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Lilli Gruber presenta il suo ultimo libro: “Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone“, e si scaglia contro il neomaschilismo

Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone”. Un titolo forte, quasi come un grido, quello scelto da Lilli Gruber per il suo nuovo libro, edito da Solferino e presentato alla Galleria Alberto Sordi di Roma, che rimarca in maniera forte e decisa, come i tratti caratteriali che la contraddistinguono, il potere delle donne spesso sottovalutato.
In un epoca dominata da un imperante e dilagante maschilismo, quello che la giornalista vuole lanciare ai suoi lettori e alle nuove generazioni è un messaggio sociale importante:

“Cambiare il mondo si può e per farlo non serve soltanto l’ambizione, ma anche l’autorevolezza, il coraggio di rischiare e lo studio continuo”.

Attraverso dati e ricerche, Basta! si trasforma in un manifesto politico che in modo attento, lucido e talvolta con toni sferzanti, analizz analiticamente la questione della discriminazione femminile ergendola a battaglia per i diritti di cui tutti, nessuno escluso, devono farsi carico, come ha sottolineato la Gruber:

“È ora di dire basta ai maschilismi! Nel libro ho riportato molti dati che
attestano un fatto inquietante, ossia quanto siano sempre più elevati quelli che riguardano la discriminazione delle donne. È intollerabile e non si tratta più soltanto di una battaglia femminista, ma dobbiamo andare oltre. Deve diventare una battaglia di giustizia, legata ai diritti. Un mondo di uomini per uomini non può e non deve più esistere e funzionare. Le cose devono cambiare”.


Si è parlato di ‘quote rosa’ e di ‘potere delle donne’ e oggi sono sempre di più quelle che, contando solo sulle proprie forze, si sono conquistate posti di rilievo al potere e hanno ricoperto ruoli ed incarichi importanti. Giornalista da oltre trent’anni, diventa la portavoce perfetta di questa battaglia tutta al femminile.
Partendo dalla sua storia, iniziata nel 1986 alla conduzione del TG2 in Rai e proseguita sul campo come inviata in zone di guerra, al testo autobiografico accosta un vero e proprio reportage con le storie e le battaglie compiute da altre donne che, come lei, hanno trasformato il potere femminile in una sfida da vincere e ci sono riuscite. Un libro quindi, di e per le donne, in cui la giornalista delinea
per loro una precisa strategia da seguire:

“Puntare sulle competenze, farsi valere e studiare sempre, ma anche chiedere aiuto agli uomini perché è soltanto cambiando le regole insieme che si possono cambiare le cose”.


A chi invece l’ha accusata, a poche ore dall’uscita del libro, di aver dato vita ad una vera e propria battaglia femminista e di aver aizzato una guerra contro gli uomini ha risposto:

“Non si tratta di un attacco contro di loro. Molto spesso noi donne ci sentiamo dire che esprimiamo un’opinione quando cominciamo a raccontare qualche fatto. Non è affatto così ed è proprio per questa ragione che nel libro troverete tanti fatti e racconti di altre donne, perché è fondamentale far passare l’idea che non si tratta più di opinioni e che le cose devono cambiare. A dircelo sono proprio i numeri. Sono infatti 1/3 le donne ministro, 1/3 le parlamentari donne e via dicendo. Tutto ciò dimostra quanto sia alto il livello di discriminazione femminile”.


Alla luce degli ultimi fatti di cronaca e politici, che vedono le donne tra le prime vittime di neomaschilismo, diventa necessaria un’azione congiunta da mettere in atto insieme agli uomini, come ha sottolineato la giornalista:

“Sono sempre state le donne le prime vittime di quella che io ho ribattezzato internazionale del negazionismo della discriminazione femminile. Lo abbiamo visto con la Ministra Bellanova, che è stata oggetto di feroci ed indegne critiche, così come con l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini. Quando un politico in occasione di un comizio su un palco dice che al posto della Presidente c’è una bambola di plastica io lo trovo di una violenza intollerabile, così come quando si apostrofa una giovane donna, Carola Rackete, una zecca. Questo linguaggio così violento, così maschilista porta ad un imbarbarimento della convivenza civile e del
paese. Il mio apello quindi è rivolto non soltanto alle donne, ma anche agli uomini che credono che il mondo possa cambiare e si può, ma bisogna farlo insieme”.


Una denuncia da alcuni etichettata come violenta e dai contorni misandrici, arrivata non casualmente- come ha specificato la Gurber- in quanto ispirata ai recenti fatti politici verificatisi in un’era di sovranismi dominata da un linguaggio sempre più violento e misogino che non può più essere tollerato:

“Nell’era dei populismi vedo ovunque, dall’America alla Russia, dalla Turchia all’Italia un montante neo-maschilismo e penso che questo dovrebbe preoccuparci molto perché significa che abbiamo fatto un passo indietro. La battaglia per la parità non dovrebbe avere colori politici anz, è una questione di giustizia. Quando avevo 30 anni non ero favorevole alle cosiddette ‘quote rosa’ perché come tante giovani donne di allora pensavo ‘Se sono brava mi verrà riconosciuto il merito’. Sbagliatissimo, soprattutto in un Paese come l’Italia, poi ho capito quanto fossero fondamentali i meccanismi o le piccole forzature, se così vogliamo chiamarle, che aiutano a ristabilire l’equilibrio. Nel 2000, ad esempio, l’U.E. aveva raccomandato al Parlamento italiano di varare una legge che obbligava le società quotate in borsa ad avere nel loro Consiglio di Amministarzione almeno il 30% di donne. Nel giro di 8 anni siamo arrivati al 32%. Bisogna lavorare ancora tanto, questo è certo, ma è un buon punto di partenza”.

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