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Il Natale con i bambini:le tradizioni romane

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natale con i bambini
Perchè non approfittare del Natale con i bambini per andare alla riscoperta di qualche tradizione romana? E’ quello che vi proponiamo in questo articolo.

Natale è sinonimo di famiglia e di tradizione, ma nessuno ama questa festività più dei bambini. Sono proprio loro, i piccoli, che tra addobbi per l’albero, presepi da comporre, e doni da scartare vivono l’attesa e i preparativi con un entusiasmo contagioso.

Si sa, ogni famiglia ha le sue usanze, ma da sempre Roma dedica una grande attenzione al Natale vantando anche tradizioni antichissime, culinarie e non, che oggi si sono per lo più trasformate, alcune resistono, altre invece, sono andate perdute.

Ecco allora un piccolo viaggio tra piccole e grandi curiosità sulle tradizioni natalizie della nostra città ,per  vivere questo Natale con i bambini riscoprendo alcune tradizioni natalizie tipicamente romane.

Oltre che per lo spirito, il Natale è festa anche per il palato: la tradizione prevede gli immancabili fritti di broccoli, carciofi e baccalà, i cappelletti in brodo di cappone ma anche alcuni dolciumi tipici come il pangiallo e i mostaccioli romani dall’impasto semplice che è possibile preparare insieme ai più piccini.

Il pangiallo apparse sulle tavole romane già in epoca imperiale quando questi dolcetti dorati erano considerati doni benaugurali. L’impasto è composto da frutta secca, miele e canditi ricoperti con una sottile sfoglia di pasta d’uovo per garantire l’effetto oro. In seguito, alla ricetta fu aggiunto lo zafferano per potenziare il colore dorato e il cioccolato per rendere ancora più sontuoso questo dolce.

I mostaccioli romani sono invece dolcetti di forma romboidale a base di mosto d’uva (o succo fermentato di un frutto), miele e frutta secca a cui è possibile aggiungere anche cioccolato, fichi secchi, uvetta o mandorle. Curiosità: secondo la leggenda questi dolcetti furono offerti da Jacopa de’ Settesoli a San Francesco quando questi si trovava a Roma; sembra che San Francesco li amasse al punto tale da chiedere in punto di morte di poterne mangiare ancora.

Infine, a Natale, per il pranzo “di grasso”, la pietanza tradizionale sono i cappelletti in brodo di cappone. Questi erano considerati una portata da festa, degna di essere presente anche nei banchetti nuziali ma, ecco la curiosità, la preparazione di questa pasta ripiena richiedeva proprio il coinvolgimento dei più piccoli: infatti, per ottenere la perfetta forma “a cappello” la pasta veniva girata attorno al mignolo di un bambino, più il nodo era stretto (e il mignolo minuscolo), meglio era.

A conclusione del pasto, dopo aver ascoltato “il sermoncino”, la poesia recitata dai bambini, in ogni casa ci si mette attorno al tavolo da gioco: la tombola è certamente il gioco natalizio per antonomasia e all’epoca veniva giocata addirittura nelle piazze creando anche qualche disordine. Se però quest’anno volete stupire i bambini, e onorare la tradizione romana, allora dovrete provare A ssemmolèlla cor naso. Si tratta di un semplice ed innocuo gioco per cui ogni partecipante paga una piccola quota, in genere pochi centesimi, e chi dirige il gioco, proprio come per la tombola, lo divide in mucchietti di diverso valore quindi, senza farsi vedere, nasconde una alla volta quelle piccole somme sotto un mucchietto di semola (o crusca). I partecipanti a turno dovranno fiutare i mucchietti per indovinare sotto quale di essi si nasconde il premio. A chi indovina va il premio. Il divertimento di questo gioco di antichissime origini sta nel vedere l’atteggiamento di chi annusa poiché la semola se aspirata fa starnutire.

Ad oggi si usa scartare i doni la sera della Vigilia, ma un tempo il Natale era una festa solenne e il momento più atteso dai bambini di Roma era l’Epifania. Ai piccoli veniva chiesto di lasciare qualcosa da mangiare alla befana, magari rinunciando a una piccola parte della propria cena. Quella era l’ultima occasione per dare prova di bontà e generosità in attesa che la Befana, la vecchietta che vola sui tetti vegliando la città, riempisse nella notte le calze appese con doni e dolciumi o  con carbone e cenere. Tradizionalmente le calze venivano riempite con frutta secca, arance, mandarini e pigne verniciate. La Befana è una figura molto legata alla tradizione romana, cosa che emerge nella stessa filastrocca a lei dedicata; in realtà il mercato di Piazza Navona dedicato a questa anziana signora con la scopa, in passato si svolgeva a Piazza Sant’Eustacchio e nelle vie limitrofe e non di rado capitava d’imbattersi in paurosi e realistici fantocci raffiguranti proprio la Befana.

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