Nadia Rinaldi intervista Tua City Mag

Impegnata  a teatro a Roma con il one woman show “Senza Santi in Paradiso”, Nadia Rinaldi si racconta in questa intervista a Tua City Mag

Ci vuole coraggio per raccontarsi, veramente e con sincerità. Per salire su un palco e dire le proprie verità, svelare il proprio passato, raccontare i sogni, la fatica, le gioie, le delusioni e le rinascite. Un coraggio che non manca a Nadia Rinaldi che ha deciso di regalare al pubblico 30 anni di vita, artistica e privata, e confezionarli in un one woman show pieno di ironia, autoironia ed emozioni autentiche.

Lo spettacolo si chiama “Senza santi in paradiso” e sarà al Teatro Garbatella di Roma in piazza Giovanni da Triora fino a domenica 3 dicembre, per poi tornare in primavera al Teatro degli Audaci. Nadia Rinaldi in questa intervista a Tua City Mag racconta così questo recital molto importante per lei, visto che si racconta senza paure e senza filtri.

Nadia Rinaldi, intervista a Tua City Mag: “Senza Santi in Paradiso, lo spettacolo in cui racconto 30 anni di vita artistica e privata”

Nadia Rinaldi, come definiresti lo spettacolo che stai portando in scena “Senza Santi in Paradiso”?

 “E’ uno spettacolo scritto da me e che mi racconta pienamente. Sono 30 anni di percorso artistico con cui si mescola, ovviamente, anche la vita privata. Penso che pubblico che ti ama artisticamente ha sempre la curiosità di conoscerti meglio, quindi ho pensato di raccontargli di più di me, partendo dai miei esordi, ricordano chi è stato più importante nel mio percorso artistico ma anche tante vicende del mio percorso umano, dall’essere diventata mamma, all’incidente del 1998 per il quale, dopo 25 anni vengo ancora additata, al grande cambiamento della perdita di peso, sempre parallelamente al percorso tra palcoscenico, set e tv”.

Quando hai scoperto di voler fare l’attrice nella vita?

“Le prime a mettermi “il campanello nell’orecchio”, sul fatto che avrei potuto diventare un’attrice, sono state le suore della mia scuola, il Sant’Orsola. Facevamo recite sin dagli anni delle elementari e nel giudizio finale di maturità, mi ritrovai scritto un suggerimento: “se ci fosse possibilità dovrebbe fare un’accademia teatrale”. Si pensa sempre che le suore siano persone chiuse e invece nel mio caso ci avevano visto veramente lungo”.

Hai colto il consiglio?

All’inizio pensavo di studiare architettura o scenografia e nel frattempo facevo diversi lavoretti per non pesare sulla famiglia. Feci domanda al laboratorio di arti sceniche di Gigi Proietti, un artista e un uomo che è stato molto importante nella mia vita. Pensavo fosse una scuola privata, ero pronta a fare tutti i sacrifici necessari per permettermela, ma poi scoprii che era pubblica e che c’erano borse di studio che si potevano ottenere superando il provino, quindi decisi di provare”.

L’incontro con Gigi Proietti, le risate sul set con Christian De Sica

E come andò il provino? A giudicare c’era Gigi Proietti?

 Eravamo in 600 a sostenerlo quel provino, e io avevo un problema:farmi notare sugli altri. Portai un monologo, dalle Mosche di Sartre, la parte del personaggio di Elettra, il cui unico elemento scenico era un sacco pieno di immondizia. Pieno, ovviamente, di rifiuti: bucce di patate, cartacce, bucce di banana, pane secco. Io volevo catturare l’attenzione di Proietti. Il monologo inizia con lei che getta il sacco, io dovevo prendere un punto fisso per esibirmi e avevo Proietti davanti a me. Ho pensato: “se non mi prende, almeno si ricorderà di me!”. E così gli ho gettato addosso quel sacchetto, urlando, come voleva il testo: “Immondizia!”. Oggi non sarei mai capace, ma allora ero più sfrontata e soprattutto avevo una grande voglia di fare questo mestiere. Ora quella scena la rifaccio con gli spettatori, ma a loro va meglio perché dentro il sacchetto metto solo qualche pezzo di cartaccia”.

Alla fine l’hai catturata l’attenzione di Gigi Proietti, visto che sei riuscita ad entrare nel suo Laboratorio. Ricordi di lui?

Per me Gigi Proietti ha sostituito il mio papà, dal ’94 in poi. Poco dopo che ho perso mio papà lavoravo con lui in uno spettacolo di Petrolini “Per amore e per diletto” e io ero vestita da sposa. Ero triste e gli dissi: “Se un domani mi dovessi sposare mio padre non ci sarebbe ad accompagnarmi”, e Proietti, vedendomi così, mi rispose: “Non succede, ma se succede, vieni da me che ti accompagno io”. Quando poi davvero mi dovevo sposare, nel 2003, guarda caso lavoravo di nuovo con lui a un “Romeo e Giulietta”. Gli ricordai la promessa e lui mi accompagnò all’altare! Quando è mancato, tutti hanno parlato della grande perdita dell’artista, ma io veramente ho perso molto di più. Ero sempre vicino a lui in ogni occasione, per esempio quando andavamo a cena dopo gli spettacoli, perché sapevo che potevo rubare tantissimo del mestiere anche in quei momenti. Ha ragione Edoardo Leo, quando dice nel suo documentario, che Gigi Proietti lo si conosceva a cena, e anche in quegli spezzoni di filmato io sono sempre seduta vicino a lui, era proprio il mio posto, volevo assorbire quanto più potevo in ogni occasione che avevo per imparare.

Immagino che nello spettacolo ci sia posto anche per ricordi delle esperienze cinematografiche, per quei film che hanno strappato tante risate al pubblico, di cui Nadia Rinaldi era uno dei volti più amati

Certo, racconto anche l’incontro con il cinema, quello ricco, della grande commedia, di De Laurentis, ma non solo. Questo mestiere è un continuo ricordarti che non ti devi mai montare la testa, perché ci sono dei momenti up e dei momenti down. E quindi, dopo il cinema con grandi mezzi mi sono trovata a fare anche il cinema a basso costo, talmente a basso costo che chiedevano di portare i costumi da casa! Se i momenti più belli sul palco in trent’anni di palcoscenico per me sono stati quelli accanto a Gigi Proietti, al cinema non posso dimenticare il grande divertimento sul set con Christian De Sica. Riuscivamo a fare ridere anche gli attrezzisti avvezzi a tutto, e da lì capivamo che avremmo fatto ridere il pubblico. Del fatto di aver regalato tanti sorrisi sono orgogliosa, è per questo che mi ricordano e mi fermano. Addirittura i ragazzi molto giovani, diciottenni, che mi chiedono i pezzi dei film con De Sica. e io ogni volta mi stupisco perché loro non erano nemmeno nati e li sanno tutti a memoria. In questo mondo di m… in cui succede quello che succede, il fatto di aver regalato sorrisi e che le persone quando pensano a te pensano a un momento di allegria è una grande gioia.

Un’altra era, cinematograficamente parlando

Un’altra epoca sì. Oggi con il politically correct quei film non li avremmo fatti mai. E’ qualcosa su cui si sta esagerando, per quanto riguarda l’espressione al cinema. Gli artisti dovrebbe essere liberi di rappresentare la realtà che, in quanto tale, non è sempre bella e pulita, e non si dovrebbero preoccupare del politicamente corretto ma di esprimersi. Non esisterebbero i capolavori del neorealismo altrimenti, i film di Scola, quelli di Alberto Sordi, quelli di Pasolini, quelli di Gigi Magni e nemmeno quelli di Martin Scorsese.

I momenti difficili e l’affetto del pubblico

Si può dire che, al di là dei ricordi di una lunga carriera in questo spettacolo Nadia Rinaldi si mette veramente a nudo a 360 gradi?

Certo, visto che racconto al pubblico anche i miei dolori più grandi,  a iniziare da quello più grande di tutti: la perdita di mio papà. E poi, ovviamente, l’incidente giudiziario del 1998 che ho portato dentro per 25 anni e su cui non mi è stata mai data la possibilità di replicare. Oggi che ho metabolizzato un po’ ne parlo con il pubblico, perché il pubblico mi è sempre stato accanto, anche nei momenti più bui e molto di più degli addetti ai lavori. Loro mi hanno condannato una seconda volta. Io la condanna l’ho presa sia dal tribunale che dal mio ambiente lavorativo, mentre il pubblico lo devo solo ringraziare. Ho sempre sentito il sostegno delle persone che mi hanno seguito quando li facevo ridere, ma anche dopo, mi hanno fatto capire che un incidente di percorso non ha mai messo in discussione il loro affetto. La verità è che in questo spettacolo io non recito più di tanto, soprattutto in alcuni momenti. In questo caso la difficoltà più grande è infatti quella di controllare l’emozione perché racconto di cose che ho vissuto in prima persona, sulla mia pelle, e ci sono dei momenti che ovviamente sono più complessi di altri, anche ripercorrendoli sul palcoscenico. Ci sono cose di cui non sono riuscita veramente a parlare per anni, oggi invece, come si dice “quello che non ti ammazza ti fortifica”, quindi riesco a gestirle meglio, ho superato anche gli attacchi di panico che mi hanno tormentato. Ma resta il fatto che, a distanza di 25 anni mi sento ancora additata. Una cosa sola è andata storta nella mia vita, ma ha cambiato totalmente il mio percorso, deviandone la traiettoria. Io sono andata avanti nella mia vita, però dopo 25 anni ancora vedo che si mette in neretto solo questo incidente. Nello spettacolo al pubblico dico con molta sincerità “prima di parlarne con voi, io ne ho dovuto parlare con i miei figli”, che all’epoca nemmeno erano nati,  ma avevo paura che qualcuno raccontasse loro le cose prima che riuscissi a spiegargliele io. Perché ormai posso vincere pure l’Oscar, ma su Wikipedia e altrove sarò sempre additata per questa cosa.

Un motivo per il quale il pubblico dovrebbe venire a vedere lo spettacolo di e con Nadia Rinaldi “Senza santi in paradiso”?

Per conoscermi meglio. L’ho pensato per provare a fare un regalo, a restituire al pubblico l’affetto che non mi ha mai fatto mancare, aprendomi e raccontando la mia vita di artista e di donna, sempre ovviamente con molta ironia e leggerezza.

Tutte le informazioni sullo spettacolo di e con Nadia Rinaldi in scena al Teatro Grabatella, le trovate qui: https://www.diyticket.it/events/Teatro/11705/nadia-rinaldi-in-senza-santi-in-paradiso

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