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Lucia Bosè racconta la sua incredibile vita alla Festa del Cinema di Roma

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Lucia Bosè, storica diva del cinema, racconta la sua intensa vita in occasione della presentazione della sua biografia alla Festa del Cinema di Roma

Lucia Bosè è stata una delle dive più amate del cinema italiano. In occasione della presentazione della sua biografia,nell’ambito della Festa del Cinema di Roma,ripercorre la sua vita, raccontando aneddoti professionali poco conosciuti e alcuni tra i momenti più delicati della sua vita personale.
Consacrata a diva sin da giovanissima ha saputo mantenere questo ruolo sotto e fuori dai riflettori.
Nata e cresciuta nella Milano popolare degli anni Trenta, Lucia Bosè viene scoperta da Luchino Visconti che, quando incrocia il suo sguardo nella pasticceria milanese Galanti, dove faceva la commessa, nota in lei qualcosa di diverso rispetto alle altre ragazze della sua età.

“Luchino entrò nel negozio in cui lavoravo e mi chiese una scatola di marron glacé”- ricorda Lucia Bosè. -“Mentre gli preparavo la confezione mi disse che ero un animale cinematografico. Pensai ‘ma questo cosa dice, cosa vuole da me?!’. Non sapevo nemmeno chi fosse e non capivo cosa avesse visto di tanto speciale in me. Mi disse che avevo un bel viso e che avrei dovuto lavorare in teatro. Scelsi il cinema e per tutta la vita, a causa della tubercolosi che avevo contratto, lavorai con un solo polmone. Il cinema lo sentivo mio, il teatro non è mai stato per me”.


Anche se non lavorerà mai per il regista, da quel momento in poi la sua vita cambierà radicalmente: a 16 anni parteciperà e vincerà il concorso di Miss Italia 1947 e nel 1950 verrà scritturata per il suo primo film, Non c’è pace tra gli ulivi di Giuseppe de Santis, che scelse proprio lei tra le quattro persone presentatesi al provino. Fu la sua prima esperienza sotto i riflettori e la Bosé la ricorda molto bene per una particolare ragione:

“Fu su quel set che imparai una cosa importante sul rapporto con la camera. Era la prima volta che me la trovavo davanti e dissi ‘O mi mangi tu o ti mangio io. Io ti mangio ma una cosa è certa, ti do soltanto il 50%, l’altro lo tengo per me perché voglio vivere la mia vita, non fare solo cinema. Il cinema è un mestiere che bisogna saper fare e quello che facevamo noi all’epoca era il cinema vero, arte vera e propria”.


Con oltre 40 film all’attivo, è stato Alfonsina y el mar (2013) di Davide Sordella e Pablo Benedetti a decretare la fine della sua carriera cinematografica. Girato in Cile, è stata una delle sue pellicole più
intense, soprattutto per lo sforzo fisico che ha dovuto sopportare:

“È stato durissimo girarlo- ha raccontato Lucia Bosé- soprattutto la parte ambientata nel deserto. Mentre tutti svenivano o vomitavano, io masticavo foglie di coca e raggiungevo i 4000 metri”.


Mentre in campo professionale la sua carriera è stata scandita da numerosi successi, più difficile e piena di alti e bassi è stata la sua vita sentimentale. Dopo il primo fidanzamento con Walter Chiari,
con cui condivise la vita sul e fuori dal set, per amore del torero Luis Miguel Dominguín, che sposò nel 1955, lasciò il mondo del cinema e si trasferì in Spagna. Dalla loro unione nacquero Miguel,Lucia e Paola. Fu un amore intenso e turbolento che si concluse con la loro separazione nel 1967, a causa dei continui tradimenti di Luis. Nonostante il grande dolore che un amore finito porta con sé, Lucia Bosè decise di tornare sul set dimostrando, ancora una volta, di essere una donna forte e indipendente:


“Durante la guerra la casa in cui vivevo con la mia famiglia fu bombardata e fummo costretti ad abbandonarla. Mia madre mi disse di aspettarla vicino alla nostra casa ormai distrutta e che sarebbe venuta a riprendermi. Rimasi lì, ma non venne nessuno. Mentre i miei parenti si allontanavano a bordo di alcuni carri, vidi una corda che pendeva da uno di essi e mi ci attaccai. Mia madre, resasi conto di avermi dimenticata, quando mi vide aggrappata mi disse: ‘Brava, per una volta hai fatto una cosa buona’. A quella corda ci sono attaccata ancora adesso. Non l’ho mai mollata. Se non ti attacchi a te stesso non c’è padre, madre, o famiglia che ti aiuti. La guerra è stata una delle esperienze più dure della mia vita, ma è stato in quel momento che ho capito cos’era davvero la vita e che bisognava viverla. La vita va affrontata in modo sereno con amore e forza di volontà a cui bisogna aggiungere anche il saper perdonare. Bisogna saper andare avanti, qualunque cosa accada, ed è quello che ho sempre cercato di fare. Oggi, a 88 anni, posso dire di esserci riuscita e di essere, per questo, una donna felice”.

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