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Maria Montessori, la scienziata dei bambini

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Il 6 maggio del 1952 moriva Maria Montessori, finendo una vita straordinaria, all’insegna della scienza e della conoscenza. Per la nostra serie ‘Le Antenate’ qui vi raccontiamo la sua storia.

“La sua vita era il suo lavoro” così Renilde Montessori, quartogenita di Mario, figlio di Maria Montessori, definisce la nonna in un’intervista al pedagogista italiano Daniele Novara.

Donna di scienze, biologa, laureata in medicina, antropologa e specializzata in campi come la matematica e la filosofia (scusate se è poco!). Tutto questo e molto di più era Maria Montessori.

Oggi è scontato pensare al bambino come essere individuale, completo e capace di disposizioni morali, riteniamo logico e necessario arredare le scuole ( banchi, sedie ecc.) a misura dei giovani scolari. Ma questo rispetto per i bambini, ormai acquisito nella nostra società, lo dobbiamo all’innovazione pedagogica della Montessori, alle sue osservazioni scientifiche sui bambini e al rifiuto di ritenerli solo un contenitore vuoto nel quale inserire nozioni (come li definiva la pedagogia italiana di inizio ‘900).

Una vita, la sua, all’insegna dello studio e della ricerca mirata alla conoscenza e alla divulgazione, non alla gloria personale. Anche se Maria Montessori non nasce a Roma, bensì a Chiaravalle, nelle Marche, nel 1870, è nella capitale del Regno d’Italia che vive e si forma culturalmente e scientificamente. Nel mondo tutto al maschile degli inizi del secolo scorso, dovette ricorrere all’intercessione di Papa Leone XIII per essere ammessa alla facoltà di medicina. Oggi sembra impossibile pensare che una donna debba lottare per intraprendere il percorso di studi che desidera, ma nella Roma – Italia monarchica la presa cattolica sull’opinione pubblica era molto pressante: la donna aveva un ruolo nella società e a quello doveva attenersi. Proprio nel suo paese Maria Montessori ebbe molti detrattori: i cattolici, appunto, poiché lei si sottraeva ai tradizionali legami famigliari; i pedagogisti italiani la criticavano perché contrapponeva alla loro “pedagogia come arte” la sua “pedagogia come scienza”; Mussolini voleva fare di Maria la bandiera del fascismo, ma si rese presto conto che sfuggiva al suo controllo e iniziò a ritenerla una “rompi scatole”. Non stupisce certo la sua incompatibilità con il regime fascista: lei era una donna che lavorava per e credeva fermamente nella pace (candidata quattro volte al Nobel per la pace senza mai vincerlo), riteneva l’educazione “uno strumento per formare la pace” e non poteva scendere a patti con il totalitarismo mussoliniano. I suoi studi la portarono alla conclusione che solo partendo dal rispetto del giovane alunno e dalla libertà può essere favorita la creatività, e  solo da un’educazione simile scaturisce la disciplina. Il suo Metodo venne messo in atto concretamente per la prima volta nella Casa dei Bambini nel quartiere popolare di San Lorenzo a Roma nel 1907. Presto i risultati delle sue ricerche si diffusero in  tutto il mondo e molte Case vennero aperte ovunque. Maria Montessori è una cittadina del mondo, viaggia molto e incontra personaggi innovatori e carismatici come Gandhi, Marconi e Sigmund Freud. Durante la seconda guerra mondiale si trova in India con il figlio, in questo Paese viene accolta come la Grande Maestra, e diventa la sua patria elettiva dove vive un periodo di studi e risultati molto fecondo. L’incontro e lo scambio con una religione e spiritualità diversa da quella cattolica la porta alla conclusione che l’educazione deve essere di carattere “cosmico”: poiché ogni bambino partecipa all’armonia universale e alla conservazione della vita in un rapporto di interdipendenza con gli altri esseri viventi. L’ambiente educativo, quindi, non si limita più all’ambito scolastico, sociale o famigliare  ma si allarga a tutto l’universo in una realtà in cui storia, geografia, scienza si fondono. La conoscenza nasce proprio dalla capacità individuale di cogliere questi nessi. Questi concetti sono difficili da comprendere anche per noi che abbiamo attraversato l’era della new age, siamo venuti in contatto, grazie ai media, con le più varie realtà spirituali e religiose. Immaginate, dunque, il dissenso e lo scalpore suscitato all’epoca, soprattutto in un Paese ermeticamente chiuso a livello religioso, come era l’Italia.

Se nell’ambito degli studi e della professione di Maria Montessori si può tracciare un percorso chiaro e documentato, a livello personale ci sono molte lacune. Sappiamo che veniva da una famiglia piccolo borghese e che la madre Renilde era una donna istruita che riuscì a gestire le velleitá scientifiche della figlia. Dopo essere stata la prima donna a laurearsi in medicina nel 1896, dopo l’unità d’Italia entra come assistente nella clinica psichiatrica dell’ Università di Roma dove si innamora del suo collega Giuseppe Ferruccio Montesano.  All’inizio della sua carriera emanava un’immagine di sé molto fiera e sensuale. Il frutto dell’amore con il collega fu un figlio, Mario. E qui la vicenda della donna Montessori si fa ingarbugliata, cambia anche il suo modo di porsi al mondo: sempre vestita di nero e con il volto mesto. Lei, proprio la Maria Montessori che tanto si dedica ai bambini, alla loro crescita e al rispetto che l’adulto deve averne, non riconosce il figlio. Non è documentata la motivazione, tante sono le supposizioni: dall’inconciliabilità del ruolo di madre con quello di studiosa, alle convenzioni sociali: poiché Montesano non aveva intenzione di sposarla sarebbe stato inconveniente rimanere una ragazza-madre (ma  appare poco credibile che lei, innovatrice controcorrente, abbia piegato  la sua volontà ad una consuetudine irragionevole). L’altra ipotesi è legata  all’influenza della madre che non voleva che Maria fosse ostacolata nella sua carriera dalla crescita di un figlio oppure, non ritenendolo legittimo, reputava essere disdicevole riconoscerlo. Ad avvalorare questa tesi sta il fatto che solo dopo la morte della madre Maria prese con sé Mario, ormai quindicenne. Il rapporto tra i due sarà di grande affetto e stretta collaborazione. Solo nel suo testamento la Montessori parlerà di Mario come di suo figlio naturale.

Maria Montessori è stata una grande rivoluzionaria. Il lascito di questa grande donna è inestimabile e preziosissimo. I suoi lavori e i suoi studi hanno arricchito l’intera umanità favorendo una maggiore sensibilità, tutta rivolta al mondo dell’infanzia.

 Francesca Guglielmi

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