morte martina rossi

Arriva la parola fine sulla lunga vicenda giudiziaria relativa alla morte di Martina Rossi. La ventenne genovese morì il 3 agosto 2011 cadendo dal quinto piano di un hotel di Palma di Maiorca dove stava trascorrendo un periodo di vacanza.

Ma perché Martina Rossi si trovava su quel balcone? Perché aveva scavalcato la balaustra?

Ci sono voluti dieci anni di dibattimenti per arrivare alla sentenza definitiva sul caso.

A scrivere l’epilogo definitivo di un processo lungo e complicato è ora la Corte di Cassazione che conferma quanto stabilito dalla Corte d’appello e stabilisce definitivamente che no, Martina Rossi non si è uccisa, come avrebbe voluto dimostrare la difesa, perché la verità è un’altra.

Morte Martina Rossi, la sentenza della Cassazione

Sono stati infatti condannati a tre anni Alessandro Alberoni e Luca Vanneschi, i due trentenni di Castiglion Fibocchi che si trovavano nella stanza di Martina il giorno in cui la giovane è morta.

La pena inflitta agli imputati è relativa alla condanna per tentata violenza di gruppo. L’altro capo di accusa, per il quale i due erano stati condannati in primo grado, ovvero che la morte di Martina fosse conseguenza di altro reato, cioè la loro tentata violenza di gruppo, è caduta in prescrizione.

Ma la sentenza è chiara. Martina Rossi, vent’anni, si è schiantata al suolo, cadendo dal quinto piano dell’albergo in cui era in vacanza. La causa: era terrorizzata e ha cercato una via di fuga per sfuggire a uno stupro.

Una sentenza che i genitori di Martina Rossi accolgono con la soddisfazione di chi combatte da dieci anni per far luce sulla verità della propria tragedia.

“Io e mia moglie non volevamo vendetta, ma solo verità”. Ha detto il papà di Martina, Bruno Rossi, al momento della sentenza. “Nessuno mi potrà restituire mia figlia, nessuno potrà alleviare il nostro dolore eterno. Però adesso Martina ha riacquistato la dignità che si merita dopo tutto il fango che le hanno tirato addosso”.

Rispondi