Locusta

Morì il 9 gennaio del 69 d.C durante gli Agonalia dedicati a Giano, per ordine dell’ imperatore Galba. Si diede di lei pubblico e ferocissimo spettacolo. La storia ha cancellato anche il suo vero nome. Eppure, la donna che conosciamo ancora solo con il terribile soprannome di Locusta fu, nel suo campo, una delle personalità più importanti dell’ antichità, capace di influenzare con le sue arti il destino dell’ Impero.

Forse qualcuno non sa che ci fu una strega dietro molti degli efferati delitti che insanguinarono quel girone infernale che fu la corte Giulio Claudia. Ad assecondare ed attuare gli intrighi di Claudio, Nerone e Agrippina, ci fu lei, la malefica Locusta, che mise a disposizione delle loro ambizioni senza limiti le sue conoscenze in tema di incantesimi e avvelenamenti, diventando presto una spietata macchina di morte a servizio dei potenti e vivendo ricca e intoccabile, sebbene disprezzata.

Sebbene la prima parte della sua vita sia avvolta in una nebulosa, secondo alcune fonti, la donna usata per seminare il terrore alla corte imperiale romana era nata nel I sec. d.C. in Gallia, e lì, nella sua terra, presumibilmente a contatto con i druidi celtici, conobbe i primi e fondamentali segreti della sua particolare attività. Arrivò a Roma ancora adolescente come schiava e nell’ Urbe, capitale di vizi, complotti e corruzione, fece la sua fortuna. Aprì una bottega sul Palatino dedicandosi al commercio di pozioni e veleni. Quella era la sua arte: in quello era la migliore. La sua conoscenza farmacologica, la sua cognizione su come usare ogni erba e i loro effetti sul corpo umano, la resero presto un punto di riferimento per una clientela eccellente: patrizi, senatori e le matrone romane delle famiglie piu’ in vista che d’ abitudine si dedicavano a una ‘stregoneria’ casalinga, fatta d’ incantesimi e pozioni per centrare i loro piccoli e grandi obiettivi quotidiani.

Locusta divenne presto la più stimata dispensatrice di filtri di Roma; e divenne strettissima collaboratrice di una sua fedele cliente, l’ intrigante più ambiziosa della capitale dell’ impero: l’ imperatrice Agrippina, che la tirò fuori di prigione la prima volta che ci finì, avendo intuito quanto poteva esserle utile il talento speciale di quella donna che sapeva tutto di un’ arte per lei preziosissima: il veneficio. Fu per questo suo talento e per la spietatezza con cui era capace di usarlo che Locusta entrò nella corte imperiale e divenne presto strumento nella guerra tra partiti che allora lì infuriava. La strega imperiale è passata alla storia come una sorta di ‘serial killer’ ante litteram, ma è certo che la sua abilità le derivava da un’ approfondita conoscenza, non comune all’ epoca, soprattutto tra le donne, delle piante, delle loro proprietà e anche della fisiologia umana. Faceva concorrenza in questo ai medici di corte, perché non fu solo un’ assassina senza scrupoli, ma anche un’ esperta guaritrice. I servigi che le venivano più richiesti però, pare fossero quelli legati alle arti oscure.

E nel suo lavoro non lasciava niente al caso: pignola e perfezionista come solo una vera professionista può essere. Ogni crimine era preceduto da un colloquio, durante il quale la strega si informava delle abitudini e della salute della persona da uccidere. E ogni ‘prodotto’ usato per dare la fine al malcapitato era personalizzato, studiato per sfruttarne le caratteristiche fisiche ma anche le abitudini, i vizi o addirittura le passioni. Fu così che trovò la morte il primo membro della famiglia imperiale avvelenato dalla strega.

Claudio, che non era mai stato stimato a corte, considerato solo il fratello debole del brillante Germanico caduto in guerra troppo presto per salire al trono, fu colto da un improvviso malore mentre si concedeva uno dei suoi piaceri preferiti: mangiava funghi Il malore che lo stroncò non era stato altro che il frutto della grande sapienza di Locusta che, con questo suo primo assassinio imperiale, aprì la strada al regno per Nerone e per lei a una grande ricchezza e a una nuova carriera ufficiale a corte, in un ruolo che mai nessuna strega aveva ricoperto prima.

Ma le cose non andarono subito lisce: dopo la morte di Claudio venne promulgato un editto che bandiva astrologi, maghi e streghe dall’ Italia, pena l’ arresto immediato. Locusta finì di nuovo in prigione, ma la sua cattività non durò al lungo: fu lo stesso Nerone, infatti, a rivolgersi a lei, per una faccenda che riteneva fosse ora di sbrigare definitivamente. Sulla sua strada al trono infatti, era rimasto ancora un ostacolo: si chiamava Britannico non aveva ancora 14 anni ed era il suo fratellastro con gli stessi suoi diritti ad ambire al titolo di Imperatore. Una presenza che dunque, per Nerone, era divenuta quanto mai ingombrante. E cosa c’era di meglio per liberarsene, di un fluido sapientemente dosato che avesse il potere di spegnere ‘dall’ interno’ nel suo corpo la vita? E l’ unica persona che poteva trovare la formula perfetta era rinchiusa nelle prigioni di stato.

La strega, davanti alla richiesta dell’ Imperatore rimase un po’ nel dubbio, poi però Nerone trovò l’ argomento giusto: le ventilò l’ ipotesi della totale impunità da quel momento in poi. La scelta, per Locusta, fu naturale e obbligata al tempo stesso. Preparò la sua pozione letale per stroncare il ragazzino e con quella, la strada al suo ruolo di strega imperiale. Nerone volle che la morte fosse somministrata a Britannico in pubblico, come una feroce prova di forza. Durante un banchetto il ragazzo mandò giù una bevanda letale che mise fine ai suoi giorni e alle paranoie del nuovo Imperatore.

Nerone salì al trono e la sua strega visse come una vera signora del male, continuando la sua professione di assassina su commissione. Ormai era diventata l’ avvelenatrice ufficiale di corte. L’ ultimo dei suoi veleni lo preparò proprio per l’ uomo che gli aveva dato ricchezza e potere: Nerone, deposto dai pretoriani, pensava di finire la sua vita grazie a una delle pozioni di Locusta ma alla fine la strega non avvelenò il suo ‘padrone’ che scelse una morte più scenografica. Con la fine dell’ uomo per cui aveva lavorato tanto nell’ ombra arrivò, inevitabile ed efferata, anche la morte della strega.

Apuleio riportò una versione della sua morte secondo cui, dopo avere sfilato in catene per tutta Roma, la donna fu fatta stuprare da una giraffa ammaestrata e poi dilaniata nel circo dalle belve feroci. Di certo è che la fine di una delle anime nere della corte neroniana tolse di mezzo un’ arma micidiale che in una città corrotta e dilaniata dalle lotte di potere come la Roma del primo secolo, si sarebbe potuta rivelare ancora a lungo una mina vagante e una minaccia per i nemici del suo nuovo padrone.

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