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LE DONNE ITALIANE NON FANNO PIU’ FIGLI: SORPRESA?

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Le donne italiane non fanno più figli. Sarebbe questa la notizia della giornata, secondo i titoli ‘crocifiggitori’, dovuti a una sintesi stantia, di qualche quotidiano. Il fatto: il nuovo rapporto Istat sulla natalità e fecondità della popolazione residente in Italia, ha rivelato dati che non sono né inaspettati, né in controtendenza con i precedenti, ma semplicemente il loro naturale sviluppo. In Italia, nel 2016, sono nati ancora meno bambini dei pochi che erano nati del 2008, circa centomila in meno. Il numero non dovrebbe sorprendere, considerando quello che (non) si è fatto in questi anni a sostegno della maternità, delle famiglie e delle necessità donne, che ovviamente rimangono le maggiori imputate del calo delle nascite.

Sicuramente l’asimmetria dei ruoli e la difficoltà di conciliare vita lavorativa e vita famigliare, difficoltà che in questo Paese viene ancora considerata solo una questione che riguarda le donne, hanno contribuito a rafforzare la tendenza, ma leggendo i numeri non si può ignorare che sono in qualche modo ‘scontati’.

La prima causa per cui, il numero dei nati italiani continua a diminuire infatti, è strettamente demografica:sono (e saranno) sempre meno le donne in età fertile delle nuove generazioni. A questo, ovviamente, vanno aggiunti i gravi problemi di ‘sistema’, quelli su cui si potrebbe intervenire con politiche mirate e che sono sempre gli stessi: innanzitutto la precarietà ormai strutturale delle vite delle generazioni più giovani che sguazzano in un limbo in cui non si lavora, o si lavora poco, non si esce da casa fino a età avanzata, non ci si possono permettere responsabilità come quelle di mettere su famiglia.

Per le donne la situazione è ancora più gravosa, visto che lavorano meno degli uomini e sono peggio pagate, e al momento di diventare madri il sistema, invece di sostenerle, spesso le lascia in un angolo: nel migliore dei casi a fare da equilibriste solitarie, schiacciate da un carico di responsabilità e fatica che ricade ancora, per questioni culturali, quasi esclusivamente sulle loro spalle e, nel peggiore, ci dicono le statistiche, ne decreta l’ uscita, sempre più spesso definitiva, dal mercato del lavoro(mai sentito parlare della pratica delle dimissioni in bianco?).

E poi certo, c’è l’ evoluzione dei tempi, che per fortuna fa sì che ad oggi, il matrimonio e la procreazione, non siano più le uniche strade attraverso cui una donna può realizzare sé stessa. Ma lo stereotipo delle giovani donne più egoiste e disinteressate alla maternità delle madri, naufraga a guardare gli stessi dati di stamattina, che raccontano di italiane che, almeno un figlio vorrebbero farlo ma poi, per le tante ragioni già elencate, non ce la fanno.

E hai voglia a proclamare “Fertility Day” e a dire “Sbrigatevi i figli si fanno da giovani”, perché i figli, una volta fatti, poi vanno nutriti e cresciuti.

E se proprio non si riescono a varare, a parte i soliti proclami, politiche di sistema in sostegno alla maternità, era stato accolto con un certo interesse il riconoscimento di qualche spiccio in più che potesse aiutare a far quadrare in conti nelle case in cui arriva un neonato. Parliamo del bonus bebè. (Di cui vi avevamo spiegato tutto qua)

Proprio ieri, mentre gli ‘sconvolgenti’ dati ISTAT venivano pubblicati, si metteva nero su bianco, il cambiamento di questa che è già di per sé una troppo piccola, insufficiente misura. La buona notizia è che, secondo quanto proposto in manovra, il bonus bebè diventa una misura strutturale, cioè non finisce con il 2017, ma viene prevista anche per gli anni successivi. L’ attuale bonus bebè prevede un assegno di circa 960 euro l’anno (80 al mese) per tre anni, per ogni nuovo nato. La novità è che, dal 2019, il bonus bebè viene confermato, ma dimezzato alla somma risibile di 40 euro al mese, erogata solo per il primo anno di vita del figlio.

Ecco, una delle misure sbandierate a sostegno della maternità, una misura già di per sé niente affatto risolutiva, perché non di lungo respiro ma ispirata solo alla contingenza e alle esigenze della perenne campagna elettorale di cui l’ Italia è ostaggio, viene resa ancora più inutile nel giorno in cui i numeri, ancora una volta, strillano: “Le donne Italiane non fanno più figli”.

Oltre a ciò, ci sarebbe anche da dire che i figli, che si sappia, si fanno ancora in due. E non si può sempre e solo parlare del fatto che ‘le donne non fanno figli’, ma forse l’ analisi dovrebbe aprirsi anche ad altri fattori. A quando qualche dato sulla disponibilità degli uomini italiani alla paternità e sulla loro fecondità?

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