maria goretti storia
Dipinto dedicato as Maria Goretti Non esistono foto della santa bambina

La morte di Maria Goretti, trasformata in martire cristiana, fu innanzitutto una tragedia della povertà, dell’abbandono e dell’ignoranza.

Una contadinella massacrata da quattordici colpi di punteruolo, morta dopo un’inutile operazione chirurgica per tentare di salvarla, che sul letto di morte perdona il suo carnefice, accecato dalla bramosia pedofila per quel giovanissimo e innocente corpo.

Maria Goretti: una storia di miseria, violenza e degrado

Una storia di prepotenza, miseria e degrado, quelli in cui vivevano, all’ alba del ‘900, le famiglie di braccianti arrivate a cercare di guadagnarsi il pane, nelle terre malariche della pianura pontina.

Maria Goretti, la bambina vittima che difende la sua virtù e in punto di morte perdona il suo carnefice, diventerà una martire, e addirittura assurgerà agli onori degli altari quando, nel 1950, Papa Pio XII la farà santa davanti a una folla di fedeli radunatasi in piazza S. Pietro.

Era già una vita molto dura quella di Maria, 11 anni, figlia di due contadini nullatenenti, che per sfamare i loro sei figli avevano lasciato la casa natale a Corinaldo, nelle Marche, in direzione del basso Lazio, per stabilirsi prima a Paliano, in Ciociaria, poi nelle mefitiche paludi pontine.

Nelle loro migrazioni alla ricerca di lavoro, a Paliano, i Goretti incontrano un’ altra famiglia di braccianti, i Serenelli, padre e due figli maschi. Con loro iniziarono un sodalizio, e si spostano insieme a cercare lavoro nel territorio di Latina, a Conca delle Ferriere, con loro condividendo un tetto e lunghe giornate fatte di fatiche massacranti e stenti.

 La situazione della famiglia Goretti si aggrava ancor di più quando il padre muore, colpito prima da meningite e poi dalla malaria che non gli dà scampo. Il peso della numerosa famiglia ricade completamente sulle spalle della mamma di Maria, Assunta.

La bambina, a undici anni, cerca di dare una mano come può. Si occupa delle faccende di casa, di preparare il cibo e portarlo ai contadini nei campi, di vendere la frutta in città la domenica. Scuola non si può, bisogna lavorare, unico impegno ‘extra’, la chiesa la domenica.

Contadini nell’agro romano a inizio’900

Quello che accadeva a tanti bambini

Ma Maria Goretti ha anche un’altra cosa di cui occuparsi, una cosa che le ha tolto da tempo quel poco di serenità che poteva esserci in un’infanzia di durezze e privazioni.

 Mentre si dà da fare come può per aiutare la mamma a mandare avanti la famiglia,  deve gestire e resistere alle molestie di uno dei figli di Serenelli, il più giovane,  Alessandro, diciottenne.

Nulla di nuovo, per una ragazzina in quegli ambienti miseri e senza speranza, nulla che non accadesse anche in tante altre di quelle casupole a tanti ragazzini.

Maria Goretti però è testarda, e riesce a scoraggiare più volte gli assalti di quel ragazzo che vive con lei come un fratello, ma che vorrebbe ben di più.

Ci riesce, vivendo  comunque il suo dramma nella solitudine e nel silenzio. Chiedere aiuto, dire tutto alla madre, è fuori discussione. Troppa è la vergogna di quella povera creatura a cui hanno insegnato che di certe cose è meglio non parlare.

L’assalto fatale, la morte e quello che venne dopo

E così, non c’è nessuno che può aiutare  Maria quando scatta l’ ultimo, fatale assalto del ragazzo nei suoi confronti.

 E’ un caldo pomeriggio di luglio del 1902  e Alessandro Serenelli sorprende sola la bambina in casa. Tenta di stuprarla, e di fronte alla sua indomita resistenza la colpisce con un punteruolo.

Una volta, e ancora e ancora. Saranno 14 alla fine i corpi inferti su quel corpo acerbo di preadolescente: 1,38 mt di altezza per un peso di uccellino, risultato della denutrizione atavica.

La corsa in ospedale per sottoporla ad un’ operazione che la salvasse si rivelerà inutile.

La piccola Maria Goretti spirerà per una setticemia nell’ ospedale di Nettuno, non prima di aver sussurrato all’ orecchio della madre Assunta parole di perdono per il suo assassino.

 Alessandro Serenelli sarà condannato a 30 anni di galera. Nel lungo periodo passato nel carcere di Noto si convertirà, e racconterà di aver visto in sogno la sua piccola vittima portargli dei gigli, che poi si trasformavano in fiammelle. Uscito dopo 27 anni di prigione, andrà a raccontare il suo rimorso e a chiedere perdono alla madre di Maria che, seguendo l’ esempio della figlia, lo accoglierà in casa per Natale.

Poi Serenelli vivrà per il resto dei suoi giorni in un convento di Macerata, con il ruolo di custode e giardiniere.

Maria Goretti, la santa bambina

Nel frattempo, il culto della giovane martire era esploso, alimentato durante il fascismo, sia dallo stato che aveva trovato la sua ‘santa contadina’, sia dalla Chiesa, ma fu poi sostenuto anche di più, fino alla canonizzazione, nei primi anni della Repubblica.

Addirittura Palmiro Togliatti si accorse della potenza iconica che la vicenda della sfortunata contadinella, con tutti i suoi risvolti anche sociali, aveva assunto tra le masse popolari. E la indicò come esempio di virtù anche per le giovani comuniste.

La devozione popolare trovò il suo apice nel giugno del 1950, quando Papa PioXII davanti a una folla oceanica in piazza San Pietro, proclamò santa la povera bambina che non volle cedere alle violenze, che in quegli ambienti di miseria erano nell’ ordine terribile delle cose. 

Ancora oggi, il santuaro della Madonna delle Grazie a Nettuno, dove sono conservate le spoglie di Maria, è meta di incessanti pellegrinaggi di fedeli provenienti da tutto il mondo per rendere omaggio a quella bambina sfortunata.

Piazza San Pietro -Roma- Giugno 1950 Canonizzazione di Maria Goretti

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