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Patrizia Panico: “Femmina fuori, calciatore dentro”

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Nelle giornate delle ragazze mondiali, esce la biografia romanzata di Patrizia Panico, una pioniera e grande campionessa del calcio femminile italiano

Per molti è ancora “Bruscolo”, per alcuni è Maradona, per altri semplicemente Patrizia.

Stiamo parlando di Patrizia Panico, allenatrice ed ex calciatrice, CT della nazionale maschile under 15, prima donna ad allenare una rappresentativa maschile italiana.

Mentre è volata in Francia per il commento tecnico alle partite della azzurre guidate da Milena Bertolini, è uscito in libreria “Volevo essere Maradona”, il romanzo scritto dalla giornalista Valeria Ancione, che racconta la vita di Patrizia dall’infanzia a Tor Bella Monaca fino alla sua avventura in azzurro.

Chissà, se nei suoi sogni di bambina, c’era anche quello di vedere la nazionale di calcio femminile raggiungere un traguardo che sembrava insormontabile, come quello di vedere trasmesso in prima serata sulla rete ammiraglia nazionale la sfida delle sfide: Italia-Brasile.

Di certo, Volevo essere Maradona racconta le fatiche, i sacrifici e i sogni di una bambina “femmina fuori, calciatore dentro”, che la società, per troppo tempo ha fatto sentire sbagliata. Un maschiaccio, secondo le maestre.

Il pallone sempre in testa, ma soprattutto sempre fra i piedi. Ogni scusa era buona per calciarlo, contro il muro di qualche palazzina di Tor Bella, il quartiere dove è nata e cresciuta, alla periferia di Roma, meglio ancora se in campo fra i maschi. Il problema, però, non era Tor Bella, non erano neanche le maestre, era trovare qualcuno con cui giocare.

Tra le pagine di questo romanzo, leggiamo come Patrizia si guadagna uno spazio, fra i maschi. Per farlo, fa l’unica cosa che le riesce bene: giocare a calcio. Il campo spesso delimitato dagli zaini, un pallone sgonfio. “Ma, segno… quindi sono!”.

Non è stato facile, ma ci è riuscita, con costanza e con tenacia, tanto da guadagnarsi fra gli amici del quartiere il titolo di “Maradona”.

Le discussioni con la madre che l’avrebbe preferita studentessa, il rito delle figurine la domenica col padre, l’alleata di sempre, sua sorella Sabrina. Patrizia arriva piano piano da Villaggio Breda (Torre Gaia), dove per tutti diventa Bruscolo. Le porte grandi, con i pali in legno, gli spogliatoi e le docce, gli allenamenti la sera tardi. Le sue compagne di squadra, ma anche le sue avversarie sono giovani donne come lei, che sognano la Nazionale.

Intanto si accontentano di giocare in serie C contro squadre come Grottaferrata e Riano, Villa Gordiani e Infernetto. Patrizia però è una che non si accontenta, sogna in grande. Partita dopo partita, gol dopo gol, Patrizia mette le ali. È tempo di spiccare il volo, proprio come l’aquila simbolo della sua squadra: la Lazio.

“La felicità fa volare. Io sono felice e volo. Come un’aquila volo.”

Grazie a quel numero 9 bianco celeste, Patrizia Panico viene notata dalla Nazionale. Da quel momento casa di Patrizia si riempie di maglie azzurre e scudetti, trofei e medaglie.

“Noi calciatori siamo così… la vita è scandita da una squadra, un gol, una vittoria, una sconfitta, un inno. Perché vita e pallone rotolano da sempre assieme, gioie e dolori, in campo e fuori, si mischiano con uguale intensità.”

Maradona, Bruscolo, Patrizia. Eroina di un romanzo che racconta fra realtà e fantasia quello che Patrizia Panico era, quello che voleva diventare e quello che è diventata.

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