrono in modo inedito la storia di questo leggendario gruppo britannico, tra questi l’iconico Algie, il celebre maiale gonfiabile di Animals e una ricostruzione del muro The Wall.

Più che uno spazio espositivo, quindi, un’esperienza che si esprime al massimo nella Performance Zone, lo spazio audiovisivo che ricrea l’ultimo concerto dei quattro membri della band al Live 8 del 2005 con una versione di Comfortably Numb appositamente mixata in esclusiva per Roma.

“Rivedere alcuni di quegli oggetti ha richiamato alla memoria molte immagini e sensazioni ma, anche se può sembrarlo, il percorso che segue questa mostra non è stato premeditato”. racconta Roger Waters che tuttavia sembra più proiettato nell’avvenire che nel passato e così, accecato dai flash e sovrastato da un gigantesco gonfiabile, aggiunge:

“Non sono legato al lascito della band: quello che lasciamo alle spalle ha importanza solamente se abbiamo fatto un buon lavoro, ed io sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto, ma sono più interessato a voi.

Anche negli anni ’70 il mondo sembrava consumato ma c’era più empatia, viaggiamo verso l’estinzione del genere umano pagando un caro prezzo.”

Il logo scelto per la mostra è una rivisitazione dell’iconico prisma della celebre copertina di The Dark Side of the Moon e,  proprio con riferimento al noto verso di Brain DamageThere’s someone in my head but it’s not me (C’è qualcuno nella mia testa, ma non sono io)”, Roger Waters torna di nuovo a sottolineare che l’empatia è la chiave per la comprensione.

“Sono preoccupato per le nuove generazioni e vorrei dire loro di mettere da parte i cellulari e di comunicare gli uni con gli altri, godersi l’umanità per entrare in empatia con tutti gli altri essere umani.”

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