manuel bortuzzo

Manuel Bortuzzo racconta la sua rinascita in occasione della presentazione romana del suo libro: una grande lezione di coraggio e dignità

“Ho rischiato di morire quando quella pallottola mi ha colpito. Sono stato in coma tre giorni, ma è stato quando mi sono risvegliato che è iniziata la mia rinascita. Da quel momento per me è iniziata una nuova vita”.

È con queste parole che Manuel Bortuzzo ha iniziato a raccontare la sua vicenda alla presentazione romana del suo libro Rinascere, L’anno in cui ho ricominciato a vivere. Manuel Bortuzzo è la giovane promessa del nuoto colpita alla schiena da una pallottola la notte del 2 febbraio scorso all’Axa. La terribile diagnosi, lesione midollare completa, il bollettino medico che non lasciava presagire miglioramenti e i giorni trascorsi in ospedale non sono stati facili da affrontare, ma sono stati proprio quelli a far riscoprire a Manuel una nuova energia dentro di sé, come ha raccontato al pubblico presente:

“Ricordo che il maggior tempo per pensare ce l’ho avuto in quel letto d’ospedale. Mentre ero lì da solo pensavo ‘Non è possibile. Non posso perdere tempo, devo rimettermi subito in sesto’. È stata questa cosa così assurda che mi è successa a portarmi a dire ‘È vero che è successo, ma questa storia deve finire in un modo migliore’. Fin da subito ho avuto il pensiero di volermi riprendere. I momenti di debolezza ovviamente ci sono stati, ma è da questi che sono ripartito ed il modo migliore che ho trovato per farlo è stato quello di guardarmi indietro e dire ‘Guarda dove sei arrivato, cosa hai fatto e il fatto che sei sopravvissuto’. Bisogna guardare alle piccole cose fino ad accorgersi che l’unica che si vuole veramente è quella di tornare a stare bene”.


I due aggressori di Manuel Bortuzzo, Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, sono stati condannati a una pena di sedici anni. Lui in questi mesi non ha mai rivolto loro parole di odio o rancore. Tutte le sue energie, Manuel, le ha dirottate su una causa molto più importante: il suo percorso di rinascita. Con la sua pacatezza e i suoi modi gentili ha colpito il pubblico, che ha sin da subito empatizzato con la sua vicenda, e a chi gli ha chiesto come sia riuscito a reagire in quel modo ha risposto:

“Si tratta di fermarsi a riflettere. È facile usare parole di rabbia che vengono fuori istintivamente in quel momento, ma se ti fermi un attimo a pensare ti accorgi di quanto queste siano inutili. Anche quando mi sfogo con me stesso non le tiro fuori, perché non hanno senso. Ogni giorno ricevo centinaia di messaggi sui social ed ho capito che sto portando avanti un messaggio bello. Stare tra la gente, incontrarla, guardarla negli occhi e fargli vedere che sono una persona normale, che ce la sta mettendo tutta per ricominciare, secondo me è la cosa migliore che io possa fare”.


Rinascere è quindi un libro dalla grande forza emotiva e spirituale che racconta la rinascita fisica e umana di un ragazzo di vent’anni la cui vita è stata stravolta, da un momento all’altro, da un evento terribile, da cui ha però saputo riprendersi prefissandosi nuovi obiettivi da raggiungere.

“In tutto questo il nuoto mi ha aiutato molto – ha spiegato il giovane. Così come in qualsiasi sport anche nella vita bisogna sempre porsi nuovi obiettivi e non accontentarsi mai. Una volta che se n’é raggiunto uno bisogna porsene uno nuovo e più grande. Questa forza di volontà, anche se forse prima non è mai venuta fuori in me, ce l’ho ancora dentro e oggi la trasmetto in ogni cosa che faccio”.


Tra le sfide più grandi che Manuel Bortuzzo sta affrontando c’è quella di tornare a camminare ed ha iniziato provando a stare in piedi per qualche minuto, lasciando la sedie a rotelle che da ormai nove mesi a questa parte lo accompagna:

“Sono riuscito ad alzarmi grazie all’aiuto dei tutori, perché dal bacino in giù non sento più nulla. Devo ritrovare la sua stabilità, essenziale quando si sta in piedi, e iniziare a capire dove sta il mio corpo nello spazio. Con palestra e allenamento sto facendo progressi, piccoli ma ci sto lavorando su. Non ho mai voluto ascoltare le persone che mi dicevano ‘Non camminerai mai più’. Pensate che questa frase mi è stata detta due giorni dopo che mi avevano sparato. Ma con che testa si può dire una cosa del genere?! Dimmi non perdere mai la speranza, non abbatterti, provaci fino alla fine così sarai a posto con te stesso. Quello che voglio raggiungere io è un risultato che può anche non arrivare, ma che quando non arriverà e me ne accorgerò saprò di aver fatto tutto il possibile”.


Tutto il possibile, se non di più, Manuel Bortuzzo lo ha fatto davvero. Un altro grande traguardo raggiunto è stato quello di tornare nel suo elemento naturale, l’acqua. A distanza di un mese dall’incidente è ritornato a nuotare, episodio che racconta nel libro e che ricorda sorridendo:

“Quelle cinque bracciate sono state le più faticose perché non sentivo più le mie gambe come prima, ma è stato il momento più emozionante per me, un misto di paura, gioia, felicità. Quando sono entrato in acqua mi sono fatto prendere dalla voglia di fare, tanto che la mia fisioterapista ha iniziato a dirmi: ‘Respira, fai qualche bracciata, ecc…’ Era come se mi fossi dimenticato come si faceva, poi ho fatto qualche vasca. Anche se con grande fatica penso siano state le più belle della mia vita”.


Il presente si prospetta ricco di progetti e tra i suoi nuovi obiettivi c’è quello di riprendere in mano la sua vita e tornare ad essere quello di prima, come ha spiegato lui stesso:

“Il mio obiettivo per il futuro rimarrà sempre quello di tornare ad essere un ragazzo, che poi diventerà uomo, spero padre, con la voglia di fare, che non si darà mai per vinto e che con la sua umiltà continuerà a portare avanti sogni e progetti che realizzerà tutti”.

A chi invece gli chiede dove si vede tra qualche anno risponde:

“Mi piacerebbe studiare arte, una delle mie grandi passioni, o forse medicina. Ho iniziato a suonare il pianoforte e ho intenzione di comprarmi anche una chitarra. Al momento non mi precludo nessuna strada, anche se quella più sicura è sicuramente tra le corsie di una piscina”.

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