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Oltre raccordo: Storie di donne dal mondo

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storie di donne dal mondo

Ogni domenica ci spostiamo oltre raccordo, alla ricerca delle più interessanti o urgenti storie di donne dal mondo.

Come ogni domenica su TuaCityMag andiamo oltre raccordo con le nostre storie di donne dal mondo in pillole. Oggi voliamo a Kabul, a Gerusalemme e negli Stati Uniti.

Kabul: uccisa per l’impegno sul diritto al divorzio

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Mina Mangal, giornalista afghana è stata uccisa a colpi di pistola sulla soglia di casa qualche giorno fa. Le minacce di morte arrivavano da tempo, ma lei tranquillizzava amici e conoscenti su facebook e scriveva “Non mi fermo”. Alla fine, l’hanno fermata per sempre. Hanno fermato, sopratutto, le sue battaglie per i diritti delle donne e in particolare quella che più l’assorbiva, la battaglia per il divorzio. Anche lei, come molte connazionali, era stata costretta dalla famiglia a unirsi in matrimonio con un uomo che non amava e cercava di portare avanti le istanze di tante donne con il suo lavoro di giornalista e con l’incarico, più recente, di consulente della camera bassa del parlamento afghano. I suoi sforzi sono stati fermati il 10 maggio.

Alysia accusa la multinazionale: “Incinta? Fine del contratto”

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Alysia Morano è un’atleta vincente, la mamma di due bimbi di 4 e 1 anno e oggi, la donna che accusa l’azienda di abbigliamento sportivo più importante del mondo, di averla discriminata quando ha deciso di diventare madre. Le accuse le lancia attraverso un video del New York Times in cui, senza mezzi termini spiega che, l’azienda che invita il mondo a sognare “just do it”, suo sponsor per molti anni, con lei non si è comportata in modo coerente alla sua immagine molto concentrata, tra l’altro, sulla parità di genere. “L’industria dello sport garantisce agli uomini una carriera protetta, ma cancella una donna che vuole avere un figlio Quando comunicai ai loro manager, tutti uomini, che volevo un figlio, loro mi risposero: ‘fallo e perderai lo sponsor’.” Una reazione che a molte donne, in molti altri campi lavorativi, può ricordare esperienze comuni. Un polverone che era ora di sollevare.

L’infermiera israeliana che ha allattato il bimbo palestinese

Una foto che ha fatto il giro del mondo. Una donna che allatta un bambino. L’immagine più naturale che possa venire in mente, è diventata un’ eccezionale simbolo di pace, perchè la donna ritratta ad allattare è un’infermiera israeliana, mentre il bambino che si nutre al suo seno è un neonato palestinese. E’ successo in un ospedale di Gerusalemme. L’infermiera 34enne da poco mamma, Ula Ostrowski-Zak, ha nutrito per una notte il piccolo Yamen Abu Ramila, arrivato con la mamma che versava in coma in un altro reparto dell’ospedale a seguito di un incidente d’auto. L’infermiera, da poco mamma, ha aiutato il bambino che non si nutriva da ore non attaccandosi al biberon.Un gesto facile, istintivo, naturale, come la pace.

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