Home Cultura e Spettacolo PATRIZIA SCHIAVO E “IL LABORATORIO DELLA VAGINA”: “PERCHE’ NON INTENDIAMO ARRENDERCI”

PATRIZIA SCHIAVO E “IL LABORATORIO DELLA VAGINA”: “PERCHE’ NON INTENDIAMO ARRENDERCI”

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"Il Laboratorio della Vagina" Foto © Noemi Euticchio /TuaCityMag

Otto donne e..ben poco mistero. Arrivano sul palco una ad una, ciascuna portatrice della propria bellezza. Timide, sfacciate, sorridenti, intimorite, fragili, affascinanti. Nulla di quel che non possa essere rappresentato manca all’appello. E poi arriva Lei: la Dottoressa (Patrizia Schiavo). Pronta a dispensare consigli, suggerimenti, finanche provocazioni, nel tentativo unico ed importantissimo di far uscire queste donne dal guscio per riprendersi la propria femminilità, quale essa sia. Protagoniste, assieme al pubblico, del “Laboratorio della Vagina”, in scena al Teatrocttà fino al 5 novembre. Uno spazio ed un luogo senza tempo. Ma soprattutto: senza filtro. Come tapparsi la bocca, difatti, quando quel che accade ad ogni donna, (quasi) ogni maledettissimo giorno, è assimilabile alla parola “Violenza”?! Impossibile. Ed ecco allora che insieme a battute, sarcasmi, e goliardiche provocazioni, arrivano loro: i numeri della violenza. Di quella passata e di quella presente. Un momento importantissimo per far riflettere con ironia ma anche con dolore, sulla condizione della donna oggi.

 

Un’ispirazione costante, che come ci racconta Patrizia Schiavo, autrice ed attrice del suo stesso spettacolo: «Nasce dal dolore e dalla rabbia di vedere che ancora oggi la donna, in ogni parte della terra, è sottoposta a violenza inaudita, insostenibile, ottusa, feroce, e finché ci saranno orecchie per sentire, vale la pena parlare, insistere, ricordare.  Il mio contributo e quello delle attrici che vivono con passione la testimonianza, è duro e ironico, comico e drammatico allo stesso tempo. […] Faccio teatro da circa 35 anni ormai, e mi sento in dovere di utilizzarlo per dire ciò che sento di dire, esprimere ciò che mi sta a cuore. Per dirla con Shakespeare: “Il teatro regge lo specchio alla natura”, alla realtà, e da sempre è stato uno strumento potente per scuotere gli animi e favorire la consapevolezza. Uno strumento in grado di modificare il reale».

 

Uno spettacolo rivolto a tutt*. “Gender Free”. Libero da qualsiasi costrizione di genere o classificazione alcuna. Perché come direbbe appunto la sua stessa protagonista: «Indipendentemente dal nostro sesso biologico, orientamento sessuale o identità di genere, siamo qui per occuparci della nostra vagina. Innanzitutto perché le problematiche femminili e la violenza sulle donne riguardano non solo le donne, ma soprattutto gli uomini; e poi perché ogni classificazione di genere è una limitazione della libertà e una forma di violenza». Riportando, poi, la nostra attenzione anche ad apparentemente meno gravi, ma altrettanto agghiaccianti, vicende di recentissima cronaca: «Terribile a questo proposito l’idea anti-gender del cosiddetto ‘Bus della libertà’ con la scritta “I bambini sono maschi, le bambine sono femmine”. Meno peggio della versione spagnola: “I bambini hanno il pene. Le bambine la vagina. Non ti far ingannare. Se nasci uomo sei un uomo, se nasci donna lo continuerai a essere”. “La natura non si sceglie”. Il comune di Madrid, per fortuna lo ha poi proibito, perché al di là dell’ insulto ai transessuali, ognuno dovrebbe avere la libertà di declinare la propria personalità. Del resto è provato che in natura non esiste un mondo binario. Il mondo è pieno di colori, perciò pensare che se sei femmina ti piace il rosa, sei destinata a diventare moglie o fare figli, non è una legge di natura ma un retaggio culturale. Per questo motivo in scena ci sono donne con caratteristiche e gusti sessuali differenti. Perché per abbattere i tabù, i pregiudizi, favorire la diversità dobbiamo mettere in relazione vari campioni di umanità».

 

E a proposito di colori, quello che predomina incontrastato sul palco è il Rosso. Il rosso peccato, il rosso lussuria, il rosso passione? No, il rosso Almodòvar! Riferimento costante e ben visibile che traspare negli occhi e nei cuori oltre che dalla stessa scenografia che circonda le nostre bellissime protagoniste. Come conferma anche Patrizia Schiavo, infatti: «Almodóvar occupa certamente un posto significativo nel mio bagaglio. Ho amato molto i suoi film e condivido un certo gusto per l’eccesso, lo scandalo e la provocazione, oltre che i suoi temi preferiti: i rapporti fra donne, l’ambiguità sessuale, l’omosessualità, la critica alla religione».

Non a caso infatti è l’intera rassegna, teatrale e non solo – in calendario fino a dicembre inoltrato – a prendere in prestito uno dei suoi titoli più importanti e significativi: “Parla con lei”. «Un progetto della Compagnia Nuovo Teatro e dell’Associazione Spazio Libero che racconta le donne a trecentosessanta gradi, dal paradosso vitale alle pieghe più oscure dell’anima, attraverso lo strumento del Teatro in tutte le sue forme, e accanto ad esso incontri tematici, film, libri, come ulteriori grimaldelli in grado di scardinare gli elementi negativi che ancora ammalano la nostra società. […] Quante donne hanno fatto l’arte, la cultura, la storia, il progresso, eppure ciò che conosciamo riguarda più gli uomini che hanno avuto accanto? Quante hanno vissuto dedicandosi ai loro compagni, lasciate nell’ombra se non addirittura ricevendo in cambio violenza? Quante hanno tentato di ribellarsi e sono state fermate con la morte? E quante ancora, nonostante il cammino dell’emancipazione e le conquiste ottenute, si consegnano vittime ai loro stessi carnefici? Donne protagoniste invisibili durante le grandi guerre, ma anche esplosive portatrici di consapevolezza, vittime di stalking, di mafia e violenze domestiche, ma anche ironiche, fantasiose e disinibite portatrici di libertà.

Vogliamo che Teatrocittà – lo spazio che ospita l’intera rassegna – diventi un luogo di confronto, dove riflettere ma anche ridere insieme. E vogliamo che questo progetto si trasformi in una vera e propria campagna che rimetta in circolo il rispetto delle differenze: “Per una nuova cultura della parità e del rispetto”, favorendo libertà, consapevolezza e cambiamento». A questo proposito, tra l’altro, per chiunque volesse sostenere il progetto, è stato attivato un crowdfunding, disponibile all’indirizzo: https://www.produzionidalbasso.com/project/parla-con-lei/ .

 

«Il cambiamento culturale è un percorso lungo e impegnativo, ma se non ci si arrende produce i frutti per cui si è seminato. E noi, non intendiamo arrenderci».

 

 

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