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Non ci resta che il crimine: action comedy alla romana

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Il cast racconta in anteprima Non ci resta che il crimine, la nuova commedia di e con Massimiliano Bruno, ambientata nella Roma degli anni 80.

Un pò Ritorno al Futuro, un pò Romanzo Criminale, la commedia all’italiana e il glorioso poliziottesco, l’immaginario pop e un pizzico di nostalgia, e, ovviamente, una dose generosissima di risate.

Non ci resta che il crimine, il nuovo film di e con Massimiliano Bruno, è un’action comedy che unisce tutti questi elementi in un cocktail molto ben miscelato, grazie a una sceneggiatura brillante e a un super cast.

La trama, tra avventura e commedia, sfrutta a pieno le potenzialità narrative dell’epopea nera della Banda della Magliana, per la prima volta in chiave comica. Adrenalina e risate, un pò Tarantino, un pò I Soliti Ignoti. Tante influenze e suggestioni, per un prodotto originale.

Conferma Massimiliano Bruno:

“In questo film Ritorno al Futuro incrocia Romanzo Criminale. E’ un lavoro che omaggia la stagione del ‘polizziottesco’, oltre che la commedia all’italiana a cui ci richiamiamo già dal titolo, con un riferimento esplicito a ‘Non ci resta che piangere’. C’è di base una commistione di generi, che era il nostro obiettivo in fase di scrittura. Il richiamo alla grande scuola della commedia all’italiana è anche nell’aver scelto di utilizzare un grande cast: il film è una storia corale e secondo me abbiamo messo in campo quella che è, al momento, un po’ la nazionale italiana del cinema.”

La metafora non è scelta a caso dal regista, visto che il cuore della storia si svolge nei giorni caldi dell’ estate del 1982 quando l’Italia di Rossi e Bearzot riusciva nell’impresa insperata di conquistare la coppa del mondo al Santiago Bernabeu di Madrid.

In realtà, all’inizio della storia siamo a Roma nel 2018, e tre amici di lungo corso (interpretati da Marco Giallini, Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi), con scarsi mezzi ma un indomabile talento creativo, decidono di organizzare un “Tour Criminale” di Roma, alla scoperta dei luoghi simbolo della Banda della Magliana. L’idea, ne sono convinti, sarà una miniera di soldi. Abiti d’epoca, jeans a zampa, giubbotti di pelle, stivaletti e Ray-Ban specchiati, ed è fatta, sono pronti per lanciarsi nella nuova impresa. Se non fosse che, per un imprevedibile scherzo del destino, vengono catapultati negli anni ’80 nei giorni dei gloriosi Mondiali di Spagna e si ritrovano faccia a faccia con alcuni membri della Banda, a cominciare dal feroce boss Renatino De Pedis (Edoardo Leo), che all’epoca gestiva le scommesse clandestine sul calcio.

Non ci resta che il crimine si immerge in quell’atmosfera della Roma criminale degli anni ’80, tanto raccontata negli ultimi anni, ma lo fa attraverso tre goffi pasticcioni, che si trovano a dover fronteggiare un boss spietato. L’effetto ‘mitizzazione del male’, come si teme in questi casi, non c’è. Anzi, ambienti, traffici e protagonisti, risultano al contrario ‘smitizzati’ con l’arma più micidiale di tutte, l’ironia.

Spiega il regista:

“Il cattivo rimane cattivo per tutto il film, ed è l’antagonista reale, Renatino De Pedis, mentre noi pubblico rimaniamo sempre dalla parte dei tre ‘farlocchi’ buoni. D’altronde, non è che Don Matteo ha creato tutti i sacerdoti. La società civile fa molto peggio del cinema, il cinema in sè non può fare male. Può fare bene, come nel caso del film sul caso Cucchi, per esempio. Nel nostro caso, il film è una commedia e non credo ci sia niente di criticabile da questo punto di vista. Anzi, abbiamo fatto un lavoro per cui il cattivo è molto caricato, e questa sua cattiveria assoluta rende ancor più comici i comici del film. “

Il regista Massimiliano Bruno racconta il film Non ci resta che il crimine

Lo conferma colui che nella pellicola incarna il boss De Pedis, Edoardo Leo, che racconta:

Su De Pedis, c’è già un grande immaginario di riferimento, tra libri, film e fiction. Io ho provato a tenerne non troppo conto, scegliendo invece di esasperare quello che c’era già in sceneggiatura: la gelosia, la ferocia, spinte al massimo. Alla fine era addirittura divertente caricarlo nella sua cattiveria estrema, anche perché il film non richiedeva un lavoro preciso, biografico sui personaggi. Sono contento del mio lavoro e dei complimenti che mi hanno fatto i miei colleghi di set, che mi hanno molto aiutato.”

Edoardo Leo racconta il suo personaggio in Non ci resta che il crimine

L’esperto delle malefatte della ‘Banda’ che ha letto tutti i libri, visto i film e conosce a memoria personaggi e situazioni è Moreno, il personaggio di Marco Giallini, il quale, anche da attore, può dirsi il più esperto di tutti sull’argomento, visto che uno dei personaggi che anni fa lo ha rivelato al grande pubblico è stato ‘il Terribile’ di Romanzo Criminale-la serie. Due esperienze comunque molto diverse, spiega l’attore:

“Due periodi della mia vita e due opere molto diverse tra loro, non paragonabili. Il Terribile è arrivato in un momento particolare, ero uscito dall’ospedale per farlo, fisicamente ero in difficoltà ed era problematico stare sul set. Ricordo quell’esperienza in modo diverso, da quello che potrei se fossi stato bene. In questo film poi, l’approccio è completamente diverso, l’unica cosa in comune tra le due esperienze sono i costumi e lo stile.”

Marco Giallini racconta il film Non ci resta che il crimine

L’affiatamento degli attori sul set è evidente, così come il divertimento nel calarsi in personaggi un pò diversi dai soliti, come accade ad Alessandro Gassman:

Ho una fisicità che non mi porta naturalmente verso quel tipo di personaggio, che ho interpretato in Non ci resta che il crimine, che in sostanza è la parte dell’allocco. Però questo non volevo farmelo scappare perché ho letto una sceneggiatura che mi è piaciuta subito tantissimo, come mi piace il fatto che in Italia mi pare si sia ricominciato a fare film che possano  divertire ma che siano un po’ diversi dalle solite commedie. Questo sicuramente lo è. Lavorare con amici poi, è stato poi un vantaggio in più.”

Alessandro Gassman racconta il film Non ci resta che il crimine

Il personaggio di Alessandro Gassman, è quello che più degli altri rischia di mettersi nei guai, quando si innamora nientemeno che della donna del boss, una Ilenia Pastorelli fatale e caricata, capace di dosare fisicità prorompente e talento comico, impresa non facile. Racconta l’attrice del suo personaggio, Sabrina:

“Io sono nata e cresciuta alla Magliana, e questi personaggi erano personaggi purtroppo, da alcuni, considerati leggendari. Sabrina è una donna sopraffatta da Renatino che la vuole possedere e gli lascia solo un ruolo marginale nella sua vita, quello dell’amante. Ma lei di questa situazione riesce a farne una forza, e quindi diventa bravissima a manipolare gli uomini attraverso il fisico, la nudità..,io sto sempre nuda in questo film! Insomma, è una donna che di necessità fa virtù e si prende la sua rivincita come può.”

Ilenia Pastorelli racconta non ci resta che il crimine

Non ci resta che il crimine è anche un piacevole tuffo nella cultura pop degli sfavillanti anni’80 tra gelati ‘arcobaleno’, Ray Ban specchiati, stivaletti Camperos, disco music, e tanto altro. Dettagli che restituiscono un’ atmosfera e strizzano l’occhio al pubblico della generazione che quegli anni li ha vissuti. Dice Massimiliano Bruno:

“Secondo me, gli anni che ognuno di noi considera più mitici sono quelli tra i 12 e i 20 anni di età. Per qualcuno sono coincisi con gli anni ’70, per la mia generazione sono stati gli anni ’80 quelli più mitici. In fase di sceneggiatura ci siamo confrontati e anche molto divertiti a ripescare ricordi e riferimenti pop di quell’epoca.”

Non ci resta che il crimine trailer

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