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Nadia Terranova: “In Addio Fantasmi il dolore della perdita del padre”

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Nell’ambito di Letterature Festival Internazionale di Roma, Nadia Terranova ha presentato il suo libro“Addio fantasmi”, candidato al Premio Strega.

Protagonista del romanzo di Nadia Terranova “Addio Fantasmi”, candidato al Premio Strega, e presentato a Roma nell’ambito del Letterature Festival, è Ida, una giovane messinese che, chiamata dalla madre, è costretta a fare ritorno nella sua terra natia per ristrutturare l’appartamento di famiglia, prima di metterlo in vendita. Nella casa in cui è cresciuta si imbatte in fotografie e oggetti che rievocano in lei i ricordi della sua infanzia e la obbligano a riaffrontare uno dei momenti più dolorosi della sua vita: la scomparsa di suo padre. La figura paterna per Ida è evanescente, sia prima che dopo la sua scomparsa, come spiega l’autrice:

“Sebastiano è un uomo depresso che una mattina, quando Ida ha soli 13 anni, decide di lasciare la sua casa e i suoi affetti per scomparire e non lasciare più alcuna traccia di sé. La sua è una scomparsa evanescente perché non si parla né di morte né di scomparsa vera e propria, ma si sa semplicemente che una mattina Ida e sua madre non lo trovano più in casa”.

Per quanto cerchi di dimenticare il suo doloroso passato, Ida si trova di nuovo faccia a faccia con la parte più difficile del suo vissuto che la obbliga a fare un lavoro di ricostruzione su se stessa,

“cercando di ridare un senso alla propria esistenza dopo una scomparsa- spiega Nadia Terranova- Ida inizia quindi a porsi delle domande esistenziali, che pervadono la nostra vita quotidiana, e si chiede come sia possibile convivere con l’assenza, la perdita, come vivere intorno ai vuoti che abbiamo e come dialogarci. La direzione del romanzo è innegabilmente quella di una donna che cerca di dare, e ridare, un senso all’esistenza e di entrare in dialogo anche con la tradizione rituale”.

Diviso in tre parti, Il nome, Il corpo e La voce, Addio ai fantasmi è un romanzo a-temporale perché ciò che interessa alla scrittrice è andare alla ricerca del rito di passaggio e di trasformazione che compiono i personaggi, indagandone le ragioni più profonde in modo da sbloccare l’ a-temporalità:

“ Ho scritto questo libro nella condizione di sospensione temporale. Tutta la vita di Ida, infatti, si svolge dentro 60 secondi: passato, presente e non futuro, perché nel libro non c’è. Fino all’ultima riga è assente: non c’è mai un momento in cui Ida pensa a quello che farà”.

Il romanzo è quindi un viaggio che l’autrice fa a ritroso nella vita della protagonista, nella sua infanzia difficile segnata da un assenza che diventa pesante come un macigno, accompagnata dal silenzio assordante di sua madre, che non ha mai affrontato l’argomento, e della sua adolescenza passata a chiedersi dove fosse suo padre e perché se ne fosse andato senza darle una spiegazione. A fare da padrona è quindi l’emotività, ma quella forte che rivela la capacità delle donne di rialzarsi da un dolore che, per quanto cerchino di ignorare, le accompagnerà per tutta la vita. Quella dell’autrice non è quindi misandria, ma voglia di dimostrare che le donne, anche se lasciate sole, riescono comunque a superare il dolore più grande, un po’ come quelle della sua famiglia. Pur non essendo un romanzo autobiografico- come ci tiene a precisare la scrittrice- la forza e la tenacia che ha sempre visto nelle donne della sua famiglia decide di trasporla nei personaggi femminili del suo romanzo:

“Mi sono accorta che nella mia vita ho sempre messo a fuoco le donne, perché gli uomini o non c’erano o lavoravano, o in qualche modo si perdevano e a sopravvivere erano sempre le donne. Ho passato molto tempo della mia infanzia con le mie due nonne. Entrambe sono rimaste vedove quando ero piccola, ma soprattutto tutte e due hanno perso un figlio: mia nonna materna ha perso una figlia diciannovenne, mentre mia nonna paterna ha persone mio padre trentasettenne. Quando lui morì io avevo 11 anni. È stato proprio forse grazie a loro che ho conosciuto la tenacia. Non che non abbia conosciuto il dolore degli uomini, ma quello delle donne è poi durato per tutta la vita. Per cui per tutta la mia adolescenza e la mia vita sono stata influenzata da questo loro essere ‘sopravvissute’. Probabilmente la mia voglia di tenacia, di voglia di resistere è legata a questo universo femminile e si è radicata così in me”.

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