la bambina che non voleva cantare nada

Lo vedremo su RaiUno subito dopo il Festival di Sanremo. Si tratta del biopic “La bambina che non voleva cantare”, ispirato al libro “Il mio cuore umano”, in cui la cantante Nada racconta la sua adolescenza e piu il suo grande successo, totalmente inaspettato e, addirittura, non voluto.

La regia di questa storia biografica in cui si incrociano però tanti temi universali legati alla crescita e ai rapporti famigliari, oltre che a quello con il successo è di Costanza Quatriglio. A interpretare la giovane Nada è Tecla Insolia, livornese come la musicista. Carolina Crescentini, si cala invece nei panni di Viviana, la madre di Nada, un personaggio centrale della storia. Afflitta dalla depressione, Viviana spera che il talento dia a Nada la possibilità di vivere una vita diversa dalla sua, mentre la figlia sente la responsabilità di farsi strada con la speranza di guarire la madre dal suo male di vivere. A completare il cast, Paolo Calabresi che interpreta il bizzarro e appassionato maestro Leonildo che dà le prime lezioni a Nada e Paola Minaccioni, suor Margherita, la prima a notare il talento della bambina.

Nada presenta il biopic con poche parole.

“Sono io, “la bambina che non voleva cantare”, pensate se avessi voluto! Sono felice di questo film tratto da “Il mio cuore umano”, il mio primo romanzo, che parla della mia infanzia, del mondo in cui sono cresciuta. Io avevo lasciato il mio paese contro la mia volontà e non ho mai avuto la possibilità di ritornarci in modo vero. Però, andando avanti, ho sempre più sentito il legame con le mie radici e con le persone che mi avevano dato tanto anche se io allora non lo capivo. E’ stato un viaggio nella memoria, in cui ho potuto mettere a nudo i miei sentimenti. Penso che questa storia anche se personale è, per molti elementi anche universale. Del libro si è subito innamorata Costanza Quatriglio.Sono molto contenta, ho visto il film, mi è piaciuto molto. C’è un gran lavoro sui sentimenti e sulla forza di questa bambina e del suo mondo. Tutti gli attori mi hanno emozionato.”

La regista Costanza Quatriglio presenta così “La bambina che non voleva cantare”.

 “ Nada si racconta attraverso la lente del rapporto con la madre pieno di amore e contrasti. La madre voleva che lei cantasse, ma lei non voleva e non voleva nemmeno allontanarsi dal suo paese. Su di me questa storia ha avuto una grande fascinazione. La storia non riguarda solo Nada e la mamma. Intorno a loro ci sono tanti personaggi belli ,come quello del maestro di musica o di suor Margherita. Mi piaceva raccontare la storia di un ‘talento involontario’ in cui tutti gli adulti vedevano qualcosa di diverso, soprattutto la mamma, ammalata di male di vivere, che però prova gioia solo quando la figlia canta. E’ un racconto biografico ma ci sono tanti elementi universali.”

Il focus della storia è comunque centrato nel rapporto tra Nada e la madre Viviana. Dice la regista.

“Secondo me quello che rende speciale questo rapporto tra madre e figlia è la potenza del talento della bambina. E’ come se lei fosse al centro dei desideri degli adulti che la circondano: la mamma, il maestro, suor Margherita. E di certo, c’è una prigionia che la mamma sente e che non vuole che viva sua figlia. E poi c’è la paura della bambina di perdere la madre, che è la paura delle paure di tutti.”

A interpretare Viviana, la mamma della futura cantante, è Carolina Crescentini che vede così il suo personaggio.

“Il talento di Nada per la madre è il passaporto della libertà, la possibilità di vivere una vita diversa dalla sua. E’ comunque una donna che ama profondamente la sua bambina”.

E la giovane Nada? Così la racconta la sua interprete, Tecla Insolia.

“E’ un personaggio complesso ma anche leggero. E’ un’adolescente degli anni 70. Nada inizia a cantare perché pensa che sia una cura per la malattia della madre e ha un rapporto complesso con la musica. Non capisce quanto le piace davvero, e quanto lo fa solo per la madre. Però nel percorso capisce che la musica è un mezzo per esprimere tutta la rabbia e i sentimenti che prova. Ho riscontrato molte similitudini con mie esperienze di vita, anche se vissute in epoche diverse. Una cosa che mi ha lasciato questo lavoro è ricordarmi che ogni persona vive le proprie battaglie e la propria vita con un approccio diverso, frutto delle sue esperienze”.

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