lina wertmuller vita

Nessuna prima di lei ce l’aveva fatta. Nessuna prima del suo talento, della sua ambizione, della sua tenacia, del suo modo unico di raccontare storie e mescolare i toni aveva convinto l’Academy a darle una possibilità.

Era il 1977 e Lina Wertmuller fu la prima donna candidata alla regia nella storia della statuetta più prestigiosa e mbita per i cineasti di tutto il mondo. solo (molto) dopo di lei arrivarono le Katherine Bigelow e le Jane Champion e le Chloe Zaho. Solo quando i tempi erano ormai cambiati e sedersi dietro una macchina da presa per dirigere la grande impresa che si compie su un set non era più considerato ‘troppo’ per una donna.

La prima donna regista all’Oscar

E se i tempi erano cambiati, era stato anche grazie a lei. Lina Wertmuller fu una delle prime a cimentarsi nel mestiere più carico di responsabilità nella grande macchina del cinema.

L’aveva fatto armata di talento e creatività e di un linguaggio che divenne subito riconoscibile.

Oggi che ci lascia, a 93 anni, sappiamo riconoscere i suoi film non solo per i titoli ma anche per l’approccio alle storie, ruvido, sarcastico, con quel gusto del sopra le righe che scoperchia le ipocrisie della forzata correttezza.

Nel 1977 a stringere in mano la statuetta non ci arrivò, sebbene il suo Pasqualino Settebellezze le permise di stare lì, in gara, nella cinquina dei ‘migliori’. Un torto riparato nel 2020 quando la regista ricevette l’Oscar alla usa incredibile carriera.

Lina Wertmuller, una lunga vita per il cinema

Una carriera lunga e luminosa, iniziata da giovanissima come regista teatrale per poi passare anche al teatro e alla telvisione.

Al cinema ci arriva come segretaria di edizione. E’ aiuto regista di Fellini sul set de La dolce vita. Il primo film di cui firma la direzione è I Basilischi del 1963, ma è negli anni ’70 che Lina Wertmuller concepisce e realizza i suoi capolavori.

Da Mimì metallurgico a Film d’amore e d’anarchia fino a Pasqualino Settebellezze che la porta alla nomination.

Tutti titoli in cui sfrutta al massimo il talento del suo attore icona Giancarlo Giannini.

Una pionera, oltre che un’artista, capace di farsi strada in un ruolo che in Italia era pressochè inedito per le donne. E’ stato difficile?

Lina Wertmuller ha sempre dichiarato di no, che quel che conta non è l’essere uomo o donna, quel che conta è il talento. E il suo è stato più forte del pregiudizio, talmente potente da sfondare un tetto di cristallo per tante altre che sono venute dopo di lei, anche grazie a lei.

Il saluto di Roma

Romana, molto legata alla sua città, la capitale darà il suo ultimo saluto a Lina Wertmuller domani, venerdì 10 dicembre, quando sarà allestita la camera ardente in Campidoglio dalle 10 alle 20.

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