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Pasolini e Monteverde, storia di vita, amore e memoria

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pasolini a monteverde

Pasolini e Monteverde. Una storia di vita e d’amore che, nell’anno del centenario della nascita dello scrittore, è più riletta e raccontata.

Perchè tra le tante case in cui il poeta ha vissuto a Roma, quella di v. Fonteiana prima e quella di v. Carini poi, sono state lo scenario in cui sono stati composti i suoi capolavori, sopratutto letterari.

Pasolini e Monteverde: due case, i ragazzi di vita e i primi successi

Sebbene Monteverde non sia mai stata una borgata, via Fonteiana era a pochi passi dalle case popolari di Donna Olimpia in cui crescevano, selvatichi e ribelli i ‘ragazzi di vita’. E ancora oggi, Donna Olimpia si porta addosso quell’attenzione di Pier Paolo Pasolini come una medaglia da esibire ad ogni occasione.

Un paio di anni fa anche il New York Times ha dedicato un bel reportage al quartiere di Roma dove visse Pier Paolo Pasolini, raccontando i luoghi frequentati dal poeta e raccogliendo le testimonianze di chi lo conobbe e ne conserva la memoria del suo passaggio nel quartiere.

Come la professoressa Luciana Capitolo che aveva cercato di spiegare l’ identità ‘bifronte’ che da sempre caratterizza Monteverde, parte borghese e parte operaia. Una dicotomia che era anche al centro delle riflessioni dello scrittore friulano e che il quartiere ha sempre vissuto in modo naturale, come un dato innato, sebbene, sopratutto negli anni più caldi non siano mancate le conseguenze problematiche e violente di questa dicotomia intrinseca al territorio.

Gli anni sono quelli tra il 1954 e il 1963. Pasolini arrivò a Monteverde con la madre Susanna e visse prima in un appartamento in via Fonteiana e poi si spostò in via Carini, nello stesso palazzo in cui abitava Attilio Bertolucci e sul cui portone ora campeggia una targa che ricorda entrambi i poeti.

Ma chi volesse perdersi in un viaggio alle pendici del Gianicolo sulle tracce del poeta dovrebbe concentrarsi, inevitabilmente, sui palazzoni di Donna Olimpia, lì dove il regista incontrò e frequentò i veri ‘ragazzi di vita’.

I pochi reduci di quel gruppo di ragazzini scapigliati e selvaggi che si sfidavano in infinite partite di calcio sui campetti di erbacce che resistevano al cemento di un quartiere in piena espansione, sono ancora oggi i più irriducibili testimoni della vita di Pasolini a Monteverde.

Pier Paolo Pasolini e la memoria viva del quartiere

Una memoria che si trasmette incredibilmente viva ormai da almeno un paio se non tre generazioni. Nessun monteverdino, fin dalle scuole elementari, ignora il passaggio di Pasolini nel quartiere.

Tra i testimoni viventi della vita del poeta a Monteverde e Donna Olimpia, il più attivo è sicuramente il pittore, Silvio Parrello. Oggi ha 77 anni. Viene descritto nel libro “Ragazzi di vita” come “Er pecetto”, perchè il padre faceva il calzolaio e usava la pece per incollare le suole. Vive ancora a Donna Olimpia e  si ricorda bene quelle partite. E non manca occasione di raccontare quegli anni a chiunque passi nella sua bottega di via Ozanam.

Ora che è in pensione, passa le sue giornate a dipingere e a scrivere poesie: ne ha dedicate 200 a Pasolini e Monteverde.

Ma la conservazione della memoria della vita di Pasolini sulla Gianicolense non è lasciata solo alla memoria dei settantenni e degli ottantenni del quartiere, che pur se lo ricordano bene, e i cui racconti sono la prima fonte per tenerne vivo il ricordo.

Ci anche giovani che si impegnano a raccontare quello spicchio di città seguendo le tracce profondissime che da quelle parti ha lasciato il poeta. Come Enzo De Camillis, nato tanti anni più tardi nei palazzoni, che dei ragazzi di vita ha raccontato la storia in un documentario.

E poi ci sono le istituzioni, che tengono viva la memoria di Pasolini a Monteverde. Così hanno fatto diverse giunte di quello che oggi è il XII municipio sin da quando era la XVI circoscrizione.

Quelle strade e quegli anni, che sono coincisi per Pasolini con l’arrivo del successo, come scrittore prima e come regista poi, hanno dunque segnato l’artista, ma anche una generazione di monteverdini, e hanno a tuttoggi un’importante influenza sull’ identità culturale di quella parte di Roma.

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