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NOVE LUNE E MEZZA: MICHELA ANDREOZZI RACCONTA SORELLANZA, DESIDERI E INQUIETUDINI DELLE DONNE DI OGGI

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“Nove lune e mezza”, in sala da giovedì 12 ottobre, è la commedia che vede l’ esordio alla regia di Michela Andreozzi, protagonista sul set insieme a Claudia Gerini, Giorgio Pasotti, Lillo Petrolo e Stefano Fresi. Il film, divertentissimo, racconta con leggerezza una storia contemporanea, di amore, sorellanza, maternità, desideri e possibilità, esplorando con intelligenza il pianeta femminile contemporaneo.

“Volevo parlare delle donne di oggi”, ci conferma la regista “Volevo capire a che punto sono, che cosa desiderano, o che cosa non desiderano più. Ne è uscita una storia che racconta dove può arrivare un gesto d’amore, in questo caso, tra sorelle. Il tema della sorellanza mi interessava molto. Alla fine è venuto fuori questo film: per realizzarlo ci abbiamo messo nove mesi, per cui mi sento una primipara attempata.”

Livia e Tina sono due sorelle diverse tra loro: una è un’artista, una donna indipendente che ama la sua vita e la sua libertà, l’ altra è una donna che ha un unico grande sogno che non riesce a realizzare. Ci vorrà l’apparentemente folle idea di un amico per far vivere a entrambe un’esperienza di vita e amore che minerà le loro certezze e quelle di chi sta loro vicino. Una storia che, nella sua eccezionalità, racconta tante sfumature e tante sfide delle donne di oggi.

“Volevo raccontare le donne che conosco, le donne che ormai hanno tante esigenze e modi di vedere la vita diversi. Quelle che si sentono realizzate attraverso il lavoro o le proprie passioni e quindi non hanno più necessità di realizzarsi per forza attraverso la maternità, ma che vogliono perseguire per esempio la coppia come forma di vita, e le donne che invece cercano di essere madri perché la loro natura e il loro istinto è quello di diventare genitori, le donne che questo impegno lo sentono a causa di un certo tipo di educazione o di contesto culturale, e poi anche l’universo delle madri, perché ci sono mille modi di essere madri.”

Un universo infatti, un mondo intero fatto di emozioni, desideri, aspirazioni diversi e multiformi. Donne che corrono alla ricerca della propria realizzazione, qualunque essa sia, e uomini che cercano di accompagnarle in questa corsa, che sembra tanto più veloce della loro.

“Gli uomini del film, e spesso nella realtà, si trovano davanti a donne che scelgono al posto loro, oppure sono accanto a donne che amano e scelgono proprio per la loro indipendenza ma che, a un certo punto, non riescono più a gestire. Nel film  c’è un uomo medio, anzi ‘basico’, il personaggio interpretato da Lillo, che si trova di fronte una cosa tanto più grande di lui e lo spettatore si rende conto che non è lui l’ inadeguato, è che sono le donne che sono troppo avanti, che corrono troppo veloci. L’altro uomo del film è il personaggio di Pasotti, un uomo di studi e riflessione, una sorta di ‘guru’ a cui in molti si affidano, e che sembra possedere una saggezza superiore ma anche lui, ad un certo punto, soccombe davanti a qualcosa che diventa all’improvviso ingestibile. E, pur riconoscendo i vantaggi di stare accanto ad una donna forte, indipendente, moderna, a un certo punto, ha una crisi.”

Il cuore del film è il rapporto tra le due sorelle e i loro desideri del tutto contrastanti rispetto alla maternità. Un tema centrale nella vita di ogni donna.

“Non è obbligatorio fare figli, ma questo è un paese bizzarro. ” afferma la regista “Non si fa che sentire che ‘le donne hanno una marcia in più’, però poi la verità è che alla fine abbiamo una chance in meno. Qualche volta questa chance ti viene offerta, ma per lavorare, spesso, è preferibile che tu non abbia figli, tuttavia, se tu esprimi il desiderio di non averli, vieni giudicata inaffidabile. Quindi noi viviamo in un mondo che ti assume e ti da lavoro se non hai figli ma pretende che tu ne voglia, quindi, in sostanza, ti accetta solo se sei una frustrata.”

Nel film sembra esserci una presa di posizione netta sul tema della maternità surrogata, quando Tina urla:’questo è un paese in cui puoi donare un polmone ma non puoi prestare l’utero!’. Ma la posizione di Michela Andreozzi sul tema è più complessa e la spiega lei stessa:

“La frase ‘questo è un paese in cui puoi donare un polmone ma non puoi prestare l’utero’, è un modo leggerissimo per introdurre un argomento così complesso, una piccolissima provocazione all’interno del racconto di una storia d’amore tra due sorelle e, si sa: all’interno dell’amore, tutto è lecito. Noi, io e mio marito, per esempio, figli non ne abbiamo perché non li abbiamo voluti. D’altronde ci siamo incontrati tardi,  e al massimo potremo condividere le gioie della mia prossima menopausa, a cominciare dai meravigliosi sbalzi di umore! Ma credo sia ora di dire che una donna può realizzarsi come essere umano anche senza avere figli. Nessuno si pone il problema sul fatto che un uomo si può realizzare tranquillamente senza figli, allora bisogna dire con la voce un pò più alta e più spesso, che le donne possono realizzarsi altrettanto anche senza fare figli, con tutto il rispetto per chi decide di essere madre.

Per quanto riguarda l’ accoglienza che avrà il film e le eventuali polemiche legate al tema che tratta, ad oggi, non immagino come sarà accolto e non faccio pronostici, anche perché sono in un vortice emotivo che mi impedisce di farli: mi sento come se stessi battezzando un figlio!

Io non sono certo una fan della strumentalizzazione del corpo della donna e credo che la domanda che si pone questo film, di base, sia un’altra e cioè: all’interno di un atto d’amore, perché una donna non può offrire qualcosa di suo, spontaneamente, senza nessun tipo di utilitarismo o di sfruttamento? Ovvero, se c’è l’amore di mezzo, mi chiedo: perché no? E’ una domanda quella che pone il film, che non riguarda la strumentalizzazione del corpo delle donne, ma fino a che punto siamo in grado di spingerci per l’amore verso una persona.”

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