Oscar Pistorius, la storia dell'atleta che stupì il mondo e poi uccise la fidanzata Reeva

Quella di Oscar Pistorius è una storia che ha dell’incredibile. E’ una parabola terribile e feroce a cui, ancora oggi si stenta a credere. Da questa mattina l’ex campione olimpico e paralimpico non è più in carcere. E’ uscito, dopo aver scontato metà della sua condanna: 13 anni e cinque mesi per il femminicidio della sua fidanzata, Reeva Steenkamp, che aveva lasciato attonito il mondo nel 2013. Fino al 2029 Oscar Pistorius sarà in libertà vigilata, ma per ora ha deciso di passarla in una villa di un parente a Pretoria.

Raccontare di Oscar Pistorius, la sua storia, vuol dire assistere ad una discesa dall’olimpo dello sport e della fama, agli inferi che scatena la violenza. Un percorso che il suo pubblico e i suoi tifosi non avrebbero mai immaginato. Il sudafricano, all’apice delle sue vittorie agonistiche, non era solo un atleta, ma era stato innalzato, in tutto il mondo come simbolo di volontà, determinazione, resilienza. Un esempio, uno di quegli eroi normali di cui il mondo e le persone hanno tanto bisogno. Un uomo da ammirare e a cui ispirarsi per portare avanti le proprie battaglie quotidiane.

Era questo per il mondo Oscar Pistorius, fino alla notte di San Valentino 2013 in cui decise di sparare quattro colpi e uccidere la sua povera fidanzata,Reeva Steenkamp, 29 anni, una giovane donna che lavorava come presentatrice e modella, ma che studiava legge e sognava di aprire uno studio legale per combattere la piaga del femminicidio e assistere le donne vittime di violenza.

Oscar Pistorius, storia dell’atleta che stupì il mondo e poi divenne un assassino

Blade Runner lo soprannominarono quell’atleta incredibile, quell’eroe delle piste, in occasione delle Olimpiadi di Londra, quelle in cui si presentò in pista armato delle sue protesi a sfidare gli uomini più veloci del mondo e riuscendo a qualificarsi per la finale.

Nato il 22 novembre 1986 a Johannesburg, nato senza le tibie, a soli 11 mesi visse il dramma dell’amputazione di entrambe le gambe sotto le ginocchia. Ma questo non gli ha impedito di sbalordire il mondo come sprinter. E correndo con le sue protesi di carbonio, oltre ad essere stato uno di più grandi corridori paralimpici di sempre è stato anche il primo biamputato a partecipare a una gara di velocità tra normodotati alle Olimpiadi (Londra 2012, come dicevamo) e si è portato addirittura a casa una medaglia in una gara tra normodotati, ovvero l’argento nella staffetta 4×100 ai mondiali di atletica del 2011. Un’impresa che è un record di cui rimane ancora oggi, detentore.

Un uomo capace di tali imprese era ammirato da tutto il mondo. In Italia era particolarmente amato, amava la Maremma che aveva scelto come buen retiro estivo, e si dichiarava grande tifoso della Lazio. Nel 2008 ha partecipato come guest al video dei Negamaro del brano Via le mani dagli occhi.

Il femminicidio di Reeva Steenkamp, il processo e la condanna

Tutto finisce il 14 febbraio del 2013, quando Oscar Pistorius spara quattro colpi di pistola nella sua casa a Pretoria, uccidendo la sua fidanzata, la modella ventinovenne Reeva Steenkamp. La versione del campione è, sin dall’inizio la stessa: ha sparato dalla porta del bagno socchiusa, nella convinzione che un estraneo si fosse introdotto in casa, colpendo invece, accidentalmente, la compagna. All’inizio, la Corte sembra credere a questa versione. Arriva infatti a fine 2014 una condanna per omicidio colposo aggravato (5 anni) e detenzione illegale di arma da fuoco (3 anni con la sospensione). Ma la sentenza lascia sbigottiti molti operatori giuridici che hanno seguito il processo. La procura impugna la sentenza, e si riparte. A dicembre del 2015 la Corte Suprema d’Appello del Sudafrica accoglie il ricorso.

Mentre Oscar Pistorius è agli arresti domiciliari nella lussuosa villa dello zio a Pretoria, esattamente la stessa dimora in cui si è recato ora che è di nuovo uscito dal carcere, arriva la sentenza. E’ il 6 luglio 2016 quando arriva la sentenza: una condanna a 6 anni di detenzione. Segue un nuovo ricorso fino al pronunciamento della Corte Suprema d’appello del Sudafrica che, nel 2017 condanna Oscar Pistorius a scontare 13 anni e 5 mesi per il femminicidio della sua fidanzata, Reeva Steenkamp. Da quel momento, l’ex Blade Runner, “the fastest man on no legs”, come lo avevano soprannominato i cronisti sportivi negli anni in cui incantava il mondo, entrava nel carcere di Pretoria, per uscirne solo oggi, 9 anni dopo, e continuare a contare la sua pena ai domiciliari (dorati).

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