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Quali sono i due nomi a cui pensate quando pensate alla straordinaria stagione del Rinascimento italiano? Certo, di nomi importanti, che hanno fatto la storia dell’arte e della cultura, ne vengono in mente diversi. Ma tra tutti, i due personaggi che più incarnano con la loro genialità, il loro talento e le loro intuizioni il Rinascimento, sono di certo Leonardo e Michelangelo.

Due geni, nati nello scarto di una generazione, che  si sono incontrati, conosciuti, ammirati e sì, anche un po’ odiati.

Perché si sa, chi è bravo in genere sa riconoscere prima e meglio degli altri la bravura altrui. E la cosa, quando scatta una sana rivalità, non può che fungere da sprone a menti brillanti. Se poi le menti sono addirittura geniali, come nel caso di Leonardo e Michelangelo, allora guardare uno al lavoro dell’altro non può che rivelarsi un evento fruttuoso per l’intera storia dell’umanità.

Ma che tipo di rapporto è stato quello tra Leonardo e Michelangelo?

Innanzitutto bisogna considerare le differenze tra queste due grandezze.

La prima è una diversità anagrafica.  I due si passano più di vent’anni di differenza, che per la lunghezza media della vita dell’epoca, è una vita.

Poi c’erano le notevoli differenze caratteriali che separavano Leonardo e Michelangelo: pacato, introverso e riflessivo il genio da Vinci,  più inquieto e sanguigno Michelangelo.

Anche dal punto di vista artistico avevano visioni molto diverse. Leonardo sottolineava la lontananza dal giovane rivale nel suo Trattato sulla pittura. In un brano di questo infatti, si scaglia contro “gli eccessi anatomici e la retorica muscolare”. E anche se il riferimento non è esplicitato, né i contemporanei né i posteri possono fare a meno, leggendo queste parole, di pensare ai dettagli anatomici che sono la grandezza dell’opera michelangiolesca.

Forse, l’episodio più famoso che chiarisce la rivalità tra Leonardo e Michelangelo, è quello relativo alla sistemazione del David.

Nel luglio del 1501 al giovane Michelangelo venne affidato il compito di tirare fuori, da un enorme blocco di marmo di Carrara, qualcosa che rimanesse nell’eternità. A 26 anni, il Buonarroti tornava a Firenze come una ‘star’, dopo aver creato la magnifica Pietà a Roma.

In pochi però potevano immaginare quale meraviglia quel giovane artista talentuoso e turbolento avrebbe realizzato su quella pietra. Quando il David fu completato, lasciò ammirati e meravigliati tutti. Quattro metri di pura bellezza che in quel momento bisognava decidere in quale punto fortunato della città collocare.

Nella commissione di esperti chiamata a scegliere la destinazione finale del capolavoro di Michelangelo, c’erano alcuni dei più grandi artisti del Rinascimento italiano: da Sandro Botticelli a Filippino Lippi. Non poteva certo mancare il più autorevole e più grande di tutti: Leonardo.

Il genio da Vinci consigliò che quella meraviglia fosse collocata nella Loggia della Signoria, magari all’interno di una nicchia. Insomma, più nascosta era meglio era. Anche se Leonardo giustificò la sua proposta con la necessità di proteggere il David dalle intemperie, a nessuno sfuggì che sotto quell’idea si poteva intravedere la rivalità che Leonardo provava per Michelangelo e il suo indiscusso talento.

Nonostante la rivalità, trattandosi di due geni, sappiamo per certo che Leonardo e Michelangelo erano affascinati uno dall’arte dell’altro.

Leonardo infatti rimase come tutti affascinato dal meraviglioso David e lo riprodusse in un suo disegno, mentre Michelangelo fu ossessionato dalla perfezione della Sant’Anna leonardesca.

Una competizione quindi, che non fece che stimolare i due talenti  rivali facendoli diventare sempre più grandi.

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