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Le mamme italiane nel mondo si raccontano in un libro

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mamme italiane nel mondo

Le mamme italiane nel mondo si raccontano in un libro. Ne abbiamo parlato con la curatrice.

“In questo momento storico l’immigrazione è un tema particolarmente attuale. Finché ci si sente a casa propria si ha la convinzione di poter tenere tutti gli stranieri fuori dalla porta, ma i ruoli si ribaltano quando siano noi italiani a recarci all’estero. Molti, come si evince anche dai racconti delle autrici di questo libro, sanno che, nonostante tutto, non otterranno mai la completa integrazione.”

A parlare è Stella Colonna, curatrice del libro “Mamme italiane nel mondo” edito da Prospettiva Editrice . Un libro tutto al femminile che raccoglie le storie realmente accadute di diciannove donne, mamme italiane, migranti in ogni angolo dei cinque continenti con i figli stretti in una mano e nell’altra un bagaglio carico di ricordi, speranze e sfide.

Ma se partire è il primo grande passo, la vera sfida è restare.

E così, nell’era dei social, quando le grandi e piccole mancanze quotidiane iniziano ad emergere, la lingua e le differenze culturali sono un ostacolo, o il fuso orario non permette di comunicare con i cari, il sostegno di cui si ha bisogno può arrivare da un gruppo facebook di mamme italiane espatriate pronte a confortarsi su ogni aspetto della loro nuova vita, da quelli più esistenziali a quelli più pratici e burocratici, esattamente come hanno fatto le diciannove autrici del libro collettivo Mamme italiane nel mondo,. Da questa esperienza è nato un originale racconto collettivo, ne parliamo con la curatrice, Stella Colonna, per scoprire cosa ne è venuto fuori.

Come nasce l’idea di Mamme Italiane nel Mondo?

“L’idea per questo libro è nata su un gruppo facebook per mamme italiane espatriate. L’idea di raccogliere le nostre personali esperienze in un libro ha riscontrato da subito grande interesse e partecipazione. E così, in modo quasi spontaneo è nato Mamme italiane nel mondo che raccoglie 19 storie vere di donne e mamme che hanno lasciato la loro terra, la famiglia e le certezze, per un biglietto di sola andata verso un luogo sconosciuto da cui ripartire da zero, mettersi in discussione e reinventarsi, con entusiasmo e qualche difficoltà.”

C’è un elemento comune a tutte le storie raccolte?

“Ciò che accomuna ogni storia è proprio la spinta nella ricerca di un futuro migliore e la convinzione che le difficoltà da superare saranno minori rispetto ai vantaggi e alle future aspettative di vita. Certo, abituarsi a vivere con usi e costumi anche diametralmente opposti dai nostri, inizialmente incomprensibili per un italiano, non è sempre facile.”

C’è una storia che l’ha maggiormente colpita?

“Forse quella di Catia, che nella sua vita ha viaggiato e vissuto in Cina, Oceania, India, Kenya, Florida e Canada, trovando ogni volta la forza di rimettersi in gioco. Rispetto a quello che dicevamo, sulle difficoltà di abituarsi a contesti diversi, lei ci racconta che durante il suo soggiorno a Vanuatu, stato insulare dell’Oceania dalle spiagge bianche e mare cristallino,si è resa conto che per gli abitanti del posto girare nudi o appena coperti è la normalità, e abituarsi a questo non è stato facile!”

Raccogliendo tutte queste storie si è fatta un’idea su se sia più semplice essere mamme in Italia o all’estero?

“Curando questo libro e scoprendo le storie delle autrici, mi sono resa conto che in realtà non esiste un Paese totalmente family-friendly, ma è vero che, essere madri all’estero, spesso è più semplice. In linea generale, si può dire che spesso si può contare su una serie di agevolazioni per la famiglia e le madri, asili nido nel luogo di lavoro o aree pubbliche ben attrezzate per i più piccoli.”

Mamme Italiane nel Mondo, è anche un’iniziativa benefica. A chi saranno devoluti i ricavi del libro?

“Abbiamo scelto di devolvere tutto il ricavato di Mamme italiane nel mondo a Time4Life International, una piccola fondazione che si occupa di bambini che vivono in condizione di povertà sociale ed economica ed offre cibo, istruzione e cure mediche in zone colpite da guerre, povertà e calamità naturali.”

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