Home Cultura e Spettacolo “LE DIFETTOSE”: L’ ARMA DELL’ IRONIA NEI PERCORSI DIFFICILI VERSO LA MATERNITA’

“LE DIFETTOSE”: L’ ARMA DELL’ IRONIA NEI PERCORSI DIFFICILI VERSO LA MATERNITA’

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I tempi sono cambiati. I costumi sono cambiati. La società ci ha portate a cambiare. A vent’anni usciamo dal liceo piene di sogni e con l’incoscienza di volerli realizzare. A venticinque, se tutto va bene, ci siamo laureate, un piccolo sogno magari l’abbiamo realizzato, ma dobbiamo ancora affrontare il precario mondo del lavoro. Fra una cosa e l’altra, un part time, un contratto di collaborazione, o il posto fisso (magari) ci ritroviamo a passare la trentina, sempre con la valigia traboccante di sogni quando si sveglia in noi, forte e prepotente, la voglia di maternità.

Siamo la generazione del precariato. Professione precaria. Stipendio precario. Famiglie precarie. Con queste premesse, come si fa ad avere un figlio? I tempi sono cambiati, i costumi sono cambiati, ma la natura non si arresta. Beata freschezza e incoscienza dei vent’anni, quando avere un figlio sarebbe stato facile e veloce.

Per una donna che ha passato la trentina, avere un figlio, può diventare la ricerca disperata dell’ultimo grande sogno della vita. La completezza.

Spesso, per le coppie, inizia un travaglio di prove e tentativi stressanti. Iniziano controlli e domande: dov’era lo spazio per quel figlio, per quella famiglia, per l’altra parte della vita? Ora è tardi e, forse, quello spazio rischia di rimanere vuoto.

Un argomento più che mai attuale, affrontato con freschezza ed ironia da Eleonora Mazzoni autrice del libro “Le difettose”, da cui è tratto l’omonimo spettacolo teatrale con protagonista Emanuela Grimalda.

Proprio in occasione di una delle repliche romane dello spettacolo (Casa delle donne, venerdì 23 giugno 2017) abbiamo incontrato l’autrice, Eleonora Mazzoni.

Com’è nata l’idea di raccontare questa storia prima con un libro e poi con uno spettacolo teatrale?

Tutto parte da un’esperienza personale. Facevo l’attrice lavoravo tantissimo però, allo stesso tempo cercavo un figlio col mio compagno. Abbiamo fatto vari tentativi, ma questo figlio tardava ad arrivare.

Ho deciso, allora, di prendermi un anno sabbatico. Mi vergognavo di essere “difettosa”. Non avevo detto niente a nessuno, soprattutto sul lavoro, semplicemente rifiutavo tutti i contratti che mi proponevano. Così, mi sono messa a scrivere la storia di una donna che cerca un figlio, Carla.

Quanto c’è di Carla in te?

Bhe, Carla è il mio alter ego. Il romanzo inizia con la protagonista che è già al secondo tentativo di fecondazione assistita; tempo prima era rimasta incinta e aveva perso il bambino.

E degli altri personaggi che mi dici?

Moltissime donne e quindi moltissime storie le ho scoperte in ospedale. Nelle sale d’attesa per ammazzare il tempo ognuna raccontava la propria esperienza, inoltre, durante il mio anno sabbatico mi sono iscritta a diversi forum di donne “difettose” come me. Li, ho appreso tantissime altre realtà, tramite il contatto virtuale, ognuna aveva la possibilità di raccontare, scambiarsi informazioni, confrontarsi.

Come mai hai scelto l’ironia come cifra stilistica per una storia così drammatica?

Mi sembrava che fosse la mia cifra. Però ci sono arrivata piano piano. Affrontare un momento difficile mantenendo il sorriso. Non fare, quindi,facile ironia, ma raccontare gli eccessi, cosa può fare una donna quando si mette in testa una cosa insindacabile come avere un figlio. Un desiderio che può diventare ossessione.

 

Quali sono le differenze sostanziali fra il libro e lo spettacolo teatrale?

“Le difettose” ha avuto un enorme successo sia a livello nazionale che internazionale. Quasi contemporaneamente tre attrici mi hanno contatta proponendomi di farne uno spettacolo teatrale. Alla fine, ho scelto Emanuela Grimalda che porta benissimo sulle spalle, e con la giusta ironia, tutti i personaggi.

È vero che presto vedremo “Le difettose” in tv?

Diciamo che al momento sono stati opzionati i diritti cinematografici per una serie tv. Incrociamo le dita.

Oggi, dopo mille fatiche, che mamma sei?

Sono una mamma attenta. Tante volte perdo la pazienza, è normale. Ma prima di arrabbiarmi sul serio ci penso dieci volte perché penso a tutto quello che ho dovuto passare per mettere al mondo i miei figli. Quindi, cerco di stupirmi tutti i giorni di loro. Potevano non esserci e invece ci sono. E di questo sono consapevole e grata.

 

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