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L’ITALIA DEL BOOM IN MOSTRA A PALAZZO BRASCHI

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italia del boom
L’Italia del boom in mostra. Fino al 3 febbraio 2019, al Museo di Roma-Palazzo Braschi sarà possibile visitare la mostra  Il sorpasso. Quando l’Italia si mise a correre. (1946-1961)

Proprio come nella pellicola “Il sorpasso” (1962) di Dino Risi, l’Italia del boom accelera e guadagna posizioni, a tratti con aggressività e volgarità, ma comunque riuscendo nell’impresa di superare se stessa, nonostante contrasti e differenze rimaste irrisolte.

LA MOSTRA

La mostra ritrae il volto collettivo di un Paese che la guerra aveva messo materialmente e moralmente in ginocchio e che, in soli quindici anni, visse un tumultuoso sviluppo economico e sociale e una profonda trasformazione antropologica, varcando per sempre la soglia della modernità.

Il percorso offre più di 160 scatti d’epoca, video-installazioni e documentari realizzati con filmati dell’archivio storico Luce e indaga, attraverso immagini di vita quotidiana e persone comuni, il complicato tema della rinascita italiana negli anni del secondo dopoguerra.

La mostra Il sorpasso, articolata in dieci sezioni, mette a confronto immagini d’epoca evocative della vita politica e privata degli italiani, le lotte del lavoro e le rivoluzioni del costume, la costruzione delle autostrade e quella dell’immaginario di cinema e TV, il cambiamento del paesaggio, delle forme, del volto di un paese come non era accaduto per secoli.italia del boom

L’ITALIA DEL BOOM

Nella Prima sezione Rinascere troviamo alcuni scatti del dopoguerra in cui l’Italia è distrutta ma, accanto ad una fortissima tensione politica, emerge anche il desiderio comune di ricostruire, non solo le strade e le case abbattute, ma anche l’onore del paese, attraverso nuovi ideali ed un immaginario collettivo diverso.

La seconda sezione, Unirsi, fa luce sulle comuni passioni degli italiani che, nonostante i tanti contrasti, sono accumunati dalla passione per il ciclismo di Coppi e Bartali ma anche dalla solidarietà scaturita da eventi luttuosi, come l’alluvione del Polesine (1951), la tragedia mineraria di Marcinelle o l’affondamento a largo delle coste americane della nave Andrea Doria.

E’ anche il periodo in cui la televisione entrò nelle case di pochi privilegiati e della XVII Olimpiade di Roma del 1960 che vide trionfare Livio Berruti sui 200 piani.

La terza sezione, Dividersi, testimonia i cruenti scontri nelle piazze e nelle fabbriche, delle divisioni politiche, dell’attentato a Togliatti che provocò scioperi e manifestazioni anche armate. A questo si aggiungono le tensioni tra tifoserie avversarie allo stadio ma anche nei festival canori tra melodici e urlatori.

La quarta sezione, Comizi d’amore, racconta invece l’amore nell’Italia del boom, nelle declinazioni dei nuovi rapporti uomo-donna.

In un immaginario cinematografico che promuove le “maggiorate” e la politica che abolisce le case chiuse, sotto la superficie di una morale sessuale ancora rigida, si agitano desideri di trasgressione o l’esigenza di una maggiore libertà e di un maggior rispetto della dignità delle donne. La televisione è afflitta da un certo puritanesimo ma dal 1961 sul piccolo schermo irrompono le gemelle Kessler che con i loro balli cambieranno per sempre lo spettacolo del varietà.

E’ anche il periodo degli scandali sessuali come strumento politico, della Roma della “Dolce Vita”. dei balli nei salotti delle case nobiliari e nei locali notturni e della “Hollywood sul Tevere” che richiamava star internazionali, protagoniste di spogliarelli malandrini ma anche di liti e scontri con i fotografi in agguato.

La quinta sezione, Italia mia, mette a fuoco i rapidi cambiamenti degli anni ’50 che si sovrappongono ad un paese per molti aspetti ancora arcaico, con differenze profonde tra nord e sud e tra città e campagna.

Le sesta sezione, Noi credevamo, fa vedere come la grande energia che anima l’Italia di quegli anni sia anche connessa a fedi granitiche: c’è chi crede nel futuro, chi in Dio e nella Chiesa, chi nella politica.

La settima sezione, Colpiti da improvviso benessere, ritrae quel benessere non ancora diffuso ma ampiamente preannunciato dalla televisione che, insieme a frigorifero ed automobile, rappresentano un viatico per l’ingresso nella modernità.

Dall’America sbarcano in Italia il juke-box, il flipper, i go kart, i 45 giri e il mangiadischi. Le vacanze e i viaggi in automobile sono riti nuovi agli italiani che li praticano con zelo e inesperienza. Uno stile di vita ben più rumoroso ed esibito, rispetto a quello tradizionale delle classi elevate e colte ma che detiene una vitalità prorompente, seppur effimera o volgare.

LUCI E OMBRE DELL’ ITALIA DEL BOOM

L’ottava sezione, Le magnifiche sorti e progressive, sottolinea come l’Italia della cultura e dell’arte vive di contraddizioni oscillando tra nobili tradizioni, grandi slanci, iniziative culturali d’avanguardia e la convinzione che la cultura fosse un appannaggio e un segno distintivo delle classi medie rispetto ad un popolo ignorante condannato a restare tale, che nel 1951 contava il 12,9% di analfabeti.

L’Italia non sembra investire sulla cultura come agente di trasformazione, compito affidato con qualche sbrigativa semplificazione a televisione e industria. Si dovrà attendere il 1962 per avere una scuola media unica per tutti e l’obbligo scolastico a 14 anni.

Nella nona sezione, Le mani sulla città, testimonia gli anni della speculazione in cui l’Italia inizia a cambiare aspetto e a mostrare pericolosamente quel volto congestionato che oggi è noto a tutti.

La parola d’ordine è costruire nuovi quartieri e strade ad un ritmo sfrenato senza alcuna attenzione al paesaggio urbanistico né alle condizioni di sicurezza nei cantieri.

Nell’ultima sezione, Il sorpasso, confluisce tutta la vitalità di questo quindicennio, che ha condotto l’Italia a superare i suoi antichi limiti e a guadagnare di conseguenza posizioni rispetto agli altri paesi europei.

L’Italia è ora una potenza industriale medio-grande che esporta i suoi prodotti in tutto il globo. Nel 1957, con i Trattati Di Roma, sarà proprio il nostro Bel Paese la sede di fondazione della Comunità europea.

Una crescita quindi esponenziale che si accompagna ad un senso di rivalsa che ancora oggi rimane nel carattere degli italiani: non più “brava gente” abile nell’arte di arrangiarsi ma un popolo che ancora oggi conserva il gusto della qualità, del design e dell’originalità.

Tra le firme note della fotografia contemporanea presenti in mostra: Gianni Berengo Gardin, Ugo Roiter, Cecilia Mangini, Federico Patellani, Caio Mario Garrubba, Pepi Merisio, Wanda Wultz, Tazio Secchiaroli, Ferruccio Leiss, Romano Cagnoni, Walter Mori, Bruno Munari, Italo Insolera, e tra gli stranieri Willian Klein, Alfred Eisenstaedt, Gordon Parks.

INFO

Dove: Museo di Roma – Palazzo Braschi, piazza Navona
Quando: dal 12 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019
Orari: martedì/domenica 10:00- 19:00. Lunedì chiuso.
Costo d’ingresso: Intero 7 € – Ridotto 5 €

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