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Marcello Mastroianni: in mostra il divo antidivo del cinema italiano

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Al Museo dell’Ara Pacis, fino al 17 febbraio, è visitabile la mostra omaggio a Marcello Mastroianni, il divo antidivo del cinema italiano. 

Questa storia dell’umiltà di Marcello Mastroianni, è universalmente nota, ma suona anche un pò trita. Soprattutto visitando una mostra, allestita, con la chiara intenzione di celebrare quello che, volente o nolente, è stato di certo un divo del cinema italiano. Un divo, un tantino antidivo, certo, ironico ed autoironico, ma comunque un divo.

La mostra, intitolata “una vita tra parentesi”, smentisce il suo stesso titolo attraverso un ricco percorso espositivo fatto di più di 600 testimonianze.mastroianni

Fotografie d’epoca, soprattutto, quasi tutte di scena, pescate in vari archivi, tra cui quelli della Rai, dell’Istituto Luce e di Reporters Associati, ma anche tanti spezzoni di film e interviste, e poi, il documentario, realizzato poco prima di morire, “Mi ricordo,si, io mi ricordo”, in cui un anziano Mastroianni si mette letteralmente a nudo, davanti alla videocamera della compagna Anna Maria Tatò.

E lì, di sicuro, in quella conversazione fiume su se stesso e sulla sua vita, esce fuori prepotente, l’autoironia, l’imbarazzo, per esempio, nell’essere stato considerato per tanto tempo un sex symbol, o anche una star del cinema mondiale. Il pudore c’è tutto, ma ben oltre questo, la mostra racconta i trionfi di un artista.

Dagli inizi a teatro, meno conosciuti al grande pubblico, fino all’incontro fatale con Fellini, a quello altrettanto fertile con Sophia Loren e alla dimensione di volto del cinema italiano nel mondo.mastroianni

Una carriera ricca, varia e anche molto coraggiosa, capace di cambiare strade e sperimentare ruoli e autori, del tutto diversi tra loro.

Il percorso espositivo parte dai grandi divi americani degli anni ’40, quelli a cui Mastroianni stesso raccontò di essersi ispirato: Clark Gable, Gary Cooper, Errol Flynn e, ovviamente, Fred Astair, che poi, in qualche modo, in tarda età, sarà chiamato da Fellini ad omaggiare in Ginger e Fred.

Il cinema, per Marcello Mastroianni, che cresceva nella sua Ciociaria, era ancora un miraggio, un sogno. E lo era pure quando si trasferì a Roma e iniziò a recitare a teatro.  Il cinema era lì, vicinissimo eppure irragiungibile.

Ne dà testimonianza la sezione “La fortezza dei sogni” che racconta dei primi passi di Mastroianni a Cinecittà. Così la definiva lui, la fabbrica del cinema italiano. Riuscì ad introdursi in quella fortezza grazie a dei parenti che gestivano lì una trattoria. E una volta entrato, non lo lasciarono più uscire.

Da lì in poi il percorso di mostra si fa più serrato, dal primo film con Sophia Loren alle pellicole che fecero conoscere Mastroianni al grande pubblico italiano: quelle di Balsetti, ma anche I soliti Ignoti, e poi Le Notti Bianche di Visconti e tanti altri titoli.mastroianni

Già durante i primi anni a Cinecittà, è visibile la voglia di Mastroianni di sperimentare come attore ruoli, toni e autori diversi. Una voglia che si porterà dentro tutta la vita e che, unita al talento, gli ha permesso di costruire una carriera multiforme e complessa, non incasellabile in un unico ruolo stereotipato, che pur si sarebbe potuto permettere, come quello del Latin Lover, per esempio.

Uno degli spezzoni di intervista più divertente in mostra, riguarda proprio il ruolo di sex symbol, che per anni, nonostante tutti i suoi sforzi, il circo mediatico decise di affibbiare a Mastroianni.

In una sala in cui sono esposte le numerose copertine di riviste patinate e di magazine gossippari dedicate al Mastroianni sex symbol, conquistatore di donne a loro volta supersexy (leggi Catherine Deneuve, per esempio), simbolo globalmente riconosciuto del maschio italico, erede di fascino di Rodolfo Valentino e via titolando, va un video di un ormai anziano Mastroianni che, molto semplicemente, spiega che lui, tutto sto sex symbol, non si è sentito mai, ma che, per decenni, non c’era stato niente da fare.mastroianni

“Nella vita latin lover non sono stato mai. Ma anche sullo schermo ho scelto di non essere solo quello, mi ci sono impegnato. Ho interpretato ruoli di omosessuali, di impotenti, di cornuti, ma niente: oggi ho 72 anni e per i giornali sono ancora un ‘latin lover’, non c’è niente da fare!”

E d’altronde, come si fa, a far dimenticare, o andare oltre una bellezza maschile, immortalata in centinaia di metri di pellicola e di scatti, che è davvero iconica e senza discussioni?

Di certo una bella mano, per non essere inghiottito dalla sua stessa grazia, oltre al talento, gliela diedero l’ironia e l’intelligenza, anche attoriale.mastroianni

Della capacità di scegliersi i ruoli s’è già detto, ma i curatori della mostra, sottolineano anche come, quello che fu per anni il divo simbolo della bellezza maschile italiana nel mondo, lavorò anche nel senso di proporre un modello di maschio italico nuovo, che si ritrovò a schermagliare all’improvviso alla pari, con le donne in scena, nello stesso momento in cui gli altri maschi italici cominciavano a dover schermaglare anche a casa con le loro donne.mastroianni

Quindi un modello nuovo di maschio, di cui dà testimonianza, tra l’altro, tutta la bella sezione dedicata ai duetti con Sophia Loren, in cui, appunto, i due talenti, battagliano sempre alla pari.

Ovviamente, uno spazio ampissimo della mostra è dedicato al fondamentale sodalizio con Federico Fellini, con bellissime foto di scena e anche scatti più particolari, rubati nelle pause dei set.

E poi ancora, il Mastroianni internazionale, con i suoi anni francesi, americani ed europei, ma anche a disposizione in Italia dei più grandi autori del cinema nostrano: Monicelli, Visconti, Scola, Germi e via elencando. In mezzo, cimeli personali e professionali, interviste e spezzoni. La vita di un divo, a sua insaputa.mastroianni

Museo dell’Ara Pacis

Fino al 17 febbraio 2019

Biglietto solo mostra Intero: 9 euro – Ridotto:7 euro

Altre info:http://www.arapacis.it/

 

 

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