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Ma cosa ci dice il cervello: Paola Cortellesi 007 anti maleducazione

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paola cortellesi

Nel nuovo film “Ma cosa ci dice il cervello” Paola Cortellesi è una 007 che combatte la maleducazione dilagante. Ecco cosa ci ha raccontato la protagonista del film

Ma cosa ci dice il cervello? Bella domanda, che è anche il titolo del nuovo film di Riccardo Milani, con protagonista Paola Cortellesi che indaga, attraverso lo strumento più caro alla coppia, la commedia, un malcostume sempre più diffuso, un morbo silenzioso e dilagante. Lo spiega così, la protagonista

“Alla base di questo film c’è l’intenzione di divertirci su qualcosa che, in realtà,di per sè non fa molto ridere. In questo film parliamo dell’aggressività diffusa, della difficoltà nella civile convivenza, dell’abitudine che si sta sempre più diffondendo alla mancanza di rispetto delle competenze e del lavoro altrui.”

Ma cosa ci dice il cervello, racconta la doppia vita di Giovanna (Paola Cortellesi), per tutti, madre e figlia comprese, una annoiata e noiosa impiegata ministeriale, madre separata di una bambina, con una vita apparentemente grigia come il suo guardaroba. In realtà, Giovanna è un agente segreto, impegnata nella caccia di un pericoloso terrorista che vive nelle sue giornate incredibili avventure, in giro per il mondo, riuscendo con affanno a rientrare sempre a casa per la cena. Giovanna è una che crede in quello che fa, ha un forte senso etico che si scatenerà nel momento in cui rincontrerà quattro compagni di scuola, ognuno con un lavoro (apparentemente) più interessante del suo, che svolge con competenza e dedizione, e ognuno alle prese con l’aggressività, la maleducazione, la prepotenza dilagante. Una pediatra (Lucia Mascino) che deve tener testa a chi pensa di saperne più di lei solo navigando su internet (Paola Minaccioni), un’hostess (Claudia Pandolfi) alle prese con un ricco cafone in business class (Alessandro Roja), un allenatore di una scuola di calcio (Vinicio Marchioni) alle prese con le escandescenze dei genitori dei suoi giocatori (Ricky Memphis) e un insegnante bullizzato (Stefano Fresi) dai suoi alunni. Giovanna utilizzerà tutta la sua competenza professionale per rimettere al loro posto i maleducati. Un film gobile, divertente, e scritto in modo tale che anche le parti più avventurose funzionino benissimo con il resto della narrazione. Un film che punta il dito sull’aggressività generalizzata, ma anche sul nostro comune senso di assuefazione.

“La maleducazione non risparmia nessuno: non ha ceto sociale, non ha genere, purtroppo contagia trasversalmente tanti strati di cittadinanza: Come si vede nel film la cattiva educazione non appartiene a nessuna categoria in particolare, è un morbo che si diffonde ovunque, purtroppo.” spiega Paola Cortellesi

” Abbiamo provato ad affrontare il tema con il nostro registro, quello della commedia. La cronaca ci racconta continuamente storie del genere, molte delle quali riguardano mestieri particolarmente importanti, come quello dell’insegnante, o del medico. Chi fa questi mestieri ha una lunga preparazione alle spalle, ma rischia quotidianamente di venire maltrattato e vessato, trattato con grande aggressività da chi crede di saperne di più, che quel mestiere lì, lui sicuramente lo farebbe meglio. Ma nel film raccontiamo anche dell’aggressività che incontriamo nella nostra quotidianità, per strada, al bar, nel nostro condominio. Questo film vuole essere una piccola riflessione su quanto possiamo essere tutti noi un pò colpevoli e quanto forse bisogna svegliarsi, per dire basta, e impegnarci tutti a vivere in un’ideale rispetto reciproco.”

Un problema tanto diffuso e urgente, da essere al centro di un film?

“La maleducazione è un problema, l’aggressività è un problema, la convivenza in genere è un problema. Non sarà il problema principale del paese, ma forse uno sguardo allo specchio, questo film aiuta a darlo. E di base, in questo film c’è un profondo affetto per il paese, la volontà di vederlo migliore.”

Come si è preparata ad indossare i panni di Giovanna e a calarsi nella sua doppia vita?

Per capire meglio il lavoro che fa Giovanna, abbiamo chiesto la consulenza di chi fa questo mestiere davvero, in particolare donne. E ci hanno raccontato le loro difficoltà, le loro sfide quotidiane. Mi ha colpito il fatto che, in un momento storico in cui ognuno ha il proprio momento di celebrità, anche per esempio, attraverso i social, loro invece sono obbligate all’invisibilità, e la perseguono anche con per senso etico. Sono persone che, rimanendo nell’ombra, ci danno la possibilità di passeggiare tranquillamente per le nostre strade, e però non ricevono mai una pacca sulla spalla: si muovono in controtendenza rispetto al mondo che le circonda.

Le donne che ci hanno aiutato ad entrare nel mondo di Giovanna, ci hanno raccontato cosa succede a donne, mamme che non possono essere stimate nemmeno dai loro figli per il lavoro che fanno, perchè i loro figli non lo sanno, essendo loro costrette a un profilo bassissimo. Questo mi ha fatto capire che grande coraggio e attaccamento ci vuole per fare questo mestiere: non ci sono mai riconoscimenti, non avrai mai la gloria, ma di sicuro una grande soddisfazione personale. E ci piaceva raccontare una storia sulla convivenza civile, e passare attraverso un personaggio con un grande attaccamento al suo paese e al senso etico.”

E dal punto di vista fisico, come si è preparata Paola Cortellesi alle avventure di Giovanna?

“Non ci avevo fatto caso, ma mi hanno fatto notare che nel film interpretando Giovanna in realtà interpreto circa quindici personaggi diversi, uno dei quali, deve fare a un certo punto vere e proprie acrobazie! Per questo ho fatto due mesi di allenamento con un coach che mi insegnato a fare le scene d’azione: salti, corse, capovolte. Sono stata molto contenta di fare questa preparazione. Ovviamente avevo rivisto dei film, 007, Mission Impossible. Tom Cruise se ne farà una ragione: anch’io, alla fine, non ho sfigurato. Guardandolo mi sembrava che i suoi salti fossero un pò ‘coatti’, con la bracciata finale, e io mi dicevo ‘quando lo faccio io non voglio esagerare, farò meno’. Poi quando mi sono trovata sui tetti della Medina, ed ero in collegamento con il coach, al momento di saltare ci ho pensato, mi sono consultata con lui, e l’ho fatto ‘coatto’ anch’io il salto, e la scena l’ho portata bene o male a casa.

Il film, arriva nelle sale domani, 18 aprile, e sarà il titolo italiano con la più ampia distribuzione di copie della stagione. Evidentemente, si punta sull’effetto-Cortellesi, regina dei botteghini, dopo i successi di Come un Gatto in Tangenziale e La Befana vien di notte.

Paola Cortellesi, sente questa aspettativa quando inizia a lavorare a un nuovo film?

“Se pensi quando inizi un progetto nuovo lo paragoni a quello già passato andato bene, ti muovi con dei limiti. Non puoi pensare a una storia pensando al risultato che ci si aspetta. Ti auguri certo che vada bene, speri che tante persone vadano a vedere il film, che si ritrovino in certe situazioni, ma insomma non si può partire a fare un film pensando al botteghino. E’ un’idea che ti taglia le gambe.

E comunque, per quanto riguarda i successi passati, bisogna sempre dire che è il risultato dell’impegno di un gruppo. Quando un prodotto riesce, funziona perchè c’è una squadra dietro. E come in tutte le squadre, c’è il centravanti che finalizza, ma intorno, tutti gli altri sono importanti. La nostra squadra punta innanzitutto a raccontare bene storie attuali.”

A proposito di aggressività, quanta cattiveria c’è in Ma cosa ci dice il cervello?

La cattiveria c’è dove serve. Queste sono storie sgradevoli e da lì parte sempre la commedia, da storie sgradevoli, anche cattive. Di sicuro non ci piace il cattivismo gratuito, uso questa parola in contrapposizione a un’altra molto usata, buonismo. Alcuni dei nostri personaggi hanno una punizione ma altri hanno un riscatto, ci piaceva pensare al riscatto che non significa necessariamente un happy end gratuito. E in una storia popolare, che è il cinema che ci piace fare, l’idea del riscatto, secondo me, oggi può fare molto bene.

Paola Cortellesi, oltre a recitare, ha partecipato alla sceneggiatura del film e spesso, per sua ammissione, si confronta con il marito regista sul set. Farà il grande passo di passare lei stessa alla regia, prima o poi?

E’ una cosa a cui mi piace pensare, che credo e spero, prima o poi farò. Essendo femmina, penso molto prima di fare una cosa, non so se ci sto pensando troppo.

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