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Storia di Modesta, simbolo degli invisibili di Roma

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modesta valenti

Oggi alla stazione Termini e domenica a Trastevere il ricordo di Modesta Valenti, simbolo degli invisibili di Roma. Questa è a sua storia

Modesta Valenti era una invisibile. Una dei tanti che incontriamo per strada, da cui distogliamo frettolosamente lo sguardo, a volte infastiditi, a volte impauriti, quando li incrociamo.Una di quelli di cui ci ricordiamo, forse, solo in questi giorni in cui il freddo morde e qualcuno che si addormenta per strada non si risveglia, guadagnandosi l’effimera ribalta di un trafiletto in cronaca.

Modesta Valenti è stata l’ultima degli ultimi, quando non ha incontrato la pietà altrui nemmeno nei suoi momenti finali. Ma proprio quell’ultima tra gli ultimi, oggi viene ricordata ogni anno, e in suo nome, è nato un movimento di solidarietà agli invisibili che ha dato frutti concreti. Addirittura una ‘via’ le hanno intitolato! Tutti i senza fissa dimora di Roma (o clochard, o ‘barboni’), per il Comune hanno residenza in via Modesta Valenti.

E come ha fatto questa invisibile a diventare visibile e anzi, simbolo di solidarietà? Non ha fatto niente che non le fosse tragicamente famigliare: ha sperimentato l’indifferenza. Anche nei suoi ultimi respiri. E questo calvario, l’ha portata a diventare simbolo di tutto il suo mondo sommerso.

Era il 31 gennaio del 1983, una gelida notte in quella che allora, qualcuno ricorderà, era davvero una terra di nessuno, una landa di desolazione: la Stazione Termini. Quando Modesta si sente male, qualcuno capisce che ha bisogno di aiuto e chiama un’ambulanza. Ma Modesta non è un fiorellino: vive per strada, e le sue condizioni sono quelle che la fortuna alterna delle sue giornate randage le consente. Gli operatori dell’ambulanza non la prendono immediatamente su: è troppo sporca e puzzolente, ha i pidocchi, per questo finirà a morire lì dove è vissuta, sul ciglio di una strada, di fianco a un binario, mentre operatori sanitari e servizi sociali decidono e discutono, pare per cinque inutili ore, su cosa fare con quella creatura.

È una storia inumana quella di Modesta, che però ha lasciato dietro di sé una scia. Di indignazione, di vergogna, di pietà, nel senso più alto del termine. Da quel momento molte realtà hanno preso coscienza del mondo sotterraneo degli invisibili romani e si sono organizzate per non distogliere lo sguardo, ma anzi, per andarlo a incrociare con gli occhi degli emarginati.

Prima, tra queste realtà, la Comunità di Sant’Egidio che, anche a seguito di questi fatti, con la sua mensa di via Dandolo oggi sfama 600 persone al giorno, e tiene viva la memoria di Modesta, nell’anniversario della sua morte, tutti gli anni.

Oggi l’appuntamento è alle 19 al Binario 1 della Stazione Termini, domenica 3 febbraio alle 12 invece, a Santa Maria in Trastevere, verrà celebrata la consueta messa, dedicata a chi vive per strada e a chi, purtroppo, come Modesta, per strada c’è morto. Ma una celebrazione dedicata anche ai volontari che spendono le loro notti a portare beni di prima necessità e sorrisi agli invisibili.

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