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Piccole Donne torna al cinema per raccontare una storia che ha già stregato molte volte sul grande schermo

Il film della settimana “Piccole Donne” che torna al cinema con una nuova, attesa versione firmata dall’ attrice, sceneggiatrice e regista statunitense Greta Gerwig. Dopo il successo di Lady Bird, la Gerwig si è cimentata infatti nell’ottavo adattamento cinematografico del noto romanzo di Louisa May Alcott. Un cast stellare per una storia senza tempo che ieri come oggi vede la figura femminile  dover lottare per i propri diritti. Emma Watson interpreterà Meg, Saoirse Ronan (già musa in Lady Bird) vestirà i panni di Jo,  Florence Pugh sarà Amy ed Eliza Scanlen Beth; mentre Laura Dern  per questo adattamento cinematografico è Marmee, la straordinaria Meryl Streep zia March ed infine la nascente star Timothée Chalamet, che abbiamo visto in Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino  e recentemente in Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen, per la Gerwig è Laurie. Ad assicurare poi il successo del film ci saranno le musiche di Alexandre Desplat (due volte premio Oscar) e i costumi di Jacqueline Durran (un Oscar per i costumi di Anna Karenina nel 2013). Si punta più all’ambizione femminile che all’amore in questo adattamento della Gerwig che ha voluto, come fu per le versioni del 1933 e del 1949, accorpare i due romanzi Piccole donne e Piccole donne crescono.

La storia delle famose sorelle March,  Amy, Meg, Beth  e Jo, che ha accompagnato i sogni delle ragazze di almeno quattro generazioni, vede infatti solo nel cinema ben sette adattamenti del romanzo di Louisa May Alcott prima di arrivare a quellodi oggi.

Una vicenda dal sapore autobiografico per la scrittrice statunitense, anche lei una, la seconda, di quattro sorelle.  In fondo Jo March altro non è che l’alter ego dell’autrice che nel 1879 perse la sorella più piccola e adottò la figlia della sorella, Louisa May Nieriker (“Lulu”), che aveva solo due anni.

Sorelle, donne e persone, sono solo alcuni dei tanti punti di vista con cui la settima arte ( e non solo, come ad esempio le trasposizioni televisive e le anime giapponesi) si è divertita a raccontare attraverso quattro sorelle quella vicenda diventata romanzo di formazione che si svolge durante la Guerra di Secessione Americana e che ha al centro il divario tra emancipazione e femminilità.

Partendo dall’inizio i primi due adattamenti cinematografici appartengono al cinema muto: quello del 1917 diretto da Alexander Butler e il secondo del 1918 diretto da Harley Knoles con Conrad Nagel, star del cinema muto nel ruolo di Laurie Lawrence, una versione rimasta caratteristica per l’ambientazione. La pellicola infatti, prodotta da William A. Brady Picture Plays, venne girata sia nella casa di Ralph Waldo Emerson (che fu suo insegnante) che in quella di Louisa May Alcott, che si trovava a Concord, nel Massachusetts.

Tra le versioni minori c’è anche quella del 1978 adattata da Suzanne Clauser,  diretta da David Lowell Rich e le cui  musiche vennero scritte da Elmer Bernstein e poi quella del 2017, Little women, di Clare Niederpruem con Lea Thompson, Lucas Grabeel, Ian Bohen, Melanie Stone e Stuart Edge.

Ma noi vogliamo riscoprire i tre adattamenti che hanno riscosso maggior successo a livello di critica e di pubblico.

Il primo venne diretto nel 1933 da George Cukor ed interpretato da Joan Bennett, Jean Parke, Frances Dee e Katharine Hepburn nei ruolo di Jo. Ambientato durante la Grande Depressione, in piena epoca Roosevelt e New Deal, la pellicola In bianco e nero accorpava i due romanzi e fu un grandissimo successo di cartellone  rimanendo per tre settimane di fila in sala. Ma non solo: vinse l’Oscar per la Migliore sceneggiatura non originale (a Victor Heerman e Sarah Y. Mason), ebbe diverse candidature, tra cui quella per l’interpretazione della Hepburn e due nomination alla seconda edizione del Festival di Venezia del 1934. Katharine Hepburn nel ruolo di Jo rappresentava quella “donna nuova” che cominciava a emergere insieme alla middle class,  la ragazza ribelle dei primi anni ‘30 sempre più ambiziosa, figlia del progresso e del post-Rivoluzione industriale.  Il film è un bel mix di dramma e commedia in cui si esplora il conflitto tra libertà e tradizione. 

Il secondo risale al 1949 per la regia di Mervin Leroy.  Ambientato nel post della seconda guerra mondiale, anche questo adattamento mette insieme i due romanzi Piccole donne e Piccole donne crescono. Il film vinse un Oscar per la scenografia, fu un successo nazionalpopolare e offriva un ritratto delle quattro ragazze più convenzionale. Anche qui un cast stellare: Elizabeth Taylor nei panni di Amy, Janet Leigh è Meg, Peter Lawford nel ruolo di Laurie, Rossano Brazzi nei panni del professore che avrebbe sposato Jo, interpretata da June Allyson. L’attrice ebbe una grande popolarità negli anni Quaranta e Cinquanta riuscendo a rappresentare la tipica ragazza americana.

Ogni nuovo  “Piccole donne” e ciascuna  delle quattro sorelle rispecchia un diverso modello femminile. La terza versione rimasta famosa è quella del 1994 dell’australiana Gillian Armstrong, anche se non ebbe lo stesso successo di pubblico del film del 1949 e il plauso della critica di quello del 1933. Secondo la stampa infatti, in questa versione vi era troppo racconto e poca descrizione del contesto e si dava troppo spazio al matrimonio con il ricco Laurie come “sogno borghese” rifiutato da Jo e accettato da Amy. Adattamento che vista la regia al femminile e considerata l’ondata femminista del periodo, aveva delineato le protagoniste in un modo del tutto nuovo rispetto a prima. Grandissima attenzione veniva data al rapporto con la natura delle quattro sorelle: Claire Danes nel ruolo di Beth, Samantha Mathis in quello di Amy (mentre Amy da bambina era una giovanissima Kirsten Dunst), poi c’era Gabriel Byrne,  Laurie era interpretato da Christian Bale, Susan Sarandon aveva il ruolo della madre e Winona Ryder interpretava i panni della secondogenita Jo, ruolo per cui l’attrice ebbe una nomination agli Oscar.   Anche in questa nuova versione di Greta Gerwig riusciremo ad identificarci in una delle quattro sorelle March. L’importante è continuare a sognare, qualunque cosa dicano la critica e il pubblico.

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