paola cortellesi

Nessuna, almeno al cinema, incarna la parità di genere meglio di Paola Cortellesi, per tre volte Nastro d’argento, l’ultima quest’anno con il film Figli di Giuseppe Bonito. Già nel 2014, aveva denunciato la discriminazione di genere nella commedia di Riccardo Milani, Scusate se esisto. Il suo personaggio, un’architetta, doveva infatti fingersi uomo per poter lavorare, pur essendo ben più qualificata dei suoi colleghi maschi. Ed è rimasta impressa nella memoria collettiva la cerimonia dei David di Donatello durante cui declamò in diretta tv un’emozionante monologo anti-sessista di Stefano Bartezzaghi. Inevitabile, dunque, che la tematica fosse oggetto delle domande dei giffoner presenti nelle sale Truffaut e Galileo e collegati da diversi hub italiani, per lo streaming con la celebre attrice italiana.

“Mi auguro che al più presto, tra le materie di insegnamento scolastico, venga inserita l’educazione al rispetto di genere“, ha detto Paola Cortellesi durante il collegamento con #Giffoni50. “Dovrebbe essere obbligatoria fin dalle scuole d’infanzia per scardinare un retaggio culturale che è duro a morire. Mi è capitato di sentirmi invisibile rispetto agli uomini e il fatto stesso che esistano delle leggi create ad hoc per tutelare i diritti delle donne la dice lunga sul fatto che è ancora radicata una cultura delle differenze. Questo è quello contro cui dobbiamo combattere”.

E ad una donna davvero speciale è dedicato il documentario di Peter Marcias che la vede tra i protagonisti. Si tratta de Il tempo delle donne, incentrato sulla figura di Nilde Iotti

Una delle madri della Costituente, una partigiana appassionata ed una militante attiva che ha lottato per i diritti civili. Scardinò tabù ed emancipò la società italiana, segnando le tappe di una preziosa crescita collettiva”. Prima donna presidente della Camera, si spese per l’istituzione di una pensione e di una assicurazione a favore delle casalinghe, ma anche per l’introduzione del divorzio, per la riforma del diritto di famiglia e per le norme sulla violenza sessuale. Paola Cortellesi sarà la voce narrante che rimetterà in fila i suoi pensieri, anche grazie alle parole poetiche che le regalò Sergio Claudio Perroni nel libro Leonilde: storia eccezionale di una donna normale.

Paola Cortellessi ha poi voluto ricordare un’altra grande donna, scomparsa di recente, Franca Valeri, dicendo:

“ha avuto il grandissimo merito di educare all’ironia milioni di italiani”.

E a chi le chiedeva come si fa a trasmettere quell’ironia e a far ridere migliaia di persone, Paola Cortellesi ha risposto:

“Per diventare attori si studia e occorre farlo sempre. Poi esiste il talento, che non sempre è direttamente proporzionale al successo: anzi, conosco persone estremamente talentuose che sono purtroppo sconosciute. L’ironia non si insegna, credo sia una dote naturale”.

Per se stessa scrive spesso ruoli comici, in particolare da quando ha scoperto la sceneggiatura, “un impegno assorbente, che ti porta via anche un anno solare di lavoro”, una passione che l’ha progressivamente allontanata dalla televisione.

L’ultima esperienza risale al 2016 con Laura Pausini (“e ne ho un ricordo bellissimo”).

Sembrano però ormai lontani i tempi di Zelig e Sanremo.

“Ho avuto la fortuna di appartenere credo all’ultima generazione cresciuta con un certo tipo di televisione – ha ammesso – Poi la vita ti porta a rinnovarti in mille modi diversi”. Seppure più volte sollecitata dai ragazzi, non ha dispensato consigli: “Non caricatemi di questa responsabilità – ha ironizzato – Credo che ognuno debba fare la propria strada. Studiare all’estero? La formazione è fondamentale, serve a crescere e ad avere una visione più aperta. Ma mi dispiace molto che tante menti brillanti poi decidano di non tornare più in Italia perché qui non ci sono le condizioni o le risorse per poter lavorare”.

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